lunedì, 22 ottobre, 2018
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(LONDRA). "Instructions For Correct Assembly", regia di Hamish Pirie. Contenuto e forma: nozze eccellenti. -a cura di Beatrice Tavecchio

Mark Bonnar, Brian Vernel, Jane Horrocks in "Instructions for Correct Assembly"::regia Hamish Pirie. Foto Johan Persson Mark Bonnar, Brian Vernel, Jane Horrocks in "Instructions for Correct Assembly"::regia Hamish Pirie. Foto Johan Persson

Contenuto e forma: nozze eccellenti.

Instructions For Correct Assembly
(Istruzioni per un corretto assemblaggio)
di Thomas Eccleshare
Regia di Hamish Pirie,
scenografie di Cai Dyfan
luci di Jack Knowles
Con Brian Vernel ( Jan/Nick), Mark Bonnar (Harry) e Jane Horrocks (Max)

Un'altra 'carta' vincente per il Royal Court. Ma perché? Che cosa fa di questo dramma scritto da un autore all'inizio della sua carriera e da un regista che si sta ancora facendo un nome, un lavoro che probabilmente sarà trasferito in un teatro del commerciale West End di Londra ad attrarre il grosso pubblico e a fare al contempo cassa per i suoi produttori?
Prima di tutto il suo messaggio universale, ma poi e contemporaneamente il suo allestimento e l'interpretazione degli attori, tra cui quella magistrale di Brian Vernel.
L'universalità del contenuto è quanto tutti i registi ed i produttori di teatro aspirano per poter toccare la sensibilità e l'intelligenza del più grande numero di spettatori. La ricerca dell'universalità è passata e passa attraverso un'analisi dei temi mitologici dei classici greci e, qui, shakespeariani, fino ad una spoliazione di tutte le arti non necessarie al 'teatro' come la scenografia e le luci, per trovare l'essenzialità del teatro nel corpo e nella mente dell'attore come in Grotowski, o nel cercarla attraverso un inter-continentalità di temi e di protagonisti come fu nel Mahabharata di Peter Brook ad esempio.
Bene, Thomas Eccleshare in Instructions ottiene l'universalità con un'idea semplicissima. Due genitori assemblano un robot a somiglianza del figlio perso, ma nonostante i loro sforzi per programmarlo con frasi che vogliono sentirsi dire, dovranno dismetterlo, e loro stessi farsi trapanare il cervello per eliminare emozioni e pensieri dolorosi.
Il tema concerne ognuno. La ricerca della comunicazione con l'altro ed il desiderio di aver una risposta consona al nostro io, è di tutti. L'impossibilità della stessa è altrettanto sentita e capita.

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Peter Brook aveva scritto: "Se lasciate che sia il dramma a parlare, rischiate di non ricavarne un suono, ma se quello che desiderate è che il dramma sia udito, allora dovrete darvi da fare per indurlo ad emettere determinate voci." E questo avviene attraverso l'uso della scenografia, coreografia, luci e colori, che dotano Instructions di appropriato significato simbolico. La scenografia presenta spazi sempre diversi per dimensioni e colori: da un rettangolo di spazio, tipo teatro dei burattini, in cui i genitori come burattinai scartano lo scatolone tipo Ikea e cominciano a mettere insieme gli arti del robot/figlio; all'interno della loro casa, uno spazio tagliato nel palcoscenico da un rettangolo fatto di luci neon colorate; al cadere di tende d'organza che rivelano o fanno supporre altri spazi, tra cui sullo sfondo la parete verticale lussureggiante di piante tropicali che allude ai loro sogni di evasione dalla realtà. Luci colorate volano da un lato all'altro della scena fin sul soffitto di luci a cassettone, a sottolineare il significato delle battute. I personaggi -sono due le coppie che interagiscono con i rispettivi figli- si muovono come robot quando non parlano, a scatti, saltellanti e traballando, e scorrono sulla scena come su un nastro di catena di montaggio, ancora un rimando al pacco Ikea, come fossero anche loro meccanismi costruiti.

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La storia del figlio perso, si suppone per droga e che i genitori non hanno saputo aiutare, si mescola alla costruzione fisica e psicologica del robot come suo sostituto. Il figlio ed il robot sono ora scarsamente distinguibili se non che per una ripetizione, un turpiloquio, una frase politicamente o socialmente non accettabile -atti comici a rilevare una situazione tragica- fanno precipitare i genitori sul telecomando per cambiare il programma. La bontà della scrittura teatrale appare dalla scelta delle battute dette dal robot tutte riconoscibilissime nel contesto anglosassone. La loro verità, la velocità con cui si susseguono e la loro quantità, inducono un riso di riconoscimento irresistibile nel pubblico.
Nel complesso l'apparato scenografico ricorda quello di un The Curious Incident of the Dog in the Night-time (recensito per Sipario) per l'uso innovativo di luci nel creare ambienti, ma presenta innovazioni nell'uso simbolico di spazi, oggetti -la testa staccata del robot che parla- e di personaggi-oggetto. Il tutto a visualizzazione del significato del dramma.

Beatrice Tavecchio

Ultima modifica il Lunedì, 16 Aprile 2018 16:25

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