martedì, 20 novembre, 2018
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INTERVISTA a ALESSANDRO MOLIN - di Michele Olivieri

Alessandro Molin. Foto Francesco Candi Alessandro Molin. Foto Francesco Candi

Alessandro Molin è nato a Venezia, ha studiato con Christian Ferrier e poi con Daniel Franck a Parigi e con Stanley Williams a New York. Ha iniziato la sua carriera professionale al Teatro La Fenice di Venezia e poi con la Compagnia Aterballetto, dove si è subito imposto come uno dei migliori danzatori italiani del momento, interpretando i ruoli principali in coreografie di Bournonville, Balanchine, Ailey, Limón, Tudor, Tetley, Petit, oltre che nelle creazioni di Amedeo Amodio, spesso in coppia con Elisabetta Terabust. La sua notorietà internazionale è dovuta soprattutto ai diversi anni come "principal dancer" del London Festival Ballet, con il quale ha danzato in tutto il mondo nei ruoli principali del repertorio classico (Schiaccianoci, Giselle, Romeo e Giulietta, ecc) e moderno (da Boléro di Béjart alle coreografie di Neumeier, Bruce, ecc). Nel 1989 è stato "étoile" del Teatro alla Scala di Milano, inaugurandone la stagione con partner Carla Fracci, e danzando poi "Raymonda" di Grigorovic, "Don Quixote" di Rudolf Nureyev, ecc. In seguito è stato ballerino principale del "Ballett der Deutschen Oper di Berlino", per poi tornare con l'Aterballetto, pur continuando ad apparire come ballerino ospite di teatri e compagnie internazionali; con Carla Fracci ha interpretato una creazione di Beppe Menegatti per il "Balletto della Scala" nel 1994 "Alma Mahler Gropius Werfel - La bambola di Kokoschka". Di nuovo con l'Aterballetto, nel 1995 è stato Don Josè nella "Carmen" creata da Amedeo Amodio a Reggio Emilia e in tournée in Italia e all'estero. È stato ospite regolare dell'Arena di Verona, come partner di Carla Fracci, con la quale è stato tra l'altro protagonista del balletto "Omaggio a Nijinskij", che ha ricevuto il Premio 1996 della Fondazione Stravinskij-Nijinskij di New York. Ha collaborato come Primo ballerino ospite al Teatro dell'Opera di Roma nei balletti: "Nijinskij ritrovato in Jeux", "Serata romantica", "Passasti al par d'amore", "Gerusalemme", "Serata Nijinskij-Fokine", "Amleto, principe del sogno", "Shakespeare in danza". Come sue partner ha avuto: Carla Fracci, Natalia Makarova, Elisabetta Terabust, Alessandra Ferri. Tra i diversi riconoscimenti ottenuti: il Premio Positano nel 1990 e il Premio Tani a Roma nel 1995. Pubblico e critica internazionali lo considerano uno degli artisti italiani di maggior spicco di questi anni, riconoscendogli, tanto nel repertorio classico quanto nelle numerose creazioni di ruoli moderni, qualità tecniche ed artistiche non comuni, illuminate da uno speciale fascino scenico. È stato ospite del Teatro dell'Opera di Roma durante la tournée della Compagnia romana al Teatro Bolscioi di Mosca nel maggio 2003 e durante le ultime tournée (aprile 2006) al Teatro Bellini di Catania e al Teatro Verdi di Trieste (nei balletti "Le Bal" e "Jeux"). Nell'estate 2006 è stato tra i protagonisti de "La Vestale", coreografia di Paul Chalmer, alle Terme di Caracalla a Roma. Nel maggio 2007 è stato Diavolino in "Catarina la figlia del bandito", coreografia di Fredy Franzutti al Teatro Nazionale di Roma.

Carissimo Alessandro, la tua carriera artistica è talmente lunga, ricca ed affascinante che è quasi difficile elencare tutti gli eventi, le esibizioni e le collaborazioni. Da bambino ti saresti mai aspettato un futuro così ricco di soddisfazioni?
Avevo intuito che sarei riuscito a concludere qualcosa di buono nell'ambito della danza, dato che gli esperti esprimevano giudizi bellissimi ogni qual volta mi vedevano, ma personalmente non pensavo di raggiungere dei livelli così alti.

Ma la danza è sempre stato il suo sogno o da ragazzino ambivi ad altre professioni?
Sin da piccolo appena sentivo la musica iniziavo a ballare, per cui credo che la sincera passione per l'arte tersicorea era già scritta nel mio Dna.

Quali sono stati i momenti più importanti nella tua formazione coreutica e a quali Maestri sei più grato?
Gli studi coreutici sono iniziati con il primo Maestro Christian Ferrier con il quale ho nutrito fin da subito un rapporto, oltre che professionale anche paterno, e lo conservo tuttora nel mio cuore. In seguito c'è stato l'incontro con l'altro grande Maestro Daniel Franck. Devo a loro due la mia formazione e tutta la fortuna ed il successo riscontrati in carriera.

Sei nato a Venezia, la città più affascinante al mondo, ricca di cultura, storia e arte. Quali sono i tuoi primi ricordi legati a Venezia e alla Danza?
Oltre ad avere la fortuna di esserci nato, Venezia è veramente unica al mondo! Ho viaggiato spesso per lavoro ma non ho mai trovato un'atmosfera così particolare e magica come quella della Serenissima. Sicuramente ricordo con estrema gioia la mia prima volta in palcoscenico, non ancora maggiorenne, nel meraviglioso Teatro La Fenice con l'opera lirica "La Traviata" di Giuseppe Verdi.

Per chi non lo conoscesse come dipingere al meglio il Maestro Christian Ferrier? Quali sono stati i suoi consigli più preziosi ricevuti a Venezia durante gli studi?
Il Maestro Ferrier è stato per me un secondo padre, oltre ad avermi insegnato l'arte della danza mi ha forgiato con consigli preziosissimi sui valori etici e morali, e mi ha fatto capire come affrontare al meglio le varie difficoltà professionali, con l'assoluto rispetto nella vita di tutti i giorni. Punti di vista che non dimenticherò mai.

Lasciata Venezia ti sei trasferito a Parigi. Che tempi erano per la danza e qual è stato il tuo impatto con lo stile francese?
Quando sono arrivato a Parigi, oltre all'incanto della bellezza cittadina, ricordo di essere entrato in sala per la prima lezione con il Maestro Daniel Franck, ero molto preoccupato perché non mi sentivo al livello di preparazione degli altri allievi della scuola dell'Opéra, e pensavo che era troppo per me che provenivo da una scuola privata e non possedevo ancora una conoscenza adeguata... ma poi il Maestro mi ha preso sotto la sua ala ed è andato tutto alla perfezione!

Un tuo ricordo particolare per Daniel Franck?
Daniel Franck era la competenza e la classe fatta persona, con una particolare eleganza nel mostrare i vari esercizi, era un uomo altissimo con un pizzetto che gli donava un ulteriore tocco di personalità. Non mi incuteva paura ma bensì timore di deluderlo. A mio avviso era unico e mi ricordo ancora esattamente le sue correzioni.

Mentre del periodo americano al fianco di Stanley Williams cosa ti è rimasto di più caro?
La permanenza a New York mi ha permesso di comprendere e percepire la danza in maniera inedita, si è rivelata una svolta importante. Il Maestro Stanley Williams è considerato ancora oggi un genio dell'insegnamento, e a ragione lui lavorava sulla musicalità e sulle dinamiche del movimento ed era già allora di una modernità incredibile, non per niente in molti continuano a definirlo "metodo Stanley Williams". Mi considero realmente fortunato ad essere stato suo allievo.

Come è avvenuto l'ingresso ad Aterballetto e qual era la novità apportata da questa compagnia, ancora oggi tra le più accreditate, sulla scena internazionale?
L'Aterballetto è stata la prima compagnia dove ho iniziato la carriera di danzatore. Sin da subito è risultato impegnativo dal punto di vista della mole di lavoro a cui non ero abituato, ma ben presto sono stato ripagato dalle numerose soddisfazioni, tanto da non sentire nemmeno più la fatica. All'Ater ho lavorato con grandi coreografi e ho incontrato per la prima volta Elisabetta Terabust ed è stato subito amore artistico a prima vista. Ho ballato i miei primi ruoli importanti al suo fianco, e poi si è instaurato un rapporto di stima e di autentico affetto che è durato per sempre. Ricordo che la compagnia era composta da ballerini bravissimi e ognuno con una propria personalità, all'epoca credo fosse l'unica alternativa alle compagnie degli enti lirici italiani. Alla direzione c'era il Maestro Amedeo Amodio, mio padre artistico con il quale nel tempo si è instaurato un bellissimo rapporto. Amodio ha creato diversi ruoli per me e per la compagnia, sicuramente è stato un periodo di crescita innovativa che non esisteva, almeno in Italia.

A quali produzioni di quei tempi sei più legato e a quali coreografi?
In primis al Maestro Amodio e al mio primo ruolo importante Anubis nel balletto "Sphynx" coreografato da uno dei geni della danza contemporanea, Glen Tetley, con Elisabetta Terabust e Peter Schaufuss, titolo con il quale abbiamo goduto di un successo internazionale. Da ricordare anche William Forsythe e Alvin Ailey che hanno fatto delle creazioni per la compagnia.

Hai avuto modo di collaborare con Amedeo Amodio e con la splendida étoile, da poco scomparsa Elisabetta Terabust. Un tuo ricordo personale per entrambi?
Il Maestro Amodio è un uomo con una qualità creativa che pochi possiedono, e con un gusto del tutto italiano legato al nostro meraviglioso paese. Di Elisabetta posso dire che ancora sono molto addolorato per la sua perdita, è stata una creatura unica e non se ne è andata davvero perché è e rimarrà sempre parte di me.

Un aggettivo per le tue più famose partner artistiche, Carla Fracci?
Mitica e irraggiungibile! Su Carla Fracci desidero spendere non solo un aggettivo, ma dire che anche lei ha segnato un periodo importante della mia carriera. L'ho conosciuta in compagnia di suo marito, il Maestro Beppe Menegatti, a Venezia, ero ancora un ragazzino... loro sono stati nei miei riguardi meravigliosi, sia dal punto di vista affettivo che artistico, una seconda famiglia.

Natalia Makarova?
Icona sacra della danza.

Alessandra Ferri?
Artista superlativa di grandissimo carisma.

Sicuramente il "passo" che segna il tuo percorso prende vita al "London Festival Ballet" per cui ne divieni Principal dancer. Soffermiamoci su questo aspetto importante della tua carriera. Quanto è stato fondamentale arrivare a Londra e perché?
Londra è una città meravigliosa, così multietnica e moderna... Lì è iniziato il mio percorso di danzatore nel repertorio classico. Un periodo fondamentale in quanto era una routine quotidiana provare balletti del grande repertorio, e di questo devo ringraziare ancora una volta Elisabetta Terabust e Peter Schaufuss, il quale mi ha offerto un contratto come Primo ballerino, dato che aveva assunto da poco la direzione della compagnia. Ricordo che mi disse "se vuoi intraprendere una carriera internazionale devi assolutamente ballare anche il repertorio classico". A Londra ho fatto veramente, come si suol dire, la gavetta.

Mentre del periodo trascorso al "Ballett der Deutschen Oper di Berlino" cosa ti ha entusiasmato maggiormente?
A Berlino possedevo un contratto come "étoile ospite residente", il che significa che spesso lavoravo con la compagnia tedesca ma continuavo ad apparire anche in altre compagnie in qualità di "guest". Berlino in quel periodo era in continua crescita, da poco era caduto il Muro, per cui ho avuto la fortuna di vivere a pieno l'atmosfera e gli umori... è stata un'esperienza unica e molto toccante vedere le persone così felici!

Che emozioni si provano a danzare sul palcoscenico del Teatro alla Scala tu che spesso ti sei esibito in qualità di étoile?
Al Teatro alla Scala di Milano è stata un'altra esperienza unica che mi ricorderò per sempre. Un periodo meraviglioso, dato che ero in piena ascesa dal punto di vista di carriera artistica, e il sentirmi così richiesto dai teatri - specialmente italiani - mi rendeva orgoglioso. Certamente il pensiero di ballare alla Scala, nel tempio incontrastato nazionale della danza, mi intimoriva ma ricordo all'apertura di sipario l'enorme emozione provata... un sentimento indescrivibile! Tra l'altro era presente mia madre e per la prima volta mi vedeva ballare... per cui che dire se non "meraviglioso"!

In base alla tua esperienza, com'è attualmente lo studio della danza in Italia?
Lo studio della danza in Italia è molto buono, certo quello che manca sovente sono le strutture, ed è un peccato dato che abbiamo una moltitudine di talenti, sia danzatori che insegnanti, spesso costretti a lavorare in spazi esigui o ad andare all'estero.

A tuo avviso come si riconosce un buon Maestro di danza? Quali sono le qualità (oltre all'esperienza e allo studio) che non possono prescindere da questa figura fondamentale nella crescita dei giovani allievi?
A mio avviso un buon Maestro deve essere principalmente un buon psicologo, e riuscire a sbloccare quella condizione mentale che in seguito si ripercuote nel movimento. Naturalmente dipende anche dalle fasce di età degli allievi, ma comunque queste problematiche si presentano spesso negli adulti e il Maestro deve saperle capire e risolvere... aspetto per niente facile!

Tra tutti i teatri del mondo in cui ha danzato dove si è sentito più a casa? E qual è secondo te il pubblico più affettuoso nei confronti del balletto e dell'arte tersicorea?
Ci sono alcuni Paesi dove la tradizione è radicata nel pubblico in maniera più forte e altri meno, per quanto riguarda i teatri ho praticamente trascorso la mia vita sui palcoscenici internazionali per cui alla fine posso dire di essermi sentito bene ovunque.

Hai ricevuto prestigiosi riconoscimenti e premi alla tua arte, cosa hanno significato visti tutti i sacrifici e il duro lavoro di rigore e disciplina che il mestiere del ballerino richiede?
Sicuramente i premi e i riconoscimenti fanno molto piacere, aggiungono prestigio al curriculum e gratificano ulteriormente. Per quanto riguarda i sacrifici se una ama quello che fa, e lo esegue con passione ed amore allora non è un sacrificio. Personalmente mi ritengo fortunato, ho realizzato il mio sogno... sacrificio è al contrario essere costretti a fare qualcosa che non piace e non si è scelto.

Dovendo tirare una sorta di bilancio sulla tua invidiabile carriera, qual è il tuo pensiero?
Spero che leggendo questa nostra intervista Michele le giovani generazioni prendano spunto dalle mie risposte per intraprendere un futuro esclusivamente legato al proprio sogno.

Alessandro, possiedi ancora un "sogno nel cassetto" da realizzare per la danza?
È quello di lasciare un segno nei giovani, dato che attualmente insegno presso la scuola di danza del Teatro dell'Opera, così da trasmettere loro tutto ciò che ho imparato nella mia lunga carriera artistica di successo.

Come ti eri accostato al Boléro di Béjart? Una delle coreografie più note entrate di diritto nei libri storia della danza?
Il "Bolero" di Bejart è stato uno dei più bei momenti nella mia carriera, un vero capolavoro della danza del Novecento. Ho avuto l'onore di ballarlo per la prima volta, a Londra, con la compagnia dell'English National Ballet. In seguito l'ho danzato in giro per il mondo con altre compagnie in prestigiosi Gala... una soddisfazione unica!

Sul versante classico quali sono state le difficoltà nella "Raymonda" di Grigorovic?
Non ho trovato particolare difficoltà nella "Raymonda" del Maestro Grigorovich. Ho avuto un po' di problemi con la pendenza del palcoscenico del Teatro alla Scala, ma alla fine continuando con le prove e soprattutto serata dopo serata il tutto è andato per il meglio.

Per concludere Alessandro, la danza cosa ti ha regalato di più nobile nella tua vita?
La danza mi ha donato ogni cosa ed in particolare mi ha fatto diventare quello che sono. Ringrazio Dio, e tutte le persone che hanno creduto e credono ancora in me, come artista.

Michele Olivieri

Ultima modifica il Giovedì, 01 Novembre 2018 17:49

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