mercoledì, 17 luglio, 2019
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Sabato, 29 Ottobre 2011
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OTELLO - BALLETTO DI ROMA

Fabrizio Monteverde, dopo l’importante successo di critica e pubblico riscosso nelle scorse stagioni dal suo Giulietta e Romeo, torna con una nuova versione dell’Otello (su musiche di Antonin Dvorˇák), in cui rivisita il testo di Shakespeare lavorando soprattutto sugli snodi psicologici che determinano le dinamiche dei rapporti ambigui e complessi nel triangolo Otello-Desdemona-Cassio, dove i tre vertici risultano costantemente intercambiabili grazie agli intrighi di Jago e alle varie maschere del ‘non detto’ con cui la Ragione combatte – spesso a sua stessa insaputa, ancor più spesso con consapevoli menzogne – il Sentimento. L’ambientazione costante in un moderno porto di mare (un dichiarato omaggio agli sgargianti fotogrammi fassbinderiani di Querelle) chiarisce e amplia l’intuizione di base: se Otello davvero è, com’è stato sempre, un “diverso”, un outsider non tanto per il colore della pelle quanto per il suo essere straniero, ovvero qualcuno abituato ad altre regole del gioco, è anche vero che la banchina di un porto è una sorta di zona franca, un limbo dove si arriva o si attende di partire, un coacervo di diversità dove tutte le pulsioni vengono pacificamente accettate come naturali e necessarie proprio per il semplice fatto che lì, nel continuo brulicare del ricambio umano, lo straniero, il diverso, il barbaro non esistono. Precoce dramma romantico, l’Otello ben si presta alla lettura elaborata da Monteverde, dove anche l'enfasi di Dvorˇák trova una sua pertinente collocazione fungendo spesso da sottile contrappunto ironico all’azione dei personaggi.

Sabato, 29 Ottobre 2011
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L'ASTICE AL VELENO

«L’astice al veleno è una commedia che ho scritto nell'autunno del 2010. Protagonisti sono Barbara e Gustavo. Lei è un’attricetta amante addolorata e delusa del regista dello spettacolo che sta provando, Gustavo è un pony express che porta in giro pacchi dono per il Natale imminente. La vicenda nasce infatti, e finisce, nella giornata del 23 dicembre, e si svolge nel teatro dove Barbara debutterà tra pochi giorni. In scena con i protagonisti ci sono quattro statue facenti parte della scenografia: una lavandaia del Cinquecento, uno scugnizzo di Gemito, un poeta rivoluzionario tratto dal Regno delle Due Sicilie e un ‘munaciello’, figura mitologica dell’iconografia popolare napoletana che si esprime come un primitivo. Barbara parla con con queste figure inanimate che nella sua fantasia prendono vita, e solo lei (con il pubblico in sala) le vede “vivere”, come gli amici immaginari dei bambini... ma quando in teatro arriva Gustavo vestito da Babbo Natale, e anche lui vede le statue che si muovono, è il segno che tra i due c’è molto in comune…».

Vincenzo Salemme

Sabato, 29 Ottobre 2011
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IN QUESTE STAGIONI FURIOSE

L’opera di Raymond Carver, uno dei più grandi romanzieri americani, considerato erede di Hemingway, in realtà artista dall’originalità spiccata e capace di raccontare l’animo umano fin dentro le estreme sue pieghe, ben si presta ad essere narrata e posta sul palcoscenico. Maddalena Crippa e Andrea Nicolini propongono in questo recital alcuni dei racconti più forti e coinvolgenti della vasta opera dell’autore americano, storie di uomini nel quotidiano scontro con le miserie dell’esistenza, storie di coppie che vedono morire impotenti la loro storia d’amore nel caldo pomeriggio di un motel (Gazebo), o terremotate dalla semplice e terribile scoperta di antichi e mai confessati tradimenti (Vuoi star zitta, per favore?). I testi di Carver si alternano alle musiche originali per pianoforte solo di Andrea Nicolini eseguite dal vivo da Caterina Picasso.

Mercoledì, 30 Novembre 2011
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AMLETO

Studio su Amleto - atto primo è la prima tappa di un percorso di approfondimento sul testo di Shakespeare iniziato nel gennaio 2010.
Il testo che arriva dalla lontananza di secoli, graffiato dal vento del tempo che ha attraversato per arrivare fino a noi, comincia a prendere forma in scena limato, consumato, deformato.
Asciugato dalle ripetizioni informative, dagli aspetti più prettamente letterari, manteniamo di esso la struttura dei fatti essenziali che sostengono la parabola della vicenda.
Ogni quadro diventa un’occasione per disegnare un aspetto della condizione umana che ancora oggi ci riguarda, un incontro con ciò che di questa materia ancora ci risuona e scuote per i meccanismi connessi alle relazioni.
Il teatro è fatto da persone, carne viva e sensibile nel momento presente. Abitiamo il luogo scenico attraverso il veicolo di Shakespeare: solo ciò che oggi ci inquieta e ci brucia, attiva l’azione e dà forma alla scena.
Il testo di Shakespeare ci invita ad aprire la porta ai fantasmi interiori, al male. Si ripropone il primo assassinio, quello tra i due fratelli, Caino e Abele, circoscritto nel microcosmo familiare. Dal buio vengono alla luce i “fatti sporchi”, gli aspetti brutali della condizione terrena segnati dalla morte e dal dolore che l’uomo prova nella carne, nel cuore di fronte all’ineluttabile.

Mercoledì, 30 Novembre 2011
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RUMORE DI ACQUA

Il primo racconto di traversata che ho ascoltato a Mazara, nella sede della San Vito Onlus, è stato quello di una minuta, coraggiosa donna tunisina: timida, col suo italiano spezzettato tra i denti, faceva fatica ad alzare gli occhi. Ho cambiato il suo nome in Jasmine, ho trasfigurato la sua storia mantenendone gli aspetti essenziali. E’ la prima che ho ascoltato ed è anche l’unica storia, tra quelle evocate dal generale, che riguarda non un annegato o uno scomparso, una morte, ma una vita che si salva. Si salva davvero? Siamo innocenti noi? Sono innocente io? Di tutte quelle tragedie che avvengono altrove, lontano dalla mia casetta, posso ritenermi non responsabile? Che c’entro io con la morte di mio fratello?
Marco Martinelli

Rumore di acque è come un oratorio per i sacrificati ei Fratelli Mancuso lo hanno arricchito con le loro potenti voci di satiri antichi, che sembrano gridare il dolore dell’umanità dal fondo di un abisso.

Rumore di acque è la seconda tappa del trittico del Teatro delle Albe Ravenna-Mazara 2010 - a cura di Marco Martinelli, Ermanna Montanari e Alessandro Renda - ovvero tre opere che in maniera differente prendono Mazara del Vallo come simbolico luogo di frontiera e punto di partenza per un affresco sull'oggi.

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