domenica, 24 settembre, 2017
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L'opera lirica in Mongolia, tra protagonisti emergenti e consolidate presenze italiane

Opera di Stato di Ulan Bator Opera di Stato di Ulan Bator

L'opera lirica in Mongolia, tra protagonisti emergenti e consolidate presenze italiane

In questi giorni all'Arena di Verona si sta imponendo all'attenzione del pubblico, per le sue qualità vocali e interpretative nel ruolo di Rigoletto, il baritono di origine mongola Amartuvshin Enkhbat, plurivincitore di concorsi di canto e solista dal 2008 dell'Opera di Stato di Ulan Bator, capitale della Mongolia. Del resto sarà ospite nella prossima stagione in importanti produzioni italiane, a Napoli, Genova e Parma. Si tratta di una testa di ponte di una nuova generazione di artisti che provengono da quelle terre dell'Asia centrale che si stanno imponendo all'attenzione del mondo lirico.

L'esperienza dell'Opera di Astana, capitale del Kazakistan, è servita come battistrada per allargare i confini della diffusione dell'opera lirica verso quel mondo delle steppe orientali, considerando che ormai in Corea del Sud, Cina e Giappone il melodramma è ormai una realtà consolidata fatta di scambi, di produzioni autonome e esportazioni di voci liriche.
E non deve stupire, quindi, se si è appena conclusa in questi giorni proprio al Teatro dell'Opera di Stato di Ulan Bator, una rappresentazione della Cenerentola di Gioachino Rossini, in coproduzione con artisti locali e italiani, coordinati da Ayana Sambu, mezzo soprano mongolo che vive oramai in Italia da diversi anni, con la direzione musicale della locale orchestra di stato del Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, attuale direttore principale ospite della Fondazione Festival Pucciniano di Torre del Lago e direttore artistico del Festival Internazionale di Mezza estate d'Abruzzo a Tagliacozzo, dove verrà riproposta questa produzione.

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La Mongolia vanta una solida tradizione sia sinfonica che teatrale e la capitale Ulan Bator dispone di un teatro dell'Opera di Stato, a forme tradizionali, e altre sale filarmoniche e auditorium di spiccata architettura sovietica, ricordi di tempi passati. Lunga e tormentata fu la transizione dal regime sovietico alla democrazia. Dagli anni '90 a inizio millennio, ha vissuto anni difficili sotto embargo attuato dai vicini di casa cinesi e russi, ma alla fine le difficiltà politiche ed economiche si sono risolte, anche per merito della componente femminile della società mongola, con un consolidamento della democrazia interna e con l'affermarsi delle tradizioni storiche e culturali diventando una delle economie più felici di tutta l'Asia, ancorata su una solida base territoriale e tradizionale.

Il progetto nasce da una coproduzione Italia - Mongolia che risale agli scambi culturali avviati sotto l'egida di Expo 2015 e rivolto a commemorare i 200 anni de La Cenerentola di Rossini.
In questo panorama l'Italia si è inserita come partner culturale proponendo una collaborazione artistica tra artisti locali e italiani con due eventi: il 29 giugno un Gala concerto presso la Sala Philarmonica di Stato con protagonisti i componenti del cast previsto nella Cenerentola al quale era stata aggregata il giovanissimo e talentuoso soprano abruzzese Sabina Galizia. In questa occasione gli artisti italiani, alla presenta delle rappresentanze diplomatiche italiane, sono stati nominati ambasciatori culturali per l'Italia in Mongolia. Il secondo evento del 2 luglio prevedeva l'allestimento del La Cenerentola presso il Teatro dell'Opera di Stato della capitale.
Il cast, fatto da artisti emergenti ma con solide esperienze in Festival e stagioni liriche, era così composto: Clorinda, Concetta Pepere, Don Magnifico il basso Pietro Toscano; Cenerentola era Ayana Sambu, mezzo soprano Mongolo che vive oramai in italia da diversi anni, il Principe Ramiro, il bravissimo tenore spagnolo Ignacio Prieto, Tisbe invece una popolare cantante della Mongolia, Dariimaa Myagmar così come Alidoro affidato al bravo baritono mongolo Enkhbat Tuvshinjargal. Il ruolo di Dandini era sostenuto dall'italianissimo baritono Franco Cerri, debuttante nella parte, mentre coro e orchestra erano del teatro di Stato. La regia era affidata alla stessa Ayana Sambu che, sfruttando le bellissime scenografie del teatro, ha voluto rappresentare una Cenerentola tradizionale ed elegante. Era prima volta che dei cantanti d'opera italiani cantavano in quel paese ed era la prima volta che veniva eseguita Cenerentola.
La rappresentazione è stata accolta con un successo clamoroso con standing ovation e richiesta di autografi per tutti, con la parte italiana protagonista assoluta facendo scuola e differenza per il modo di scandire i recitativi e il fraseggiare tipico rossinianiano.
Del resto questo mondo lontano e per un verso arcaico era già oggetto di curiosità, se un autore trentino, già nel 2006, per il Teatro Stabile di Bolzano, ha ambientato in quel paese una sua commedia satirica "Valeria Ciangottini rappresenta l'Italia al primo festival cinematografico di Ulan Bator» (protagoniosta proprio l'attrice menzionata nel titolo) parafrasi dell'incontro tra culture differenti e remote che si scrutano in lontananza per conoscersi reciprocamente.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Venerdì, 14 Luglio 2017 07:03

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