martedì, 20 febbraio, 2018
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(LONDRA) War Horse, regia di Tom Morris. -a cura di Beatrice Tavecchio

Thomas Dennis (Albert), Tom Stacy, Lucas Button e Lewis Howard (Joey) Thomas Dennis (Albert), Tom Stacy, Lucas Button e Lewis Howard (Joey)

War Horse (Cavallo di guerra),
Londra: La marionetta del Secondo Millennio 
prende posto nella scena multimediale

Non è la marionetta tradizionale, cioè una figura di piccole dimensioni, in legno, azionata da fili. No, la marionetta si è evoluta ed ha raggiunto altri intendimenti, qui in Gran Bretagna. Fa ora parte del teatro di prosa multimediale. Sempre più presente in spettacoli per adulti dove la sua capacità di far sognare dando vita magica all'inanimato, aggiunge attrattiva allo spettacolo. Si è stabilita dalla fatidica invenzione di Joey, il cavallo simbolo di War Horse (Cavallo di guerra), ordinato per quella produzione dal regista Tom Morris del National Theatre alla compagnia sud africana Handstring nel 2007. Sarà al Brighton Centre dal 25 gennaio al 10 febbraio 2018 e poi in tournée in UK fino al 13 marzo 2019.
La struttura in canna leggera e pieghevole di Joey contiene due marionettisti, uno tra le zampe posteriori per il movimento di queste e della coda e l'altro tra le zampe anteriori per il loro movimento e per il respiro che è imperativo nel dare al cavallo la parvenza del vero. I due animatori possono con una struttura applicata sulle spalle, portare il peso di un cavaliere, come dettava lo spettacolo per la carica della cavalleria. Il movimento della testa, delle singole orecchie ed degli occhi dell'animale ed i vari nitriti e sbuffi sono invece controllati da un terzo marionettista, che opera fuori della struttura del cavallo, attraverso un'asta attaccata alla testa dell'animale come una briglia, che ne controlla con un sistema di cavi i movimenti. L'enorme struttura, più di due metri di altezza, è coperta da un velo di nylon trasparente, così che gli animatori possano vedere e rispondere all'azione degli altri attori in scena. La struttura pur gigantesca è di un'estrema agilità, dovuta allo snodo delle articolazione specie nelle zampe dell'animale. Il cavallo può trottare, correre, impennarsi, avanzare e indietreggiare. I suoi ideatori e costruttori, Adrian Kohler e Basil Jones, i più grandi esponenti di teatro di marionette nel mondo, fondatori della Handstring Puppet Company, Cape Town, Sud Africa nel 1981 affermano che l'incrocio e la fertilizzazione di stili europei, africani -principalmente le marionette del Mali- e orientale hanno contribuito a creare uno stile molto complesso di stili interdisciplinari di spettacolo, stile che ora definisce il teatro di figura sud africano del ventunesimo secolo. Il loro innovativo lavoro interdisciplinare in collaborazione col teatro di prosa di William Kentridge ha prodotto spettacoli come Woyzek on the Highveld, Faustus in Africa, Ubu and the Truth Commission in tournée nel mondo dal 1991. Hanno creato una forma iconica sudafricana di spettacolo multimediale, che si fonda su un disegno e allestimento di alto livello professionale ed hanno inventato e affermato la marionetta per adulti. Per cui hanno determinato negli ultimi 20 anni il livello dello spettacolo di figura contemporaneo localmente e all'estero.
Prima di War Horse, nel 1999 il musical The Lion King (Il Re Leone), tratto dal film del 1994 di Walt Disney, aveva utilizzato maschere e marionette per animare lo spettacolo, ma diversamente. Julie Taymor e Michael Curry i loro ideatori americani si erano ispirati alle maschere africane per l'idea della maschera del Leone, posta sopra la testa degli attori e alla tradizione giapponese bunraku per le marionette azionate in modo visibile. Le maschere fabbricate in fibra di plastica devono più alla robotica che alla manipolazione umana. Quelle per Simba il Re Leone, per la giraffa ecc. sono poste su un elmetto che l'attore indossa e collegate elettronicamente ad un minuscolo motore che l'attore infila su una mano, così che la maschera può alzarsi, piegarsi in avanti e ritirarsi sul viso dell'attore. L'uccello Zazu è interamente robotizzato. Un dispositivo elettronico portato sul braccio dall'attore gli fa aprire e chiudere il becco, gli occhi ed un altro aziona gli snodi multipli della articolazioni e controlla l'apertura e chiusura delle ali. Ad evitare problemi in scena, ogni marionetta ha il suo doppio e casse di materiale elettronico seguono la produzione. Dopo quasi vent'anni è ancora in scena al Lyceum Theatre di Londra.

La domanda per marionette negli spettacoli sta crescendo così come la loro dimensione e raffinatezza di espressione e di movimenti. Angels in America ora al National Theatre per esempio non ha saputo resistere alla magnifica tentazione di impiegare decine di ali mobili nel finale del lavoro. L'aura di incantata magia prodotta dalle marionette è irresistibile per il pubblico. La magia dell'oggetto inanimato che prende vita e sembra più vivo dei vivi, ora stupisce e stimola l'immaginazione degli adulti. È un ritorno ai fantastici trucchi e scenari del teatro del sedicesimo e diciassettesimo secolo? È un bisogno di sognare lontano dalla realtà grigia e triste che ci circonda, lontano dagli scenari inesistenti o 'poveri' del ventesimo secolo? O è forse solamente il piacere ed il senso di meraviglia nel vedere nuove possibilità create dallo spettacolo? Propendo per questa terza via, perché la nuova marionetta condivide sì il meccanismo meccanico di quella tradizionale, ma è in effetti molto più raffinata e non solo nei movimenti. Infatti i nuovi manipolatori non solo devono conoscere intimamente i movimenti del loro animale/oggetto, ma anche saper rappresentare, come gli attori, i molteplici movimenti che esprimono il pensiero dell'animale/oggetto attraverso la sua natura corporea. Dato che i tre marionettisti non possono comunicare durante lo spettacolo, il loro lavoro di coordinamento dei movimenti è più difficile e sofisticato di quello dell'attore convenzionale. Inoltre e non secondariamente, la nuova marionetta ha aperto ulteriori possibilità di invenzione per costumi e coreografia. Per cui la nuova marionetta ha adesso un ruolo e significato che molti allestimenti teatrali in Gran Bretagna ricercano.

Beatrice Tavecchio

Ultima modifica il Sabato, 20 Gennaio 2018 10:36

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