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ULTIMA LETTERA A THEO - di Rocco Taliano Grasso

ULTIMA LETTERA A THEO
di Rocco Taliano Grasso

Van Gogh ritorna. Si risveglia casualmente a Roma, a un ingresso della metropolitana. Porta con sé un cavalletto e una valigia di cartone con l’occorrente per dipingere e scrivere, ma il suo aspetto da mentecatto scatena immediatamente contro di lui il disprezzo dei passanti. A questi si alternano le ondate di passeggeri che fuoriescono nevroticamente dal metro travolgendolo più volte. Subito si fa strada in lui il sospetto di trovarsi in un mondo più compromesso e frenetico che mai. Ai primi morsi della fame, per avere aiuto e conforto intreccia così un dialogo a distanza col fratello Theo, come nelle centinaia di lettere che i due si scambiarono dal 1872 al 1890. Quando è ormai solo e disperato, irrompe sulla scena un venditore ambulante di panini che lo tratta inizialmente con durezza e si rifiuta di dargli da mangiare gratis. Vincent però ricorda di avere con sé 70 franchi inviatigli da Theo che il commerciante accetta volentieri, finché non scopre sulle banconote la data del 1870…
Il pittore, per sdebitarsi, gli propone di fargli il ritratto. Pian piano tra i due si instaura un forte sentimento di amicizia che spinge il nuovo amico a prenderne le difese contro un delinquente che vuole sfruttarlo; soddisfatto del ritratto, il paninaro non esita a procurargli perfino dei clienti. Ma da un critico d’arte famoso di passaggio Vincent viene a sapere che una galleria di Roma ospita l’anteprima mondiale di una mostra con 10 capolavori immortali di Van Gogh e uno strillone che gli passa accanto annuncia la vendita all’asta di Sotheby’s degli Iris per più di 50 milioni di dollari…
Lo stesso giornale pubblica la notizia del nuovo omicidio del mostro dei Fori. L’ansia di Vincent di comprare il giornale e la sua mano sporca apparentemente di rosso-sangue attira su di lui i sospetti degli astanti che vanno a informare la polizia. Recatosi alla sua mostra, si rifiutano di farlo entrare ma il critico d’arte conosciuto, Arnheim, si insospettisce nel sentire Vincent raccontare fin troppi particolari, alcuni sconcertanti, sulla vita del pittore, smentendo perfino alcuni suoi critici e intenditori…
L’irruzione della polizia per arrestarlo lo costringe alla fuga ed egli arricchisce la tavolozza toccando con mano il vero volto della gloria che già detestava nella vita precedente. Soprattutto, questo drammatico e paradossale ritorno gli fornisce ancora una volta l’occasione di interpretare e testimoniare un’opinione più alta della pittura: essa serve all’artista a esprimere le sue visioni interiori. (H. Matisse)

Ultima modifica il Martedì, 05 Dicembre 2023 22:04
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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