martedì, 20 novembre, 2018
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INTERVISTA a ALEXANDRE STEPKINE - di Michele Olivieri

Alexandre Stepkine Alexandre Stepkine

Nato a Saratov in Russia, Alexandre Stepkine si diploma nel 1976 presso la Scuola di coreografia, danza classica e carattere. Nel 1977 è Primo ballerino del Teatro dell'Opera e del Balletto di Saratov dove interpreta i principali ruoli del repertorio classico e moderno. Dal 1983 al 1988 è Solista del Teatro Kirov di San Pietroburgo dove lavora con grandi coreografi come A. Messerer e V. Vassiliev e partner famose, tra cui le ballerine I. Kolpakova e A. Asylmuratova. Dal 1988 al 1992 è Solista in Svizzera nel "Béjart Ballet Lausanne" dove interpreta numerosi ruoli principali nelle più note coreografie del grande Maestro. Nel 1998 viene nominato coreografo e responsabile dei "Piccoli Danzatori" del Teatro Massimo di Palermo. Collabora con il regista Jérôme Savary, curando nel 2002 le coreografie per "La Cenerentola" di Rossini, rappresentata al Teatro Massimo di Palermo, al Teatro Real di Madrid e all'Opéra Garnier di Parigi. Nel 2003, sempre per la regia di Savary, coreografa la rivisitazione dello spettacolo "La sempre Bella e la piccola bestia", rappresentata prima a Vevey in Svizzera e successivamente all'Opéra Comique di Parigi. Nel 2004 riceve da Carla Fracci l'incarico di Maître de Ballet del Teatro dell'Opera di Roma. Nel 2006, sul palcoscenico del Teatro Bolshoi di Mosca viene rappresentata la sua coreografia "Butterfly", interpretata dall'étoile Ilse Liepa. Nel 2007 è Maître de Ballet presso il "Maggio Musicale Fiorentino". Dal 2012 è docente di danza classica presso la Scuola del Balletto di Roma diretta da Paola Jorio.

Gentile Sasha, la voglia di danzare è nata da subito?
Il desiderio è nato quando avevo cinque anni, mia nonna mi portava alla scuola per bambini dove si eseguivano le danze di carattere, le tarantelle, gli spettacoli di Natale. In quella scuola studiava danza mia sorella, e agli inizi stavo sempre seduto sotto la sbarra a guardare, poi pian pianino mi sono alzato e ho iniziato a ripetere i passi che facevano i grandi e in quella maniera ho incominciato a danzare e a nascere in me la passione per quest'arte...

Che ricordi conserva del periodo di formazione in Russia a Saratov e del giorno del diploma?
Tantissimi ricordi, bellissimi e bruttissimi allo stesso tempo. Ho frequentato l'Accademia di Saratov, una scuola al pari di quella della Vaganova o di Perm in quanto possiede insegnanti molto validi e preparatissimi. Per gli esami all'ultimo anno di corso veniva un grande Maestro, già primo ballerino a San Pietroburgo, il quale mi ha proposto una borsa di borsa studio al 100% per andare a perfezionarmi presso l'Accademia Vaganova per un anno intero. Però non sono potuto andare perché il maestro, coreografo e direttore di compagnia del Teatro dell'Opera e del Balletto di Saratov ha voluto inserirmi nell'organico in qualità di solista e non mi ha permesso di spostarmi. Voleva che ballassi fin da subito!

Che anni erano per la danza quelli vissuti da Lei in gioventù?
Li ricordo con grande entusiasmo, sudore e sangue, facevo due lezioni al giorno, maschile e femminile... sono entrato in compagnia e solo dopo un mese siamo andati a Mosca per ballare al Bolshoi, ricordo che il coreografo mi ha letteralmente buttato sul palcoscenico e ho danzato in "Paquita", avevo diciassette anni, perciò è stata un'esperienza molto forte e indimenticabile... ero in perfetta forma fisica ed è stato il mio debutto a Mosca. Da quel momento tutti conoscevano anche l'esistenza del piccolo Sasha Stephkine.

Verso quale repertorio si sente maggiormente incline?
A scuola mi piaceva tantissimo eseguire la danza di carattere, l'avevo proprio nel sangue! Per quanto riguarda il repertorio ho iniziato con "Paquita" e poi ho proseguito con il "Lago dei cigni", "Don Chisciotte", "Bella addormentata", "Giselle"... per "Romeo e Giulietta" ho interpretato i ruoli sia di Romeo, Mercuzio e Tebaldo. Sicuramente "Giselle" è stato l'ultimo spettacolo in ordine di esecuzione in quanto è molto serio, devi essere già un artista affermato.

Rispetto ai suoi tempi quanto è cambiato il metodo di insegnamento classico?
Penso che l'insegnamento non sia cambiato. Basta osservare la scuola Vaganova, la scuola russa, la scuola francese, la scuola inglese... seguono la loro tradizione con un metodo che funziona da sempre. Esiste solo "vera danza" e un "vero insegnamento". Il passare e tramandare da maestro ad allievo è l'elemento fondamentale. La professione di ballerino non si può imparare dai libri perché manca l'emozione e la visione del mondo che permette ad un artista di tramandare l'arte con sentimento.

Con quale coreografo si è sentito più a suo agio e più in sintonia?
Con tutti coloro che ho lavorato, perché è il ballerino che deve entrare in sintonia con il coreografo e non il contrario... tu devi saper esprimere il pensiero del coreografo e se possiedi questa capacità allora vuol dire che hai fatto bene.

Qual è stato il tuo primo lavoro coreografico e da dove nasce la Sua ispirazione per una creazione?
L'ispirazione può nascere da tutto, dal sole, dalla luna, dal vento ma principalmente viene sempre dalla musica, dalle emozioni che ti donano i cambiamenti del ritmo e dei tempi. La musicalità è una dote naturale. Ho studiato sette anni musica alla scuola di Saratov e questo è importante: solfeggio, pianoforte, ascoltare, suonare... Fondamentale era anche il lavoro con il coreografo, lui metteva la musica, io ascoltavo e gli raccontavo cosa sentivo, una sintonia di capacità nell'ascoltare musica associandola alle immagini. Sul versante coreografico ho iniziato con delle piccole creazioni per le scuole, per gli spettacolini nati dalle mie ispirazioni, e poi nel periodo da Béjart avevo tante energie da trasmettere e far uscire. Ho cominciato a creare piano pianino e poi successivamente ho lavorato a Palermo per otto anni al Teatro Massimo e ogni anno montavo due o tre spettacoli per i giovani, non saggi, delle coreografie per opere liriche, allestimenti per professionisti adatti a gala e concerti da cui traevo ispirazione sempre e comunque dalla musica.

Le è capitato Maestro di conoscere delle persone dotate di grandi potenzialità artistiche ma che, per mancanza di spirito di sacrificio e sopportazione della fatica, non sono potute emergere?
Ho conosciuto persone che possiedono un fisico bellissimo e perfetto, supportati da forte tecnica ma che non sono riusciti a diventare ballerini per motivi diversi, come ad esempio la paura del palcoscenico. In sala danza erano bravissimi ed una volta entrati in scena si bloccavano. Mentre ne ho conosciuti altri esattamente al contrario: in sala niente e in palcoscenico si illuminano... è una questione psicologica!

Tra i tanti incontri avuti in scena e fuori dal Teatro chi vuole ricordare con più nostalgia e ammirazione?
Amo tutti i miei amici, colleghi, coreografi... meglio non pensare troppo ai momenti trascorsi della vita altrimenti smetti di esistere nel presente, bisogna sempre guardare avanti. Le nostalgie naturalmente sono tante, sia legate al mio Paese, al luogo in cui sono nato però ora vivo in Italia e questo è il "mio oggi"...

Pensa sia indispensabile per un coreografo aver avuto esperienza di danzatore o di insegnante?
Penso di sì, insegnare è trasmettere un qualcosa già vissuto in precedenza. Vedo tante persone che si improvvisano e diventano maestri, senza esser stati prima degli esecutori. Certi coreografi hanno strutture completamente diverse tra loro, riconosci subito quello che è più "regista" da chi invece è stato in passato "danzatore"... il coreografo-regista si orienta più verso il teatro-danza perché gli mancano i passi e i passaggi artistici.

Come colloca Béjart coreografo?
Faceva tutto, coreografo e regista, possedeva tanta conoscenza sia di classico che contemporaneo. Lui è sempre stato molto curioso di apprendere, parlava undici lingue, dal cinese all'arabo passando per il russo... imparava ogni stile di danza, andava a cercare e a curiosare in tutto il mondo per apprendere al meglio. Ricordo che diceva "quando non posso più fare una coreografia mi ammazzo perché senza questo non posso vivere".

Che aria si respirava al mitico Teatro Kirov di San Pietroburgo negli in cui era Solista?
Mi piace definirlo "il museo della danza classica". In quegli c'erano duecentocinquanta ballerini di cui trenta solisti suddivisi in quindici donne e quindici uomini e tutti lavoravano perché si tenevano contemporaneamente anche due spettacoli serali: uno dentro in teatro e uno fuori. Durante la tournée il teatro doveva continuare a lavorare, ogni settimana avevamo quattro spettacoli diversi... di balletto e di opera! Ruotavamo tutti noi solisti, davvero una macchina molto grossa ed impegnativa ma ricca di cultura, di arte e di spettacolo.

Certe volte sembra che la danza abbia mangiato la vita?
Esatto perché quando ballavo esisteva "vita e danza". A teatro c'è tutto, c'è la vita! Moglie e figli sono la famiglia ed è una cosa diversa dal teatro, noi russi siamo ballerini professionisti dentro al lavoro e non fuori... quando uscivamo dal teatro eravamo persone normalissime. Mentre in Europa, spesso fanno gli artisti fuori mentre dentro in teatro non lo sanno fare. Infatti se andiamo a vedere da vicino i più grandi artisti nella vita quotidiana sono persone semplici, educate, riservate come è stato per Maurice Béjart. Con lui lavoravamo a Losanna, ogni anno andavamo a Bruxelles, tutti lo conoscevano, una volta dopo lo spettacolo siamo andati a mangiare e tutti lo fermavano... spazzini, farmacisti, gente comune tutti conoscevano Maurice Béjart. Quando arrivava la compagnia il teatro era strapieno, sempre esaurito... la sua sua fama lo precedeva e tutto il mondo assisteva ad un Béjart che entrava in scena nel finale e salutava in jeans e maglietta di Versace e ringraziava tutti, mandava i baci al pubblico e alla compagnia schierata in palcoscenico.

Com'è stato lavorare al fianco del Maestro Béjart?
Bellissimo, molto interessante, difficile... in compagnia eravamo sessanta elementi, trentacinque uomini e venticinque donne. Noi solisti maschili provenivamo da tutto il mondo e il lavoro non mancava mai per nessuno, tutti avevano spazio e tutti danzavano.

Lasciare la Russia com'è stato?
Io non ho lasciato la Russia, l'unica volta che sono andato via è stato per recarmi da San Pietroburgo a Losanna in Svizzera da Béjart... La differenza è stata enorme, parlavo solo russo e loro parlavano inglese, francese italiano, ringrazio che la danza si può capire ed apprendere anche senza parole! Dopo due mesi ho imparato il francese, psicologicamente è stato difficile anche se il lavoro andava benissimo, l'unico momento meno bello era quello del fuori lavoro. Sicuramente la differenza di vita tra Russia e Svizzera era notevole. Il mio Paese ero povero e per di più con la Perestrojka che stava distruggendolo, sono andato a Losanna e c'era totalmente un ambiente differente. Ricordo che mia nipote una volta mi chiese "è vero che in Svizzera ci sono 14 tipi di formaggi diversi?" e io gli risposi "non sono 14 ma bensì 114" questo per dire che in Russia ne facevano solamente di due tipi; un altro mondo completamente che ha passato tempi positivi e negativi... il comunismo, la Perestrojka eccetera.

Come ricordare al meglio la sua prima esperienza professionale al Teatro dell'Opera e del Balletto di Saratov?
Ho lavorato benissimo cinque anni da Solista e poi sono diventato Primo Ballerino... più di così non potevo salire di grado e per questo poi ho scelto di andare via.... Il Teatro dell'Opera e del Balletto di Saratov dista 1600 km da San Pietroburgo e 800 da Mosca, è una città sul Volga riccamente culturale, è il secondo museo mondiale, con una grande scuola di circo, il Conservatorio... una realtà con un grande fermento!

L'Italia cosa le ha regalato di più bello a livello artistico?
Ci sono stati tanti aspetti interessanti, ad esempio durante gli stage, oppure quando lavori al fianco di persone preparate che conoscono profondamente il mondo della danza come la Signora Paola Jorio, che dirige la Scuola del Balletto di Roma, di cui sono attuale docente di danza classica. L'Italia, ieri ed oggi, mi ha permesso di formare tanti ballerini di successo, anche in passato al Teatro Massimo di Palermo, istituzione che mi ha dato grande fiducia in qualità di coreografo e responsabile dei "Piccoli Danzatori".

Un suo pensiero per Carla Fracci e per il periodo trascorso all'Opera di Roma?
Carla Fracci mi ha consentito di lavorare con lei, ho fatto tutto, lezioni, prove, aiuto coreografo, ad esempio per "Maria Stuarda". Conservo un bellissimo ricordo, non ho mai avuto nessun scontro o contrasto, e anche Beppe Menegatti lo ricordo sempre molto gentile e corretto.

Attualmente è docente di danza classica alla Scuola del Balletto di Roma diretta da Paola Jorio, come si riconosce un buon talento e quali sono i più validi consigli per un giovane danzatore in formazione per preservare la disciplina, il rigore e lo stile?
Per capire il talento bisogna prima lavorare sodo... il talento lo possiedono molti bambini ma solo un bravo e preparato Maestro ha la possibilità di educare al meglio l'allievo affinché il talento primeggi. Ci vuole fatica, cura, lavoro e rigore... Il talento lo vedi subito dagli occhi, da lì si intuisce perfettamente la vena artistica.

Cosa pensa della nuova generazione?
Hanno i loro difetti come avevamo noi, le persone più grandi ci dicevano le stesse cose che diciamo oggi noi! Nella danza è cambiata la tecnica e l'estetica, la disciplina classica ricerca altre forme, altre linee, però a mio avviso la tecnica non deve superare artisticamente la persona e non deve diventare il "circo" perché la danza accademica è un'altra cosa... significa forma, preparazione fisica, espressività, tecnica, miscelando tutti questi elementi all'interno dello spettacolo. Se qualcuno vuole fare il circo può andare al circo. Ci vuole tanta cultura, i bambini prima devono leggere e assistere agli spettacoli... noi da piccoli andavamo sempre a teatro. I genitori oggi devono avere l'obbligo morale di educare i bambini al teatro e alla cultura, non devono aspettare che venga fatto solo dalle scuole. I genitori devono portare ed accompagnare i loro figli a teatro così si educano anche loro stessi all'amore per l'arte... perché se lo si desidera tutti comprendono "la danza" e se non la si capisce sicuramente la si percepisce!

Michele Olivieri

Ultima modifica il Venerdì, 12 Ottobre 2018 14:42

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