lunedì, 18 giugno, 2018
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INTERVISTA a ARTURO CANNISTRÀ - di Michele Olivieri

Arturo Cannistrà. Foto Alessandro Calvani Arturo Cannistrà. Foto Alessandro Calvani

Arturo Cannistrà (regista e coreografo, già solista al Maggio Musicale Fiorentino e all'Aterballetto, attualmente Responsabile Progetti Speciali e Didattico-Formative della Fondazione Nazionale Danza (Compagnia Aterballetto). Nato a Messina, formatosi all'Accademia Nazionale di Danza, nel 1978 è solista nell'Aida (G. Notari) e fino al 1980 è solista con il Gruppo Stabile dell'Accademia Nazionale di Danza interpretando "Uccelli" (A. Testa), "Efigenia" (G. Borni), "Carmina Burana" (Corelli). Dal 1980 al 1984 fa parte del corpo di ballo del Teatro Comunale di Firenze diretto da E. Polyakov come solista e primo ballerino, dove danza in coreografie di E. Poliakov, M. Van Hoecke, J. Russillo, N. Beriozoff, L. Massine, M. Pistoni, P. Bortoluzzi, M. Petipa, G. Balanchine, M. Fokine, M. Béjart, S. Zimmerman, R. Turner, O. Messina, J. Babilée con étoiles del calibro di Rudolf Nureyev, Carla Fracci, Patrick Dupond, Margot Fonteyn, Noëlla Pontois, Eva Evdokimova. Nel 1982 crea la sua prima coreografia: il "Pas de deux Dianoia". Nel 1983 arriva primo all'audizione del "Ballet du XX siecle" diretto da Maurice Béjart. Dal 1981 al 1983 collabora con il "Balletto di Toscana" diretto da Cristina Bozzolini, periodo importante che lo avvicina al teatro-danza e alla danza contemporanea. Nel 1984 entra all'"Aterballetto" diretto da Amedeo Amodio e, dal 1998 da Mauro Bigonzetti danzando su coreografie e creazioni di A. Aley, W. Forsythe, J. Kylian, G. Tetley, A. Tudor, A. Bournonville, A. Amodio, R. Petit, K. Hagein, L. Childs, J. Muller, D. Byrd, G. Balanchine, M. Bejart, U. Scholz, D. Parsony, M. Bigonzetti, M. Abbondanza, A. Bertoni. È stato partner di Alessandra Ferri (Romeo e Giulietta), Elisabetta Terabust (Step Text di William Forsythe) e Luciana Savignano (Bolero di Maurice Béjart). Ha svolto tournée in Brasile, Stati Uniti, Argentina, Venezuela, Thailandia, Giacarta, Cina, Corea, Jugoslavia, Ungheria, Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Irlanda, Inghilterra, Marocco, Algeria, Tunisia, Scozia, Russia e Olanda. Ha partecipato a trasmissioni televisive con la Compagnia Aterballetto (Domenica in, I miti, Momenti di Gloria, Davide di Donatello, Sceneggiato Giuseppe Verdi). Dal 1990 si è dedicato all'insegnamento di classico e contemporaneo, laboratori coreografici e seminari su danza e teatro. Presidente e giurato in diversi concorsi e in commissione di esame presso le più importanti scuole di danza italiane. La sua carriera è costellata da pregevoli eventi in qualità di coreografo, regista e addetto ai lavori. Dal 2003 è Responsabile Artistico dei Progetti Speciali della Fondazione Nazionale della Danza / Compagnia Aterballetto. Dal 2002 come Responsabile Artistico ha curato l'ideazione, la Regia e Coreografia di Progetti nati dalla collaborazione tra la Fondazione Nazionale della Danza e la Federazione Nazionale delle Associazioni delle Scuole di danza/Federdanza-Agis: Progetti nati per la Formazione di Pubblico nel settore danza dal vivo, che hanno come la finalità di far condividere attraverso la metodologia "Leggere per Ballare" una importante esperienza culturale-didattica tra allievi delle scuole istituzionali e allievi danzatori delle scuole di danza. Ha firmato la regia di spettacoli come: "Rosa Mystica" (2003), "Odighitria" (2004), "E noi lo cerchiamo" (2009). Dal 2003 inizia la collaborazione attiva con la FNASD nell'ambito del progetto "Leggere per Ballare", portando spettacoli formativi in tutta Italia, tra i quali "Cenerentola", nel 2005, presso l'Auditorium di Milano con l'Orchestra Giuseppe Verdi diretta dal M° G. Grazioli, "Brigata Sassari, una generazione di sardi", (2005), "Il flauto magico" (2006), "Pierino e il lupo" (2007), "Il piccolo principe" (2007), "Quando ai veneziani crebbe la coda" (2008). Dal 2003, inizia anche la collaborazione con la Presidente dell'Associazione Espressione Danza Bologna, Prof. Bianca Belvederi Bonino, nell'ambito dell'ideazione culturale, artistica e coreografica di progetti spettacolo, che verranno rappresentati soprattutto al Teatro Comunale e all'Auditorium Manzoni di Bologna. Arturo Cannistrà ha ricevuto prestigiosi premi e riconoscimenti, tra cui il premio "Urban dance" alla carriera dalla Regione Calabria; la medaglia di Santo Egidio, come riconoscimento per la preziosa opera di Teatro-Danza con "Rosa Mystica", consegnata da Sua Eccellenza il Vescovo di Ascoli Silvano Montevecchi; il "Gran Prix Giuliana Pensi" per i progetti pensati alla Formazione di pubblico nel settore Danza in Italia; il "Premio Roma In Danza" per il suo lavoro con la Giovane Danza Italiana consegnato dal Prof. Alberto Testa; il "Premio Roma è Arte" con la menzione: "Per l'impegno nei Progetti Artistici che mettono la danza in sinergia con altre Arti".

Carissimo Arturo, apriamo il libro dei ricordi... come e quando hai scoperto la predisposizione per l'arte della danza?
Sono gli incontri che spesso ti cambiano la vita, da giovane sfilavo come modello per Fiorucci, e durante una sfilata un coreografo mi notò dicendomi perché non iniziavo a studiare danza. Il giorno dopo seguendo in televisione un programma che si chiamava "Maratona di Danza", condotto da Vittoria Ottolenghi, vidi il balletto "Giselle" con Rudolf Nureyev e rimasi folgorato, una visione mistica!! Da li iniziò il mio forte interesse per l'arte della Danza.

Mi racconti il tuo percorso di formazione nel mondo coreutico?
Sono nato a Messina, e poi ci siamo trasferiti a Reggio Calabria, dove ho iniziato i miei studi con il Primo Ballerino del San Carlo Lino Vacca e con il Maestro Antonio Piccolo.

Quali sono stati i momenti più gratificanti e i maggiori insegnamenti ricevuti presso l'Accademia Nazionale di Danza a Roma?
Il mio passaggio didattico in Accademia è durato solo un anno, ma pur ricco di insegnamenti e di esperienze artistiche diverse tra loro. Danzavo nel gruppo Stabile dell'Accademia che a quell'epoca, con la grande Giuliana Pensi, girava l'Italia portando l'arte coreutica in diversi teatri. Fu molto bello ed interessante danzare una creazione di Alberto Testa su musiche di Respighi e l'Orfeo di Gabriella Borni. A quei tempi l'Accademia era veramente il "Centro della Danza Italiana ed Europea" con diverse ospitalità.

Chi erano i tuoi compagni di corso a cui sei rimasto legato e i docenti?
Studiavo con Sabine Leblanc, in un corso con alcune compagne che al pari mio si sono poi affermate, vedi Grazia Galante come musa Bejartiana e Adriana Borriello come coreografa.

In qualità di Solista nel "Gruppo Stabile dell'Accademia Nazionale di Danza" hai danzato celebri coreografie tra cui "Gli uccelli" del M° Alberto Testa, grande figura della danza italiana ed insegnante di "Storia della Danza" per oltre trent'anni proprio all'Accademia romana. Che figura e personalità è stato per te e cosa ricordi del balletto preparatorio al suo fianco?
Il Maestro Testa è una persona speciale, colta e con un grande senso del sapere nel trasmettere la Storia della Danza da artista a futuro artista. Quando ha creato il balletto "Uccelli" su musiche di Respighi poneva in risalto la musicalità della partitura a favore di una danza ricca di gestualità.

Successivamente sei entrato a far parte del Corpo di ballo del Teatro Comunale di Firenze (il Maggio Musicale Fiorentino). Com'è avvenuto il tuo ingresso e com'è stato il primo impatto con il celebre Ente lirico?
Il Comunale di Firenze negli anni Ottanta era diretto da Evgenij Polyakov, non era un Ente Lirico ma bensì una Compagnia che grazie ad un grande Sovrintendente viaggiava in Europa. Dell'Ente Lirico coglievo gli aspetti positivi, quelli legati al mio debutto come Primo Ballerino in importanti opere liriche, con grandi cantanti, importanti allestimenti, costumi e regie firmate da pregiati artisti. Tutto questo è diventato il mio patrimonio professionale, che oggi mi segue come regista di danza.

Alla direzione c'era Evgenij Polyakov, un personaggio di grandissima levatura. Raccontami di lui, dei suoi consigli, insegnamenti e del vostro sodalizio artistico?
Il Maestro era ed è l'unico grande Direttore che mi ha saputo realmente trasmettere l'amore per questa arte, mi ha saputo insegnare i valori principali che sono le basi per far sì che un'artista non si disperda nel suo "io". Ci sono tanti aneddoti, parole, frasi, sguardi, gesti che facevano di Polyakov un "russo" con una mentalità da intellettuale contemporaneo. Ricordo a Ginevra, che durante il secondo atto della "Giselle" ero in quinta a guardare come ogni sera Rudolf Nureyev, e mi disse: "Osserva come entra camminando, come porta il mantello, come porta i fiori, questa è la vera Arte".

Hai danzato a Firenze dapprima in veste di Solista e Primo ballerino. Chi vuoi ringraziare per questo prestigioso traguardo professionale, chi ha creduto maggiormente in te e chi ti ha sempre sostenuto nella carriera professionale?
Nel mio periodo a Firenze oltre al già citato grande Polyakov, ringrazio Joseph Russillo che mi fece debuttare alla Fenice di Venezia in qualità di Primo Ballerino nella creazione "Le Bal Mirò, l'uccello luce" con le scene del grande pittore spagnolo Joan Miró e ringrazio anche il coreografo Giulio Perugini che creò appositamente per me "Paride" nell'opera Adrienne Lecouvreur.

Hai avuto la fortuna di danzare al fianco di leggendarie étoile che hanno scritto buona parte della "Storia della Danza". Ti elenco qualche nome e lo associ ad un tuo personale ricordo.

Rudolf Nureyev?
La reincarnazione del Re Sole!

Margot Fonteyn?
Elegante!

Carla Fracci?
Intensa interprete!

Alessandra Ferri?
Contemporanea nel suo stile neoclassico!

Elisabetta Terabust?
Divina, grande interprete oltre ad essere una persona straordinaria gentile e generosa!

Luciana Savignano?
Magnetica!

Patrick Dupond?
Unico!

Noëlla Pontois?
Raffinata!

Eva Evdokimova?
Bellissima e con una perfetta tecnica!

Nel 1982 hai creato la tua prima coreografia "Pas de deux Dianoia". Com'era strutturato e come lo avevi concepito?
Era una creazione basata sul rito dell'incontro, creata per me e per la giovane danzatrice Sveva Berti della Scuola "Il Centro Studi" di Firenze, su musica di Debussy. Un lento rito, due strade che si uniscono e scrivono una terza via!

Per tre stagioni hai collaborato con il "Balletto di Toscana" diretto da Cristina Bozzolini. Un'esperienza decisiva che ti ha fatto scoprire il teatro-danza e la disciplina contemporanea. Che tipo di ricerca e sperimentazione si attuava all'interno della Compagnia?
Il Collettivo mi ha aperto un mondo quello della Danza Contemporanea e del Teatro Danza, ho partecipato ad una produzione sulla vita di Baudelaire. Questa creazione si è rivelata, ancora oggi, maestra di una visione della danza e del teatro totale, ricco di gesti, di forte comunicatività, basato su un lavoro di ricerca espressiva e di rapporto con la scena e gli oggetti mediante un senso forte di verità.

Cosa rammenti dell'audizione al "Ballet du XX siecle", era presente anche il M° Maurice Béjart?
Anno 1983, lui seduto che mi osservava e con la sua voce così profonda parlava del senso armonico di ogni sequenza coreografica. Con il suo gesto incideva sulla forza espressiva.

Poi è arrivata la svolta con Aterballetto. Cosa ha significato per la tua carriera e quale valore aggiunto ha dato al tuo percorso, sia umano che artistico?
Un cambio totale di approccio al mondo della professione, una compagnia di giro con molte produzioni e coreografi internazionali, da Glen Tetley ad Alvin Ailey, William Forsythe, Jiří Kylián, Amedeo Amodio ecc., insieme a grandi étoile ospiti, scenografi e costumisti di fama mondiale, direttori d'orchestra e autorevoli critici che presentavo e recensivano i nostri debutti. Tutti insieme, con il nostro Direttore Amedeo Amodio e il Direttore Generale Roberto Giovanardi, abbiamo dato vita ad un'epoca che è entrata nella Storia della Danza contemporanea. Proprio quest'anno festeggio i 35 anni in Aterballetto!

Sei stato diretto dapprima da Amedeo Amodio ed in seguito da Mauro Bigonzetti. Cosa li differenziava e cosa hanno apportato nella Compagnia tanto da renderla un'eccellenza?
Nel periodo di Direzione di Amodio, momento di grande risorse economiche, abbiamo lavorato con i grandi coreografi internazionali contemporanei o neoclassici, produzioni con étoile Internazionali ospiti, scenografi e costumisti di fama internazionale, in importanti balletti con l'Orchestra. La Direzione di Bigonzetti ha portato una ventata di innovazione coreografica, ponendo al centro delle produzioni il danzatore, inoltre la grande capacità di Mauro Bigonzetti era di far emergere il talento, la bellezza artistica e fisica del ballerino. Un periodo di meravigliose creazioni!

Tra tutti i coreografi con i quali ti sei accostato chi ti ha colpito in particolar modo per estro, genialità e creatività ma anche per affinità con la tua personalità artistica?
Ho sempre adorato Maurice Béjart, per i contenuti dei suoi balletti e per la bellezza dei momenti corali!

Molte serate ed esibizioni hanno costellato il tuo bagaglio di danzatore, quale ti è rimasta nel cuore?
La serata magica è stata principalmente per il luogo in cui è andata in scena "la mia terra, la Sicilia", al Teatro Greco di Taormina. Danzare l'assolo di "Paride" nel Romeo e Giulietta di Amodio accompagnato dalla luna piena che illuminava l'Etna al fianco di Elisabetta Terabust non ha avuto pari.

Quando hai deciso di lasciare il palcoscenico e dare l'addio alle scene? E come e dove è avvenuto?
Ho deciso di lasciare le scene nel 2006 durante la tourneé in Russia, ricordo l'ultimo spettacolo a San Pietroburgo.

Hai danzato praticamente in tutto il mondo, qual è stato il pubblico più caloroso, il teatro più bello e la serata più magica?
Teatro Municipal di San Paolo in Brasile, la mia prima in un assolo creato da Mauro Bigonzetti nel balletto "Canzoni", un bellissimo successo con tanti applausi.

Nella tua carriera non è mancata la televisione al fianco di Aterballetto con programmi storici della Rai. Oggi che è tanto di moda la danza nei talent quali differenze riscontri a livello culturale e sociale con il passato?
Ho adorato la danza nei programmi, quando la televisione era in bianco e nero, in cui i grandi coreografi internazionali portavano la qualità sul piccolo schermo. Con Aterballetto abbiamo danzato per spot promozionali, in programmi di ampio respiro culturale. Oggi i talent hanno dato alla danza una notorietà più diffusa, certo un talent ti può cambiare la vita se sei un cantante, per i danzatori non vedo lo stesso risultato.

Secondo te quali sono le maggiori differenze tra le Compagnie di danza italiane e quelle straniere in termini gestionali, in un momento che nel nostro Paese chiudono tutti i corpi di ballo degli enti lirici?
In Italia, non abbiamo saputo risparmiare nei momenti di grande benessere, abbiamo sperperato senza creare un sistema danza che potesse essere competitivo come sono le aziende private, le quali si sono rinnovate e hanno saputo dare continuità al loro lavoro.

Chi sono i ballerini odierni a cui riconosci l'eccellenza, sia maschile sia femminile?
Roberto Bolle è un grande danzatore, una persona carismatica che ha saputo portare la danza oltre i confini degli intenditori. Ci sono anche diverse danzatrici italiane che seguo con interesse.

A tuo avviso la danza classica e quella contemporanea, possono convivere o ci sono ancora delle remore in questo senso?
Nasco come formazione sulla tecnica classica e per istinto trovo "unico" il fascino di un danzatore accademico che danza il balletto contemporaneo. Penso che le contaminazioni creative tra stili differenti producano idee di ampio respiro teatrale.

Hai avuto la fortuna di collaborare con la "signora della danza italiana" Vittoria Ottolenghi. I suoi consigli, la sua presenza, il suo sapere come hanno cambiato la tua prospettiva della danza e cosa ricordi con più gioia nella sua persona?
La Signora della Danza è arrivata nella mia seconda carriera professionale quando iniziavo a firmare le mie prime regie. Incontrai l'Ottolenghi nel suo famoso studio (quello di Maratona di Danza), capii subito che dovevo fare tesoro di ogni attimo dei nostri incontri, perché lei mi avrebbe donato un sapere unico e di grande spessore culturale ed artistico.

Ti sei occupato anche dei progetti speciali della Fondazione Nazionale della Danza con Aterballetto per il "Corso di Perfezionamento" dedicato ai giovani danzatori. Raccontami i traguardi raggiunti e le peculiarità del percorso?
Un settore nato grazie al mio intuito e alla mia capacità di dialogare tra le arti e tra persone con formazione diversa. Un grande lavoro in "rete". Progetti per Danzatori, persone comuni, orchestre, studenti, operatori museali e insegnanti delle scuole d'infanzia. Per tale aspetto, in questi anni ho ricevuto diversi premi, l'ultimo a Roma "Arte per i progetti dedicati alla giovane danza italiana".

Hai firmato parecchie regie e coreografie, da cosa ti lasci guidare per l'estro creativo?
Ho firmato più di cinquanta lavori, l'aspetto che prediligo è il tema del balletto, perché dietro a quello c'è un grande lavoro in team che porta alla creazione. Produzioni che parlano di temi storici, sociali, favole per bambini, temi sacri, grandi personaggi, la pittura ed eventi culturali. Ho iniziato a creare da giovane, non pensavo di fare il coreografo però mi affascinava l'uso totale della macchina scenica, quindi il lavoro di regista. Prevalentemente lavoro con giovani danzatori, le tematiche mi servono ad esplorare percorsi che possano arricchire e quindi creare un valore aggiunto alla formazione di base. Significative in questo senso sono le mie produzioni "La Settima Stanza", sul tema della Shoah; "Odighitria", per il millenario dell'Abbazia di Grottaferrata con l'étoile Luciana Savignano per la Compagnia SDT diretta da Gianni Rosaci su musiche inedite di Francesco Germini; "Amadè", sulla vita di Mozart, "Iside" (il culto visto all'interno di una teca): "Divina Pas de Deux"; "Thalassa" (mare tra le terre); "Another Carmen", una rilettura in versione Hip Pop; "7 voci", dedicato alla Dolce Vita; "Menadel", viaggio fantastico; "Triscele", omaggio alla mia Sicilia; "Saffo", che debutterà a novembre, un assolo creato per Laura Comi, étoile dell'Opera di Roma oggi Direttrice della Scuola di Ballo. Il mio impegno più recente è stato la regia di "Shéhérazade", Omaggio al M° Francesco Molinari Pradelli per il centenario dalla nascita, una commissione ricevuta dalla moglie del grande maestro, il quale aveva debuttato come direttore d'orchestra proprio con questo balletto. Ho realizzato l'interessante progetto con Bianca Belvederi, che ne ha curato la rilettura drammaturgica.

Che ruolo gioca la musica nella tua ricerca e creazione?
"Corpi Sonanti" creato insieme a Gabrielangela Spaggiari, direttrice delle Orchestre del Conservatorio Peri di Reggio Emilia, mi ha permesso di mettere in dialogo "musica e corpo" che attraverso i gesti riscrivere il rapporto del giovane musicista con il palcoscenico. Si diventa interpreti di una pièce dove la danza si fonde con la musica.

Mentre il progetto "Leggere per Ballare" com'è strutturato e quali sono le finalità?
Il mio incontro con il Progetto "Leggere per Ballare" di Rosanna Pasi, Presidente della F.N.A.S.D., nato da una piccola idea che oggi è diventata una realtà importante in Italia, perché realizza progetti che uniscono il mondo delle scuole di danza e il mondo delle scuole istituzionali, ideando un lavoro in rete tra arte, cultura e mondo della politica territoriale, trasformando il tutto in una Comunità Educante. Grazie a questo importante progetto ho iniziato la mia carriera di regista, firmando lavori, ne cito solo alcuni tra i trenta messi in scena: Il Piccolo Principe, La Cenerentola su musiche i Rossini, Il Poeta del Pianoforte omaggio a Chopin, ideando progetti per luoghi sacri come Rosa Mystica, balletti di carattere storico come Cittadine alla Conquista del Voto per i 70 anni al voto alle donne o sociale come Vittime del Silenzio che ha come tema il femminicidio nella storia.

Quanto è importante il periodo di formazione in un allievo e quali sono i tuoi consigli affinché tutto ciò avvenga nel migliore dei modi, con gli strumenti adatti e con i docenti qualificati? Come riconoscere tali fondamenta in un momento così delicato per un giovane?
In Italia abbiamo molte scuole private, alcune di queste sono una eccellenza made in Italy, altre sono importanti per la loro mission di educare mediante l'arte della Danza.

Qual è il tratto principale del tuo carattere?
Solare, istintivo e amante al dialogo, deciso e mi definisco un artigiano della danza.

Per tua esperienza ci sono ancora tanti pregiudizi sui ragazzi che scelgono di fare danza?
Penso che oggi sia superato e che la vita quotidiana con i grandi cambiamenti abbia posto in secondo piano tale pregiudizio.

Cosa ne pensi dell'attuale metodo di insegnamento nel nostro Paese, al di là delle poche e grandi accademie?
In Italia non abbiamo saputo istituire i Conservatori per la danza in ogni regione italiana, come invece accade per la musica. Le eccellenze professionali sono solo in alcune città, Milano, Roma, Napoli. Il risultato è che molti ragazzi del Sud decidono di andare a studiare in Europa.

Tra tutti i tuoi collaboratori a chi vuoi dedicare un particolare pensiero?
Al gruppo di Educational Perfomer, un team creato attraverso un Corso intensivo che li ha specializzati nel ruolo di assistenti alla regia per i "Balletti leggere per ballare".

Per un coreografo quanto è importante aver avuto un trascorso di danzatore ed esecutore?
La famosa Biblioteca del Corpo, essere stato danzatore vuol dire alfabetizzare il corpo e la mente perché solo così puoi dare spazio alla creatività!

Ci siamo ritrovati in qualità di Giudici in un Concorso di danza. È così importante per un allievo in fase formativa prendere parte a tali eventi?
La Competizione è interessante quando a competere è il piacere di fare una esperienza di crescita. Il famoso valore aggiunto!

Con quale criteri selezioni i tuoi danzatori?
Amo i danzatori con qualità estetiche di origine classica, ma la cosa che mi colpisce maggiormente è la potenza espressiva ed emozionale del gesto. Per questo nei balletti la fusione tra danzatori di diversi stili rappresenta l'ideale.

Quanto è importante per un giovane riuscire a comunicare mediante il "linguaggio del corpo"?
Ho creato in ATB un settore che si chiama Educational per costruire progetti che hanno come finalità quella di comunicare con il linguaggio del corpo, tutto questo immenso lavoro è chiamato "Danza e Scuola".

Come si dovrebbe valutare obiettivamente un balletto, senza pregiudizi o favoritismi?
Dico sempre ai giovani danzatori che il vero pubblico è quello fatto da non intenditori, i quali sanno apprezzare il balletto in quanto possiedono la capacità di cogliere la vera essenza intrinseca.

Quanto è importante la ricerca e la sperimentazione nella danza? A tuo avviso si possono scoprire ancora nuovi linguaggi nel movimento o tutto è già stato offerto al pubblico?
Nei primi anni Ottanta assistevo agli spettacoli in un Teatro "Affratellamento" di Firenze dove la stagione era sperimentale e del teatro-danza trovavo affascinante quando la ricerca si diversificava tra artisti. Oggi il nuovo linguaggio è un ritorno al passato (Ballets Russes) e cioè il lavoro d'équipe tra artisti della danza, musica, pittura, costumi, scenografi, drammaturghi e creatori di video editing.

Come ti poni in qualità di docente e maestro di danza? Quali sono le tue priorità nell'insegnamento tersicoreo?
Ho insegnato Danza Classica per diversi anni, poi ho deciso di crearmi un ruolo che potesse creare un valore aggiunto alla formazione dei danzatori che è quello di istruire l'artista con creazioni sullo stile professionale. Una educazione alle arti!

Hai ricevuto dal Vescovo di Ascoli la Medaglia di S. Egidio per "Rosa Mystica". Come si sposa la religiosità e la spiritualità con la danza?
Grazie all'incontro con il cantante cattolico Claudio Chieffo è nata la mia esperienza nei luoghi sacri "Rosa Mystica". In occasione della rappresentazione nel Duomo di Ascoli davanti a mille spettatori ho ricevuto l'importante riconoscimento. Il misticismo mi ha sempre affascinato, credo nel rapporto tra corpo e preghiera!

Nel 2017 hai firmato numerose creazioni, tra cui "Confini luci e Ombre", "Cammino Performance", "Le Serenate del Ciclone", "Matralia", "SPACE work and performance". Qual è il lato più entusiasmante nella professione di coreografo e regista?
Trovo che creare uno spettacolo nella sua fase di studio ed elaborazione sia la parte più entusiasmante, perché in ogni creazione scopri cose nuove che stimolano la creatività e ti fanno sentire veramente artista. Poi quando vedi la tua Opera in palcoscenico capisci come sia importante, per ogni artista lasciare la propria traccia, e con un segno ben riconoscibile. Spesso creo sui danzatori e le muse ispiratrici sono l'essenza di un coreografo, una di queste è Grazia Cundari per la quale ho ideato diverse performance inedite.

L'Emilia Romagna è ormai la tua regione d'adozione, che affetto provi per questa terra e per i suoi abitanti?
L'Emilia Romagna è un laboratorio continuo dove le eccellenze sul piano Industriale, Artigianale, Imprenditoriale e Culturale hanno creato un stile che si respira in tutta la Regione. La bellezza dei suoi Teatri porta la gente a conoscere profondamente l'arte.

La sede della Fondazione Nazionale della Danza Compagnia Aterballetto è "La Fonderia39", un pregevole recupero architettonico di una fonderia, costruita nel 1938, situata ai margini del centro storico della bellissima città di Reggio Emilia. Quale alchimia ed essenza si respira al suo interno?
Ho vissuto gli anni d'oro quando Aterballetto lavorava nella Sala Pittori al Teatro Valli, adesso il Comune ha creato una Casa per la Fondazione Nazionale della Danza, luogo affascinante in cui l'energia creativa si fonde con il lavoro di chi opera dietro le quinte. Un luogo frequentato costantemente dal pubblico che viene a vedere gli spettacoli del Centro di Produzione e le prove aperte. Inoltre importanti eventi come la GID portano in città migliaia di giovani danzatori.

Mentre della tua terra, la Sicilia, cosa porti sempre con te?
Essere siciliano è insito nel DNA dell'artista, la grande creatività che possediamo unità all'istintività ci fa essere speciali. Sono stato nel 2017 a Catania per "Space work and Perfomance", dove ho fatto una creazione con danzatori che provenivano da diverse città della Sicilia, in un luogo straordinario come quello di "Scenario Pubblico" diretto da Roberto Zappalà. È stata un'esperienza emozionante perché ho respirato e percepito quanto la mia terra riesca a fornire un'identità all'essere artista.

Arturo, c'è qualcosa che non ti ho chiesto e che vorresti aggiungere tu?
Sì, spesso incontro genitori e pubblico per parlare della danza, delle prospettive professionali, di quanto lo studio coreutico educhi l'allievo ad un apprendimento e ad un ascolto che sarà molto utile in altre professioni. Ritengo che i genitori e gli spettatori vadano coinvolti maggiormente sui processi di studio creativi, perché dietro questa bellissima arte c'è tanto impegnativo lavoro.

Oltre alla disciplina tersicorea quali altre passioni e affetti nutri?
Il misticismo dei luoghi, la musica, la natura, la moto, mia moglie Tiziana, la famiglia e gli amici storici!

In conclusione, l'arte come ti ha "completato"?
Mi ha donato una grande tela su cui dipingere le mie idee che attraverso le passioni diventano colore.

Michele Olivieri

Ultima modifica il Mercoledì, 28 Marzo 2018 09:19

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