martedì, 20 novembre, 2018
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L'ODIN TEATRET TORNA IN ITALIA CON "L'ALBERO", regia EUGENIO BARBA - BERGAMO dal 5 all'11 NOVEMBRE

Odin Teatret in "L'albero", regia Eugenio Barba. Foto Rina Skeel Odin Teatret in "L'albero", regia Eugenio Barba. Foto Rina Skeel

Odin Teatret
L'albero
Regia: Eugenio Barba
5-7-8-9 novembre 2018 ore 21.00

6 novembre 2018 ore 15.00

Chiesa di San Bartolomeo di Albino (BG)

Seminario
Riflessioni teorico pratiche sulla drammaturgia dell'attore

6 - 11 novembre 2018

Convento della Ripa di Albino (BG)

Il progetto è organizzato dall'associazione culturale Diaforà e da Odin Teatret, in collaborazione con Àrhat Teatro e il TTB Teatro Tascabile di Bergamo e con la partecipazione di DeSidera. e con il sostegno, tra gli altri, delle cooperative sociali Onlus La Fenice e Diagramma.

L'Odin Teatret torna in Italia con "L'Albero". Già visto e recensito da noi nell'ottobre dell'anno scorso a Lecce, ai Cantieri Teatrali Koreja, per la prima italiana. Duole dire che lo spettacolo non ha ancora trovato una degna circuitazione nel nostro paese, come meriterebbe il lavoro di un gruppo blasonato come l'Odin, tanto più che questa è una creazione che può sorprendere anche chi conosce da vicino il lavoro del gruppo danese. Non ci si spiega il motivo di questa assenza dai circuiti teatrali nazionali di un gruppo che ha fatto la storia del teatro mondiale del secondo Novecento e che è presente nei teatri e nei festival di mezzo mondo. Gli spettacoli dell'Odin modellano lo spazio secondo una modalità scenica, quella dello spettacolo-fiume, dove gli spettatori sono seduti su due gradinate che si fronteggiano, tra le quali è delimitata la scena attraverso cui lo spettacolo scorre, appunto come un fiume, stimolando sensorialmente più del normale il pubblico e costringendolo a un sovrappiù di lavoro di selezione e di interpretazione. Certo, questo comporta la presenza di un numero limitato di spettatori, ma stiamo parlando di un teatro d'arte; chi se non le grandi istituzioni teatrali dovrebbero per vocazione intrinseca ospitare produzioni come queste? Tra l'altro, proprio perché in Italia si parla ormai da qualche tempo di "teatro dello spettatore", non si può non sottolineare con forza che il gruppo danese è stato tra i primi al mondo a porsi il problema della relazione attore-spettatore in termini di scrittura scenica e di riflessione antropologica e teatrologica, ribaltando vecchie concezioni e lavorando per attivare lo spettatore a teatro. Invece siamo al paradosso per cui lo sforzo di ospitare il prestigioso ensemble è sostenuto – con meriti culturali che soli basterebbero a porre gli organizzatori sul podio di un immaginario premio per la resistenza contro una certa omologazione – da una rete di realtà teatrali e culturali della bergamasca, alcune delle quali storicamente vicine all'Odin. Parliamo del Teatro Tascabile di Bergamo, di Arhat Teatro e di Diaforà-Centro Studi e Ricerche sulla Differenza. Il TTB è stato uno dei gruppi che ha promosso, tra i primi in Italia, la ricezione dell'Odin da noi negli anni '70, ma il cui merito è anzitutto artistico, avendo praticato e teorizzato, insieme al suo regista e fondatore Renzo Vescovi, un teatro di ricerca sull'attore, progettato anche fuori dall'edificio teatrale, negli spazi aperti, coltivando al contempo un tecnica attoriale che si nutriva della grande sapienza scenica dell'India e riuscendo a dare forma e sostanza nostrana alla figura dell'attore- danzatore eurasiano. Il secondo è un gruppo proveniente da quella stessa matrice, che si è stabilizzato da tempo in un'attività di ricerca sull'attore e di radicamento territoriale; la terza è un'associazione-centro studi che si occupa, come riporta il sito: di "promuovere e organizzare attività di ricerca e formazione sulla differenza indicando gli indirizzi di ricerca, affidando borse di studio ai giovani ricercatori, organizzando e promuovendo conferenze, convegni, seminari di formazione, laboratori artistici". Diaforà ha sede in uno straordinario complesso conventuale del XV secolo a Desenzano di Albino. Anche la sede del TTB sta in un altrettanto straordinario complesso conventuale della stessa epoca: il monastero del Carmine a Bergamo Alta.
Sia il TTB che Diaforà fra l'altro dovrebbero venir indicati come benemeriti, oltre che per le attività svolte, anche per i progetti di ristrutturazione e riqualificazione delle rispettive sedi. Nel caso di Diaforà ciò è già avvenuto con successo, mentre è recentissima la notizia che il TTB ha siglato con il comune di Bergamo "il primo accordo in Italia di Partenariato speciale pubblico-privato, approvato all'unanimità dal Consiglio comunale e finalizzato al recupero e alla valorizzazione in chiave culturale dell'ex monastero del Carmine, sede del TTB dal 1996". Così il teatro partecipa della riqualificazione urbana di beni monumentali e architettonici che hanno perso la loro funzione originaria, contribuendo a trasformarli in luoghi in cui poter proporre esperienze, incontri con maestri, ricerche, studi in grado di ricreare un tessuto relazionale e di mettere in moto processi di crescita culturale, individuale e di gruppo. L'Odin raramente si muove solo con gli spettacoli, porta sempre con sé varie attività che testimoniano una sapienza e che trasmettono una cultura teatrale sopraffina, che il gruppo ha elaborato ininterrottamente nei suoi 54 anni di vita, riuscendo a creare addirittura una nuova disciplina scientifica: quell'Antropologia teatrale cristallizzata da Barba in numerosi e celebri libri e che ha trovato per almeno due decenni nell'International School of Theatre Anthropology (ISTA) un appuntamento periodico di approfondimento esperienziale per centinaia di attori, registi, studiosi, studenti. L'ISTA ha ripreso la sua attività con una nuova sessione di lavoro (la XV) proprio due anni fa, nel medesimo contesto in cui quest'anno, parallelamente alla presentazione de "L'albero", verrà proposta una nuova fase di studio. "Riflessioni teorico pratiche sulla drammaturgia dell'attore" è un seminario-convivenza aperto a operatori, artisti, studiosi e studenti e si articolerà in "laboratori, dimostrazioni di lavoro, analisi comparative e spettacoli che coinvolgeranno profondamente il pubblico". Insomma, un tesoro di sapienza scenica, e non solo, concentrato in poco meno di una settimana e che, sarà un caso, si svolge, e forse dati i tempi smemorati e dispersiv-distruttivi che viviamo, non può che svolgersi, in un luogo di nuovo culla di conservazione e trasmissione del sapere, in un monastero.

Franco Acquaviva

Ultima modifica il Venerdì, 02 Novembre 2018 09:23

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