venerdì, 26 maggio, 2017
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(LONDRA) "Obsession", concepito e diretto da di Ivo van Hove - Il teatro si fa ricco di cinema. -a cura di Beatrice Tavecchio

Salina Reijn e Jude Law in "Obsession", regia Ivo van Hove. Foto Jan Versweyveld Salina Reijn e Jude Law in "Obsession", regia Ivo van Hove. Foto Jan Versweyveld

Obsession
dal film di Luchino Visconti
Concepito e diretto da di Ivo van Hove
scenografie e luci di Jan Versweyveld
musiche e suoni di Eric Sleichim
Con Jude Law (Gino), Halina Reijn (Hanna), Gijs Scholten van Aschat (Giuseppe), Chukwudi Iwuji ( prete e poliziotto)
Barbican Theatre, 19 aprile - 20 maggio 2017.
Sarà trasmesso NTLive l'11 maggio 2017 in cinema in UK

Il teatro si fa ricco di cinema.

Un'ora e quaranta minuti, senza intervallo. Una resa essenziale della passione, al centro del film di Visconti, che coinvolge e distrugge Gino e Anna. Travolti dalla passione, uccidono il marito di lei, ma poi Anna muore in un incidente stradale e Gino è arrestato. Una scena spoglia, ancora più percepita come tale per le grandi dimensioni in orizzontale del palco, dove la passione 'primordiale' dei protagonisti acquista una dimensione universale proprio per i grandi spazi e la mancanza dell'ambientazione anni quaranta del film. Solo un abbozzo di cucina, cubo grigio minimalista, la carcassa dello scheletro di ferro di un'auto col motore funzionante, un mastello di plastica rettangolare sotto la bocca della pompa dell'acqua, una fisarmonica incassata in una vetrina espositiva come reliquia di un'altra epoca, persi nello spazio del palcoscenico. Per Ivo Van Hove, è una scena astratta e realistica allo stesso tempo, che si ispira ai dipinti di Hopper.
Nel programma il regista riferisce ad una frase che è diventata quasi il suo motto, dal libro di Peter Conrad "A Song of Love and Death" (Una canzone d'amore e di morte) sull'opera e che per lui rappresenta "quello che lo spettacolo potrebbe o dovrebbe essere. È una definizione dell'opera, della musica, del teatro":
"Una canzone d'amore e di morte; di condizioni che vanno al di là della comprensione umana; connessa per questo agli antichi misteri"
Van Hove continua: "E per me, questo rappresenta ciò che Ossessione dovrebbe essere sul palcoscenico. Ho rimosso le referenze italiane del film, l'atmosfera italiana, ad eccezione di un'aria della Traviata (che Giuseppe canta), per poter analizzare la storia di ciò che è la vera passione. Tutti vogliono passione, vivere una vita appassionante. Il copione dimostra che è quasi impossibile, perché la passione è una forza che divora. Benché la passione non sia vivibile, tutti la desideriamo."

La musica - quella della fisarmonica che Gino-Jude Law suona entrando lentamente dal fondo in diagonale sulla scena, il "Tu sei romantica" in italiano frammisto al francese ed un pezzo della Carmen di Bizet cantati da Anna, ed anche il cri cri dei grilli - denota più che l'ambientazione, i sentimenti dei personaggi. La musica ed i suoni sono parte integrante del modo di produzione del regista belga. La composizione musicale di Eric Sleichim è nata e si è sviluppata insieme con, e durante le prove del lavoro, così come la scenografia e le luci di Jan Versweyveld sono state create in sua consonanza ed allo stesso tempo. Van Hove nell'intervista rilasciata a fine spettacolo afferma di aspirare ad una "creazione collettiva, che sviluppi un linguaggio fisico ed un linguaggio di suoni".
Il lavoro corale di questa Compagnia Toneelgroep Amsterdam (Gruppo Teatrale), sovvenzionata dallo stato belga e con attori con contratti fissi che da anni lavorano assieme, è quanto ha spinto Jude Law, insieme all'ammirazione per il lavoro di Van Hove, ad accettare il ruolo di protagonista "felice di essere con qualcuno che mi mette in discussione, che mi stimola".
Ivo van Hove ha inondato la scena londinese quest'anno col suo Hedda Gabler al National e la straordinaria innovativa produzione di Roman Tragedies al Barbican. Questo è il suo quarto Visconti, dopo Rocco e i suoi fratelli, The Damned (La caduta degli Dei) con la Comédie Française per il Festival D'Avignone e poi a Parigi l'anno scorso e Ludwig (2012). Ma aveva anche reso teatralmente Teorema di Pier Paolo Pasolini (2009/2010) e Antonioni, Antonioni's Project (2008/2009), e pescato nel repertorio cinematografico di Ingmar Bergman per After the Rehearsal e Persona che ripresenterà al Barbican a settembre.
Jude Law asserisce che "Ivo è il regista teatrale più cinematografico al mondo", mentre il regista stesso afferma che il teatro può trarre materiale da ciò che vuole, "il repertorio è vasto come l'oceano" e dichiara di essere stato il primo regista, "nessuno l'ha fatto prima", a trarre materiale dal cinema a partire dal 2005 con Faces di John Cassavetes.
Importante dichiarazione che sottoscrive quanto già sottolineato nelle mie precedenti recensioni sui suoi lavori e su quanto di nuovo accade nel mondo teatrale: il teatro non si contrappone più al cinema, visti come due distinti mezzi di rappresentazione. Il teatro sta rinnovandosi: rigetta la superiorità di concezione, di mezzi e di pubblico del cinema, lo inghiotte, se ne appropria e si modernizza. Direi che il teatro impossessandosi dei copioni cinematografici, fa con Ivo van Hove, ma anche con Simon Mc Burney un'altra scoperta: quella di poter usare le immagini dei film ed i mezzi cinematografici -le telecamere in scena, le proiezioni in primo piano ed in panoramica- a proprio profitto per esaltare e incrementare la rappresentazione teatrale. Ed è quello che qui succede. Non solo i visi di Anna e Gino in gigantografia dietro di loro, ne intensificano le passioni e la disperazione, ma il bagno di Anna, quasi nuda, nella tinozza traboccante d'acqua, che carezzevolmente deterge il torso muscoloso di Gino, è degna di Bertolucci. La conchiglia che portata all'orecchio parla di mare e di libertà per Anna e Gino in Visconti, è ribadita e ricostruita dalla proiezione sull'imponente fondale rettangolare della scena, come fosse schermo cinematografico, delle onde il cui dirompente respiro sonoro accompagna il loro potente infrangersi.
L'interpretazione di Jude Law per Gino è incerta all'inizio, come cercasse come dirigere e a che livello la passione, così che la sua fisicità è più convincente delle parole. Ma man mano, la sua interpretazione prende potenza e disegna il desiderio di fuga, il rimorso e poi la disperazione per il delitto commesso ed ancora la sensazione di sentirsi intrappolato e di rivivere la vita dell'ucciso nello stesso posto e con lo stesso andamento ed infine il desiderio di mare, di libertà e liberazione che vorrebbe. Così che non è più solo il torace prestante, ma la fisicità dell'intera persona e soprattutto l'espressione del viso a convogliare insieme alle parole i diversi stati d'animo.
Ma è Halina Reijn in Hanna che comanda la scena. La sua interpretazione presenta infinite sfaccettature del sentimento, è a suo agio nel ruolo. La passione che le fa accavallare ed intrecciare le gambe, i piedi con Gino, toccare il suo corpo, appiccicarsi a lui. È un'Hanna vitale che si muove spedita sula scena riempendo il grande spazio, si sveste, si veste, canta suadente 'Tu sei romantica' o irosamente 'Carmen', ride, si bagna, e dopo l'omicidio senza discontinuità si tramuta in una Lady Macbeth, contenta dei soldi dell'assicurazione, non disposta a lasciare la trattoria come Gino vorrebbe, così da sostanziare l'impressione di Gino di esser stato usato da lei per liberarla dal marito. E' un'interpretazione magistrale, libera da qualsiasi forzatura, naturale, intelligente e sfumata.
Il nero olio che fuoriesce dalla carcassa della macchina sospesa sopra i personaggi, ed li ricopre di liquido viscido sottolinea l'omicidio e è ripetuto alla fine per esprimere l'incidente mortale in cui Hanna perde la vita. Un'immagine simbolica e potente per i due incidenti stradali di Visconti.
Dopo Londra, lo spettacolo girerà a Vienna, a Amsterdam e a Lussenburgo.
Ma quando verrà invitato in Italia?

Beatrice Tavecchio

Ultima modifica il Domenica, 30 Aprile 2017 10:42

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