martedì, 20 novembre, 2018
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INTERVISTA a MARLON DINO - di Michele Olivieri

Marlon Dino. Foto Giovanni Zaccagnini Marlon Dino. Foto Giovanni Zaccagnini

Marlon Dino è nato a Tirana, in Albania, ha iniziato gli studi presso la Scuola di Coreografia e Balletto della sua città natale, dal 1991 al 1998. In seguito ha approfondito la sua formazione con David Allen al "Genève Dance Center" in Svizzera, dal 1998 al 2000. Nel dicembre 2002 ha partecipato alle "International Auditions" del Monaco Dance Forum, dove gli sono stati offerti quindici differenti contratti da alcuni tra i Direttori delle migliori compagnie internazionali. Ha iniziato la sua carriera professionale al "Balletto dell'Opera di Stato di Vienna" in Austria (2001/2002). Poi, nel 2002 è diventato membro dello "Staatsballett di Monaco di Baviera", dove, nel 2005, viene promosso Solista danzando "Six Dances" di Jiřì Kylián, nella stagione 2007/2008 viene promosso Primo Solista, in seguito durante la stagione 2009/2010 diviene Primo Ballerino. La sua prima coreografia, un Pas de deux per Cheryl Wimperis e per sé stesso, è stata creata nell'estate del 2003 nel contesto del "Jungen Choreographen". Nell'estate 2004 è seguita la coreografia "Nimm's wie du willst". Il suo repertorio classico e contemporaneo comprende "Brahms-Schönberg-Quartett", "Agon" di George Balanchine, "Onegin", "Romeo e Giulietta", "Legend", "La Bisbetica domata" di John Cranko; "5 Tangos" e "Adagio Hammerklavier" di Hans Van Manen; "La Dame aux camélias", "Illusions of Swan Lake" di John Neumeier; "Lago dei cigni", "Raymonda", "Don Chisciotte" di Ray Barra; "Century Rolls" di Davide Bombana; "Die Silberne Rose" di Graeme Murphy; "La Bella addormentata nel bosco" di Ivan Liska/Marius Petipa; "Corsaro" di Liska/Petipa; "Das Lied von der Erde" di Kenneth MacMillan; "Giselle" di Sir Peter Wright; "The Tempest" di Jörg Mannes; "La Bayadère" di Patrice Bart; "Once Upon and ever After" di Terence Kohler; "Violakonzert II" di Martin Schläpfer; "Shéhérazade" di Michail Fokin; "Vielfältigkeit" di Nacho Duato; "Broken Fall" e "Two Times Two" di Russell Maliphant. È stato "Guest Artist" al Balletto dell'Opera di Bratislava nel 2005, al "Nijinsky Gala" di Amburgo, al Balletto di Amburgo nel 2011 e al Teatro dell'Opera di Tirana nel 2012; ha preso parte alla tournée in Spagna con l'"Asami Ballet" di Tokyo nel 2008 e nel 2010 ha partecipato a numerosi Gala internazionali, tra cui quello a Panama, a San Pietroburgo, a Lisbona, a Mosca, a Bilbao, a Maiorca e ad Atene. Nel dicembre 2007 ha ricevuto il premio "Rosenstrauss des Jahres" come Miglior Artista dell'anno per il successo ottenuto al debutto nel ruolo di Onegin. Nel 2008 ha conseguito, a Monaco, il "Merkur Award", come Miglior Artista dell'anno per il ruolo di Onegin. È stato nominato dal "Dance for you Magazine", Miglior Danzatore nell'anno 2008, mentre "Tanz Magazine" lo ha segnalato come Miglior Ballerino nella stagione 2009/2010. Nel maggio del 2013, ha danzato nell'ultimo "Malakhov and Friends Tour", in Giappone. Nell'ottobre del 2015 si è esibito, in coppia con Lucia Lacarra, sul palcoscenico del Teatro alla Scala di Milano in occasione del "Gala des Étoiles" per la chiusura di Expo. Insieme a Lucia Lacarra ha ricevuto il "Biloba Award" nel 2016. Attualmente è Guest Artist permanente al "Dortmud Ballet" e alla "Russell Maliphant Company" ed è una stella ospite nei più importanti teatri e gala del mondo.

Gentile Marlon, come hai scoperto la passione per la danza e quali sono i primi ricordi legati a quest'arte sublime?
La passione per la danza prima di tutto non mi apparteneva, infatti mia madre mi ha raccontato che da piccolo ascoltavo la musica classica ed era l'unica con la quale mi alzavo e ballavo, però non ho mai pensato di praticare tale disciplina. Siccome in Albania era abbastanza difficile andare a scuola, perché dipendeva dalle persone con cui stavi, all'epoca molti passavano più tempo per le strade che a studiare, quindi mia madre voleva darmi una disciplina e l'unica maniera rivolta ad un giovane in Albania a quei tempi era di mandarlo presso una scuola di danza. Dopo aver tentato tre volte di entrare nella scuola, perché non mi volevano accettare, finalmente ci sono riuscito nel momento in cui c'erano pochi maschi iscritti. Durante i primi due provini mi era stato detto che non avevo "talento" e che fisicamente non ero dotato per la danza. Nonostante ciò ho avuto fortuna e sono riuscito comunque ad accedere alla scuola.
 All'inizio odiavo fare danza e ricordo che piangevo perché non ci volevo stare, non mi piaceva e non lo vedevo nel mio futuro. Poi, invece, è diventata una vera e propria dipendenza di cui non puoi più farne a meno.
La "Scuola di Coreografia e Balletto" di Tirana ha giocato un ruolo fondamentale malgrado il triplo tentativo di esclusione – a detta loro – per mancanza degli standard coreutici?
Diciamo che per me non ha giocato un ruolo fondamentale, perché è l'unica scuola di balletto statale che abbiamo in Albania, mentre quelle private sono sorte dopo il 2005. Quando frequentavo i corsi non era un'Accademia coreutica, lo è diventata in seguito quando ero già andato via. Ai miei tempi veniva chiamata "Scuola Nazionale del Balletto del Paese" e confluivano numerosi giovani da ogni parte dell'Albania per studiare danza, visto che era l'unica istituzione esistente. La scuola si trovava nella capitale e chi non abitava a Tirana poteva vivere nel convitto malgrado non fosse così semplice.
 Dopo i miei tentativi di ammissione mi sono "svegliato" nel mentre fui invitato ad andarmene per mancanza di talento, è stato in quell'istante che ho voluto dimostrare il contrario. Come tutte le discipline, non necessita solo il talento, bensì ci vuole anche molta forza di volontà.

Cosa conservi di quegli anni trascorsi a Tirana nelle sale di danza?
Quel che conservo maggiormente è il sacrificio, per esempio a volte non avevamo nemmeno l'elettricità e lavoravamo la sera dalle 19 alle 23 con le candele. Un ricordo allo stesso tempo triste ma bello è stato quando mi volevano buttare fuori dalla scuola solo dopo tre anni di permanenza, questo fatto mi sconvolse così tanto che dopo il termine delle lezioni alle ore 17, rimasi in sala a lavorare da solo, persino il portiere non sapeva che fossi ancora dentro tant'è che chiuse il portone. Mio padre mi stava cercando da quattro ore, quando vide una piccola luce di candela fuoriuscire dalla finestra pensò che potessi essere io. Immediatamente chiese al portiere e lui gli rispose che nella scuola non c'era più nessuno ed invece, mio padre si fece aprire lo stesso e mi trovò a provare da solo in sala danza: erano già le 23.30 di sera. Questo è uno dei ricordi legati alla scuola di Tirana che non potrò mai cancellare; avevo diciassette anni.

Com'è stato il tuo primo giorno alla sbarra?
Orribile! Odiavo tutto del balletto, tutto!
 Il primo giorno che sono andato a scuola c'erano dei ragazzi per strada che mi hanno visto con lo zaino, mi hanno fermato e chiesto di dar loro i miei soldi. Gli ho risposto che non ne avevo perché di fatto era così. Mi hanno chiesto dove stavo andando e gli ho detto che andavo a scuola di danza. Dopodiché volevano sapere che materie studiavo e gli ho risposto che ero un ballerino classico e mi hanno fatto fare la "spaccata" in mezzo alla strada per umiliarmi, però io non riuscivo a farla bene... e quello era il problema! Sì, mi hanno umiliato ma almeno non mi hanno accoltellato o fatto dei danni. Il primo giorno che sono andato alla sbarra mi sono sentito incapace, cioè ero tra ragazzi nati con il talento per la danza ed io che stavo là e provavo a fare le medesime cose percepivo che tutti mi guardavano e mi giudicavano. Come del resto per ogni audizione che ho sostenuto in vita mia, tutti mi hanno sempre giudicato in modo superficiale. Ho avuto una vita molto... strana!

C'è qualche Maestro in particolare che vuoi ricordare?
Sì, desidero ricordare un Maestro che mi ha dato la possibilità di rimanere nella scuola. Per me era uno dei docenti di ballo e coreografi albanesi più grandi che avevamo all'epoca, il quale aveva terminato la scuola in Russia presso il Teatro Bolshoi. Grazie a lui ho continuato la formazione perché ha messo il suo nome e ha detto che mi avrebbe preso per un anno a patto che non mi avessero buttato fuori, e dopodiché se ancora non fossi a loro piaciuto mi avrebbero potuto mandare via. Questa è stata la mia chance fondamentale per rimanere dentro la scuola. Poi c'è un altro Maestro, in seguito, a cui va la mia gratitudine perché mi ha fatto scorgere "la chiave d'accesso" e mi ha condotto per mano. Ai miei occhi è una persona che non ha prezzo!

Si può dire che la danza per Marlon Dino è stata inizialmente una sfida, o sbaglio?
La sfida più grande che ho mai affrontato in vita mia. Perché era molto contraddittoria: andare contro mia madre o andare contro la danza. Il rispetto per i miei genitori è stato molto più grande di quello per la danza.
 Quello che mi è piaciuto è che dopo un po' è diventata una sfida anche morale, perché la gente pensava che non ce la potessi mai fare e se tu sfidi una persona che ha un po' di carattere, anche se gli dici che non ce la farà mai, farà di tutto per farti vedere che invece è possibile se esiste la voglia e la volontà di continuare. Però è stata una delle cose più difficili che abbia mai fatto nella mia vita.

Dopo Tirana ti sei trasferito al "Genève Dance Center" in Svizzera. Come si svolgevano le giornate, chi erano i tuoi compagni di corso e cosa rendeva speciale – ai tuoi occhi – questa istituzione nel mondo?
Allora, come sono andato a Ginevra è molto curioso, credo assolutamente al destino.
 Dovevamo andare con la scuola in Francia, ma non mi hanno dato il visto ed allora con mia madre siamo andati al Ministero della Cultura a chiedere se potevano aiutarci siccome ero l'unico studente sprovvisto del documento. All'Ambasciata francese, dopo che il Ministro della Cultura li ha chiamati, mi hanno detto che avevano fatto uno sbaglio dall'Italia e che non avevano messo un timbro nel mio passaporto quando ero uscito dall'Italia e quindi nel loro computer compariva che io ero ancora in quel Paese. Per loro ero un rifugiato, ma in realtà mi trovavo in Albania.
 Mi hanno allora chiesto se volevo compilare dei fogli per inoltrare una domanda per una borsa di studio, dove c'erano tipo 3000 candidati, per l'arte in generale (musica, pittura, scultura, teatro, opera, balletto... tutto) ed era ad estrazione, una tombola, come al lotto. L'ho fatto e dopo tre settimane ho ricevuto una lettera a casa in cui mi annunciavano di essere il vincitore. Il destino! È quello che mi ha dato la spinta. Sono così andato a Ginevra senza conoscere il francese e nessun'altra lingua. Era dura perché per la prima volta mi trovava completamente solo. Anche se devo dire che la famiglia, dopo un mese, non mi mancava più. Quando ho messo piede in quel Paese mi sono detto: "non ritornerò mai più in Albania perché il futuro è qua, in Europa". Ed è quello che è successo alla fine. A Ginevra, un Maestro di ballo mi ha detto che se volevo danzare in Europa non bastava la tecnica e i grandi salti, ma ci voleva la qualità. Questo "difetto" veniva dalla Scuola di Tirana perché ti davano la tecnica e la potenza, ma nessuno pensava alla qualità del movimento. Mi ha detto che dovevo diventare molto più veloce e che se lo volevo, frequentando la sua scuola, avrei dovuto sostenere tre classi al giorno. A me è sembrato un po' curioso, ma ho rispettato il suo consiglio. Il Maestro si chiama David Allen e mi ha dato una grande spinta credendo sempre in me. Adesso, anzi, è molto fiero di tutto quello che ho intrapreso nella mia vita. 
È stato assai difficile l'inizio a Ginevra, perché dovevo cambiare completamente lo stile di quello che avevo imparato prima. Cioè tipo girare pagina, trovarne una bianca così da dover riscrivere tutto dal principio: questo l'ho trovato molto difficile. Come compagni, siccome era una scuola privata, c'era soltanto un altro ragazzo, amatoriale. In Svizzera era visto male che i maschi facessero danza a quei tempi.

Un tuo pensiero artistico ed umano per David Allen?
La persona più umana! La persona che se ha un occhio e crede in qualcosa, dà tutto. Ed è proprio quello che ha fatto. Lui è inglese e non gli è mai interessato se fossi albanese o africano, ma secondo me ha visto la passione, diciamo non solo per la danza, ma anche per la vita. Ha visto la sfida che io avevo contro di me e ha voluto far sì che riuscissi ad esternarla, cosicché la potessi utilizzare per salire ancora più in alto. A mio avviso una persona che non ti conosce e già sa chi sei, è un essere umano che possiede un orizzonte irraggiungibile!

Com'è maturata la scelta di andare a studiare a Ginevra?
Inizialmente è stata una sfida ardua perché aveva uno stile completamente diverso, abbastanza forte e allo stesso tempo rapido. Per me è difficile muovermi velocemente siccome sono alto 1,95 cm. David Allen ha fatto diventare possibile l'impossibile e mi ha dato dei preziosi consigli per danzare al meglio in Europa.

Alle "International Auditions" a Monaco ti sono stati offerti quindici contratti per alcune tra le migliori compagnie internazionali. Quali pezzi avevi portato alle audizioni e con quale criterio poi hai scelto il contratto da accettare?
Quando sono andato a Monaco nel 2000, David Allen ha creato un video e lo ha mandato perché c'erano troppi candidati e se mi ricordo bene sono stati accettati a partecipare solo quindici ragazzi e trenta ragazze. Non ho portato nessun pezzo, abbiamo fatto solo la classe. C'erano trenta direttori di compagnie diverse e guardavano la lezione tenuta direttamente in palcoscenico, davano gli esercizi da eseguire tutti insieme anche se la parte della sbarra si svolgeva in una sala danza in maniera appartata, mentre il centro avveniva sul palco davanti a loro. Sono stati tre giorni di audizioni, con tutte le spese pagate, un'idea incredibile che Jean-Christophe Maillot ha reso fruibile, dando la possibilità alla gente che veniva da tutta Europa - direttamente dall'ultimo anno di scuola - per trovare un primo impiego. Dopo di questo venivi chiamato e andavi a parlare direttamente con i Direttori. Ho avuto la fortuna di relazionarmi con l'assistente di John Neumeier che mi voleva ad Amburgo e poi Marseille che all'epoca c'era Pietra Galla, Renato Zanella Direttore di Vienna, Peter Martins del "New York City Ballet", e poi Charles Jude... non me li ricordo tutti! Ho accettato di andare a Vienna perché New York mi sembrava troppo lontano e distante dalla famiglia e volevo restare ancora vicino a loro. È stata una delle scelte migliori e peggiori della mia vita. Sono andato faccia a faccia con un qualcosa che non vorrei assolutamente più rivivere! Sono stato trattato abbastanza ingiustamente, però allo stesso tempo mi ha fatto capire e realizzare che è stata una scelta non bella ma al contempo buona perché ho imparato moltissimo nonostante le sofferenze.

Ha iniziato la carriera professionale a Vienna. È vero che per più di un anno non sei entrato in scena, nonostante il contratto firmato?
Sì è verissimo, avevo tantissima voglia di ballare anche se non mi è mai stata data la possibilità di provarlo e per dodici mesi non ho nemmeno preso parte ad uno spettacolo. Praticamente ho perso un anno completo perché il Direttore, all'epoca Renato Zanella, mi disse che ballavo come un Primo Ballerino e questo non andava bene dato che ero nel Corpo di Ballo. Grazie poi ai consigli del Maestro Yannick Bouquin il quale mi ha incoraggiato a provare in altre compagnie di ballo, tra cui Monaco di Baviera. Dopo un anno e due mesi trascorsi a Vienna, devo ancora oggi ringraziare Vladimir Malakov che portando una sua creazione intitolata "Verdi", ha fatto sì che mi mettessero a ballare in quanto lui si era impuntato per avermi nella produzione. Questa è stata la mia prima volta sul palcoscenico austriaco, ballando un Pas de Six, ed è stata un'emozione fortissima.

Poi, nel 2002 sei diventato membro dello "Staatsballett di Monaco di Baviera"; come reputi sia a livello formativo e artistico la tua permanenza in una delle più celebri compagnie europee?
Il contratto disponibile a Monaco era solo uno, arrivato alla fine, spiegai onestamente cosa fosse successo a Vienna e all'inizio Ivan Liska non mi offrì il contratto, ma allo stesso tempo mi rincuorò che se si fosse aperta un'altra possibilitào, mi avrebbe certamente contattato. Ero soddisfatto per l'audizione, ma deluso perché sapevo che non mi avrebbero mai più richiamato. Rientrando a Vienna, avevo già il biglietto per ritornare a Tirana e smettere di ballare. Mi sentivo amareggiato dall'esperienza europea e con essa tutti i miei sogni erano svaniti. Due giorni prima del volo per Tirana ho ricevuto una chiamata dalla segretaria di Ivan Liska, la quale mi avvisava che avevano pronto un contratto per me. Con tanto di biglietto aereo alla mano, ho deciso di provare ancora un'ultima volta e ho accettato la chance. Devo ringraziare, in particolare, due donne per essere giunto a Monaco: la prima è la moglie di Ivan Liska, Colleen Scott, alla quale sono piaciuto moltissimo, e l'altra è Juditte Tourosh, Prima Ballerina di Monaco che voleva assolutamente danzare in coppia con me.
 Solo dopo tre settimane in compagnia, il Primo ballerino si fece male ed il Direttore mi diede la possibilità di entrare in scena a ballare un ruolo principale, al fianco di Lisa Maree Cullum in "Bram Schönberg" di George Balanchine. È stata un'occasione incredibile! Solo cinque minuti prima dello spettacolo Ivan mi disse che questa sarebbe stata la mia unica opportunità per dimostrare le reali capacità, altrimenti sarei potuto rimanere nel Corpo di Ballo. La pressione era palpabile, però non mi spaventai, anzi volevo solo godermela ed infatti ho dato tutto quello che potevo.
 Le critiche furono molto buone e da quel momento in poi ebbi sempre nuove possibilità e sfide. Sono stato molto fortunato, ma penso che era proprio destino che andasse così. Monaco, a mio avviso, rimane una delle compagnie migliori al mondo, prima di tutto a livello artistico con un repertorio immenso. Ho ballato ruoli importantissimi, tra cui "La dama delle camelie", "Romeo e Giulietta" ecc. ad un'età giovanissima. Normalmente si ballano dopo i trent'anni perché sono ruoli impegnativi e che richiedono una maturità, tutto ciò mi ha fatto diventare un ballerino con un livello particolarmente buono, nonostante la mia altezza e le molte incapacità dovute a quest'ultima. Non c'era altra compagnia per conquistare tutte queste vittorie artistiche e tecniche. La crescita è stata graduale, ma sicuramente fondamentale!

Attualmente come è la tua giornata tipo?
Per il momento, siccome sono diventato freelance (dopo aver lasciato la Compagnia del "Dortmund Ballet"), non è sempre facile mantenersi in forma, ma cerco lo stesso di fare del mio meglio organizzandomi a seconda del lavoro che mi viene affidato e quindi preparo il corpo adeguatamente. Il mio allenamento si basa sulla palestra, che mi tiene in forma i muscoli quando non riesco ad andare a fare una lezione in Compagnia, e poi tanto è basato anche sulla alimentazione. Non è sempre facile organizzare la giornata tipo, perché essendo freelance sei comunque in attesa di una chiamata per un nuovo lavoro, e molte volte capita di avere parecchio tempo libero così da impigrirsi. Alla fine non puoi mai sapere quando ti chiameranno per uno spettacolo, quindi devi cercare di mantenere la motivazione e il controllo per essere costantemente in forma in qualsiasi momento. Non esiste precisamente un numero di ore giornaliere a cui dedico l'allenamento.

Come ti prendi cura del tuo corpo per mantenerlo sempre al massimo della forma?
Dipende dalla mia alimentazione e dal movimento fisico che svolgo, come per esempio correre, palestra, esercizi specifici per il corpo, con l'obiettivo di mantenere la muscolatura tonica ed elastica. È un mix tra alimentazione ed esercizi.

Tra tutti i grandi coreografi con i quali hai condiviso splendide creazioni, chi ti ha colpito maggiormente?
Ce ne sono tanti, ma uno di loro è John Neumeier (anche se non ha mai creato per la Compagnia cui ballavo), Russell Maliphant che è stato il primo a darmi una chance nella danza moderna, e ad oggi c'è Tim Podesta con il quale sto collaborando per vari progetti.
 Parlando da ballerino, i coreografi che fanno creazioni su te stesso sono davvero unici e la cosa più importante a mio parere è che utilizzino e vedano tutte le tue capacità per sfruttarle al meglio e trasformarle in qualcosa di speciale e ineguagliabile.
 Con quest'ultimo, Tim Podesta, ho lavorato recentemente su una nuova creazione che andrà in scena in Europa e nel Mondo, mentre precedentemente aveva creato già per me e Mara Galeazzi.

Hai danzato al Teatro alla Scala di Milano "Three Preludes" su coreografia di Ben Stevenson e il pas de deux da "Light Rain" su coreografia di Gerald Arpino (cofondatore nel 1956 del Joffrey Ballet di Chicago assieme a Robert Joffrey) ricevendo entusiastiche critiche, applausi e segni di approvazione. Che emozione è stata quella di ballare su uno dei palcoscenici più famosi al mondo?
Ballare al Teatro alla Scala è sempre stato un sogno, che è poi diventato realtà danzando queste due coreografie menzionate per la fine dell'Expo di Milano.
 Ho avuto molte occasioni e splendide opportunità di poter ballare su alcuni dei più famosi e rinomati palcoscenici teatrali che mai avrei immaginato; come appunto il Teatro del Bolshoi, il Marinsky di San Pietroburgo, il Teatro alla Scala di Milano... teatri che ogni ballerino sogna di poterci danzare almeno una volta nella carriera. Ho avuto questa splendida fortuna e l'esperienza è stata unica ed incomparabile. Il lato che ho apprezzato particolarmente è stato il pubblico italiano e la loro passione, dedizione ed affetto verso l'arte della danza e quella classica in particolare. Sono molto fieri di possedere un teatro così rinomato come la Scala, che per l'appunto ha accolto spesso uno dei più famosi ballerini al mondo Rudolf Nureyev. Tra tutti i grandi teatri nel mondo, di quelli menzionati prima e aggiungendo il New York City Ballet, il Royal Ballet di Londra, l'Opéra di Parigi, quello che a parer mio è sottovalutato purtroppo è il Teatro di Monaco di Baviera, che non vanta una grande fama perché sono conservatori. In ognuno di questi famosi teatri ove ho ballato, ho ricevuto diverse esperienze ma tutte uniche e ricche di soddisfazioni.

Dell'esperienza al Teatro alla Scala cosa ricorderai per sempre?
L'applauso alla fine di entrambe le coreografie. Il pubblico si è unito con un'energia estremamente calorosa ed onesta, facendoci un applauso alla russa. Avevo il cuore in gola dallo stupore di come il pubblico italiano percepisse così tanto la nostra arte e come siano stati aperti ad accogliere ogni sentimento ed emozione trasmesso loro. Sono riusciti a recepire quello che volevamo mostrare rendendoli parte di noi. Per me, non aver sentito nemmeno un respiro da parte del pubblico, mi ha lasciato estasiato e ha significato che tutti in sala erano sulla stessa "lunghezza d'onda".

Come hai trovato il pubblico milanese?
Sono molto selettivi, ovvero se gli piace un ballerino glielo dimostrano attraverso l'applauso dando così sfoggio di tutto l'amore che hanno per l'arte della danza. Questa selezione non nasce dal fatto di sapere o meno il nome del ballerino, se apprezzano un esecutore è per l'emozione che gli viene trasmessa e se riesci a colpirli ameranno la tua danza per sempre.

Tra i coreografi della scena internazionale con chi ti piacerebbe collaborare?
Uno sarebbe John Neumeier anche se per il momento non coreografa più balletti interi, e Nacho Duato. Tutti i coreografi internazionali con cui avrei voluto lavorare purtroppo sono o stanno andando in pensione, come ad esempio questi due menzionati e Mats Ek che sono, a mio avviso, i migliori.
 Ora mi piacerebbe lavorare con Tim Podesta, il quale ha creato diverse coreografie riconosciute a livello mondiale, e proprio l'anno scorso ha vinto il premio come miglior produzione a Londra.

Cosa consigli ai giovani che vogliono seguire l'arte della danza?
Siate voi stessi e non lasciatevi influenzare da chi vuole buttarvi giù o dice che mancate di talento, perché se c'è l'amore per la danza, anche se non c'è tanto talento, quello che conta è il lavoro e la dedizione. Non smettete di credere in voi stessi e date il massimo per quest'arte che purtroppo è ancora oggi sottovalutata.

Mentre l'arte della coreografia come la vivi? Hai già creato alcuni tuoi pezzi andati in scena, ti piacerebbe continuare su questa strada?
Quando ero giovanissimo avevo fatto due coreografie e dopodiché non ho più continuato anche se avevo ricevuto buone critiche. Per il momento sto creando due nuove coreografie a New York e voglio vedere come saranno percepite dal pubblico. Mi piacerebbe continuare su questa strada, ma non sono sicuro di volerlo fare per tutta la vita!

Ultimamente la danza si è evoluta e i danzatori maschi appaiono più atletici... come vedi questo rinnovamento?
Per me è un peccato. Sì è vero che molti sono arrivati ad avere un'ottima tecnica con tris, salti e giri, ma a mio parere è solo un circo. La danza ritmica per esempio ha molte cose che un ballerino non riesce a fare perché tecnicamente loro sono ad un livello molto più alto, quindi mi dispiace che il balletto sia visto come uno sport e non più come un'arte. Adesso il pubblico valuta in base a quanto alto salti o quanti giri fai. La danza deve rimanere ancora un'arte che viene trasmessa attraverso le emozioni che noi ballerini riusciamo a far percepire al pubblico.

Memorabili le tue esibizioni al fianco di Lucia Lacarra con la quale siete uniti nell'arte e nella vita. Al di là della persona cosa ti affascina nel suo essere ballerina?
Dopo aver ballato insieme in tanti spettacoli e balletti come "La Dama delle Camelie", "Romeo e Giulietta", "La bisbetica domata", "Onegin" (che per me rimarrà il numero uno), Lucia ha un'arte sua ineguagliabile e le doti che possiede la rendono la ballerina che tutti conosciamo, un'artista nell'anima. La cosa che la rende speciale è che lei sceglie i balletti che vuole fare e i titoli in cui può dare il massimo. Ballare insieme mi ha aiutato tanto nella qualità della mia carriera, ma allo stesso tempo ognuno di noi ha dato qualcosa all'altro, diventando una coppia in scena con una cieca fiducia. La fiducia è stata reciproca ed è cresciuta, aiutandoci l'un l'altro.

Lucia Lacarra è la nuova Direttrice del "Vìctor Ullate Ballet" di Madrid, cosa le auguri e consigli per tale prestigiosa nomina?
Le auguro che crei una Compagnia sotto la sua Direzione e per la quale lei prenda le decisioni, tutto il benessere e di essere una Direttrice all'altezza di quanto lo è in qualità di ballerina. Come consiglio posso dirle di mantenere l'amore per la danza anche da Direttrice e di essere giusta ed equa con i ballerini che ha e vedere tutte le cose che sono successe a lei, trasformandole in meglio per le generazioni future.

Con Lucia ballate insieme da più di dieci anni creando ogni volta l'incanto tanto da fondervi in unico elemento e questa magia il pubblico la percepisce e la vive con trasporto. Quanto vi emozionate ancora oggi ad entrare in scena fianco a fianco?
Abbiamo ballato insieme per undici anni e adesso non continueremo più, anche perché sarà più difficile per lei con l'incarico di Direttrice, e per decisione mia in quanto ho preso un'altra via scegliendo di cominciare a fare delle cose da solo. Ho voluto intraprendere un nuovo percorso che non coincideva con quello che lei voleva continuare. Adesso le nostre vite sono un po' diverse, ma tornando alle emozioni, sono sempre state grandissime e siamo stati riconosciuti come la celebre coppia Lucia Lacarra-Marlon Dino, tipo un marchio di fabbrica! Adesso che non balliamo più insieme non so come andrà, ma mi auguro per lei che con chiunque danzi abbia lo stesso successo, anche se per entrambi credo sia difficile perché quello che abbiamo instaurato in scena artisticamente è stato speciale e non semplice da trovare in un'altra persona.

Hai attraversato il mondo della danza con varie esperienze. Dove hai trovato l'energia e l'equilibrio per intraprendere sempre nuovi progetti e cambiamenti?
Questo ha tutto a che vedere con disciplina, passione e l'amore per quello che facciamo. Perché alla fine non è facile mentalmente e fisicamente, e con tutti i viaggi e spostamenti di orari non si è sempre al 100%. Dove esistono questi tre valori si può andare avanti ed ottenere maggiori soddisfazioni che nessun altro lavoro ti donerà mai.

Qual è stato il momento, fino ad oggi, nella tua carriera che non potrai mai scordare?
La prima volta che ho ballato "Onegin" a Monaco di Baviera ero emozionato ma allo stesso tempo sicuro. Il carattere del personaggio è diventato parte di me: la prima volta che mi sono visto allo specchio nel costume, mi sono proprio detto: "io non sono Marlon che balla Onegin, io sono Onegin". Questa è l'esperienza che mi ricorderò per tutta la vita!

Come gestisci l'ansia pochi attimi prima di entrare in scena?
Emozione, senza paura, concentrazione, e poi eseguo degli esercizi per attivare la muscolatura. 
I cinque minuti prima di entrare in scena sono quelli fondamentali e voglio essere lasciato tranquillo senza parlare con nessuno. Ogni giorno è diverso e allora non c'è un'ansia ma è un'emozione grande e differente... una sorta di eccitazione. Ed è proprio quello che mi affascina nell'entrare in scena, perché non si sa mai quello che potrebbe succedere.

Attualmente sei Guest Artist al Dortmund Ballet e alla "Russell Maliphant Company". Cosa apprezzi in queste due compagnie e come sintetizzarle in poche parole per chi non le conoscesse?
La Compagnia di Russell Maliphant dispone di pochi ballerini pur dando realmente il massimo in scena. È una Compagnia particolarmente moderna e gli esecutori possiedono una base classica anche se alcuni di loro non l'hanno mai studiata. Russell sceglie i suoi ballerini in base alle loro qualità fisiche e al loro carattere nell'esprimere l'arte tersicorea. Ognuno di loro è molto diverso l'uno dall'altro. Il suo stile è basato su brazilian capoeira, arti marziali, balletto classico e moderno, yoga e tai-chi. A volte crea delle cose che ti tolgono davvero il fiato e quello è il bello. La compagnia di Dortmund, invece, è un po' più grande, sono circa 25/30 ballerini e il nome del coreografo è Xin Peng Wang e nonostante abbia il suo stile, si lascia influenzare dalle persone che ha davanti. I ballerini che lui normalmente sceglie per me sono degli artisti, perché quelli a cui lui ha dato molte possibilità di ballare sono così speciali che lui crea lasciandogli la libertà di muoversi nella loro maniera. I ballerini sono fondamentali ed è proprio come per i musicisti con il loro strumento, per il coreografo lavorare senza il danzatore e la collaborazione ed interazione diventa impossibile. I ballerini sono l'essenza della Compagnia e la Compagnia di Dortmund ne ha avuto di incredibili. Adesso sono andati tutti via, ma avevano un talento indescrivibile e mancheranno molto.

Danza classica ma anche contemporaneo. Come ti sei accostato alla genialità e alla tecnica di Jirì Kylián?
Devo dire la verità: ho ballato solo due pezzi di Jirì Kylián. Per me lui è un grande coreografo, ma la danza classica per come lui la vede, non è nel mio stile. Sono estremo, mi piace ballare il classico, neoclassico o totalmente moderno come Mats Ek, Russell Maliphant o Tim Podesta. Ballando le coreografie di Jirì Kylián non mi sono trovato a mio agio, sono molto belle, ma non adatte alla mia personalità artistica.

Com'è stato ballare nel 2012 al Teatro dell'Opera di Tirana? Torni spesso nel tuo Paese e quanto è cambiato sotto il profilo culturale?
Bello tornare a casa per la prima volta a ballare "Giselle" e il pubblico è stato molto entusiasta, dandomi tutto il supporto possibile. La cultura sta cambiando parecchio, tornando ad infondere l'amore alla danza perché prima era stata lasciata un po' da parte. Adesso non ritorno molto spesso a Tirana, ma a dicembre sarò là a ballare per il pubblico albanese e sono eccitato solo all'idea. Spero di riuscire a portare un progetto per l'Opera e la Scuola di Tirana con un mio caro amico coreografo.

Recentemente hai ballato alla Fenice di Venezia nella produzione di Daniele Cipriani e sei stato premiato all'Anfiteatro Romano di Avella con il premio "Anfiteatro d'oro per l'arte della Danza", riconoscimento che porta il nome del Maestro Ricardo Nuñez. Cosa ami in particolare dell'Italia?
Amo l'accoglienza e il pubblico è molto aperto a tutti i tipi di danza. Il riconoscimento ricevuto ad Avella è stato un'immensa sorpresa soprattutto perché veniva dal pubblico italiano. Con Daniele Cipriani è sempre piacevole lavorare in quanto organizza tutto al meglio e i suoi Gala sanno unire un gruppo di artisti diversi tra loro ma che al contempo infondono un entusiasmo incredibile in scena.

Per un danzatore cosa significa misurarsi con lo stile neoclassico di George Balanchine?
Per un ballerino è una sfida immancabile. Balanchine ha creato una nuova era per il balletto classico andando sull'astratto o moderno. Nessun ballerino deve perdere l'occasione di danzare in una sua coreografia. Il Maestro Balanchine è stato uno degli artefici nell'evoluzione storica della danza.

Per concludere, caro Marlon, per tua esperienza e sensibilità artistica, la danza cosa ti ha donato di più bello fino ad oggi?
L'amore e la libertà per l'arte. Gli artisti veri sono coloro che possono trasportare le emozioni al pubblico creando un "cinema" live senza tagli e aggiustamenti. Quando un giorno smetterò di ballare mi ricorderò di quando ero in scena davanti a duemila, cinquemila o anche diecimila spettatori che guardavano solo me; questo ti fa sentire speciale e allo stesso tempo ti regala una soddisfazione che nessun tipo di arte è in grado di donarti: "ballare ed essere artista nello stesso tempo".

Michele Olivieri

Ultima modifica il Mercoledì, 03 Ottobre 2018 11:16

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