domenica, 21 luglio, 2019
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Teatri di realtà/3. S-chiusi: i negozi sfitti diventano palcoscenici. La rigenerazione urbana col Teatro delle Briciole è performativa. -di Nicola Arrigoni

S-chiusi: i negozi sfitti diventano palcoscenici S-chiusi: i negozi sfitti diventano palcoscenici

Teatri di realtà/3.
S-chiusi: i negozi sfitti diventano palcoscenici
La rigenerazione urbana col Teatro delle Briciole è performativa
di Nicola Arrigoni

Vetrine chiuse, i centri storici che diventano deserti commerciali oltre che spazi disabitati, non frequentati e per questo terra di nessuno. Accade, accade un po' ovunque. In città piccole e grandi, senza alcuna distinzione. Il buio delle vetrine dei negozi chiusi, i locali sfitti sono una ferita di una città che non si riconosce più. C'è chi ha deciso di curare questa ferita con una provocazione simbolica, con il teatro, riaprendo i negozi, riaccendendo le vetrine per raccontare che una nuova vita è possibile. Il teatro diventa miccia per far esplodere la voglia di riprendersi zone di città, divenute terre di nessuno. Perché quando il commercio di prossimità muore gli spazi urbani si fanno deserti di dis-umanità, luoghi di nessuno. Sarà ma il panettiere, il bar, la drogheria sono collettori di comunità, strumenti di relazione... quelle relazioni che stiamo lentamente perdendo. E così laddove c'è il deserto dell'anima oltre che della città il teatro interviene come farmaco, come medicina, analgesico per lenire il dolore e magari individuare una nuova rinascita, riaccendere le luci. Non perché i negozi sfitti diventino teatro in maniera permanente, ma perché attraverso la loro momentanea trasformazione in sale di spettacolo suggeriscano una nuova vita possibile, incoraggino la cura, ripopolino strade e piazze con loro essere luoghi attivi e attivanti.

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Il simbolico – dopotutto - è terreno naturale del teatro e così a Parma – ma potrebbe capitare in qualsiasi altra città con formule performative simili o dissimili - è nato nel 2013 il progetto S-Chiusi, progetto ideato dal Teatro delle Briciole che lo realizza con l'associazione Micro Macro Festival e con gli assessorati alla Cultura e alle Attività Produttive del Comune di Parma, oltre che con il contributo della Regione Emilia Romagna, della Fondazione Monteparma e la collaborazione di Ascom, Confesercenti e Unipol. Sono questi dettagli non accessori per raccontare di un'idea condivisa: di abitare le vetrine e i locali lasciati vuoti dalla crisi del commercio e trasformarli in spazi performativi, riaccendere le luci di quelle vetrine per ipotizzare un uso diverso o semplicemente per raccontare che al teatro si addicono le risurrezioni. Tutti insieme: proprietari dei negozi (i più difficili da coinvolgere), l'ente pubblico, le associazioni di categoria e il Teatro delle Briciole, compagnia di teatro dell'infanzia, e tanti artisti hanno compartecipato a questa pro-vocazione, a realizzare una possibilità altra di ridare vita agli spazi lasciati vuoti dalla crisi del commercio e persi non solo all'economia, ma anche alla socialità.

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La prima edizione ha riguardato il quartiere Oltretorrente particolarmente colpito dalla crisi economica e dei servizi, poi il format nel 2015 e nel 2018 ha riguardato altre zone della città di Maria Luigia, fino a coinvolgere nell'ultima edizione un'intera zona del centro storico. Flavia Armenzoni, della direzione del Progetto S-Chiusi ci tiene a sottolineare come: «S-Chiusi è un progetto condiviso che non si pone come risposta, ma come proposta. L'edizione del 2018 non si è sviluppata su una sola via come quelle del 2013 e del 2015, valorizzando la nuova sistemazione di Borgo Romagnosi e gli spazi che tramite il sottopasso saranno direttamente collegati con Piazza Ghiaia. Abbiamo voluto creare una passeggiata creativa tra i negozi che si 'schiudono' facendo riassaporare un'idea di relazione umana che è elemento comune tra teatro e negozi di prossimità».
Sta qui la chiave simbolica: i negozi dei centri storici sono negozi di prossimità, ovvero sono spazi che vivono delle relazioni che si riescono a intessere nella zona urbana in cui operano o dovrebbero operare. Se quella zona della città si spopola, diventa poco appetibile anche i negozi muoiono perché non hanno più un possibile cliente, si interrompe un dialogo commerciale. I negozi di prossimità vivono di servizi e relazioni intime, esattamente come il teatro. «Con S-chiusi proponiamo un itinerario, dunque, con cui il teatro riporta la vita e le persone dentro gli spazi abbandonati dalle attività commerciali, riapre le serrande chiuse, porta a riscoprire luoghi, angoli percorsi, storie. – prosegue - Punta così a riaccendere la memoria su una ferita della città, per contribuire a innescare uno scatto di riflessione e sensibilizzare l'opinione pubblica, per ripensare le cause e le ragioni di quella ferita, per spingere l'immaginazione a individuarne i possibili rimedi». Da qui la chiave di volta messa in atto dal Teatro delle Briciole: utilizzare il teatro come detonatore di curiosità, di relazione. Si passa, si passeggia davanti a quelle vetrine di nuovo illuminate con la curiosità del flaneur, attratti da mercanzie nuove: racconti, atti performativi, momenti musicali, una sorta di mercanzia dell'anima, un commercio di bellezza tutta da partecipare.
«Le performance sono commissionate apposta per S-chiusi, si ricreano dei 'negozi immaginari,' con merce 'particolare' - continua Flavia Amerzoni - Attraverso una serie di azioni teatrali si restituisce attenzione a questi spazi della fragilità urbana, la cui rinascita può favorire un processo di umanizzazione della città e un movimento di partecipazione e riconquista della cittadinanza, stimolando lo sviluppo di legami sociali. Il teatro declina con i suoi pensieri, la sua immaginazione e il suo vocabolario il mondo del commercio, dell'acquisto e della vendita, la loro dimensione comunitaria e conviviale. Sovverte le leggi della comunicazione e del marketing, esce dallo spazio e dal tempo, propone prodotti fantastici e irreali, scardina, evoca, ironizza sui miti e i rituali del consumo, delle merci, degli oggetti, dei sogni. I negozi si s-chiudono, gli abitanti li ripopolano, riscoprono il piacere delle relazioni di vicinanza, si riappropriano per qualche istante di uno spazio urbano da condividere».

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E allora nella performance All you can wish, a cura di Chiara Renzi e Daniele Bonaiuti, può accadere che Santa Rita e Sant'Antonio uniscano la loro beatitudine celeste per soddisfare le richieste dei clienti in un temporary shop per casi disperati, apparentemente impossibili, calamità naturali, oggetti smarriti, matrimoni infelici. Offerte speciali per viaggiatori e zitelle. Mentre con Ricreazione in via Bixio Emanuela Dall'Aglio con Massimiliano Sacchetti hanno trasformato un piccolo negozio di animali in un museo di esemplari, una bottega di prototipi, dove si scoprono nuove probabili creature, nuovi abitanti dei boschi, non troppo diversi da quelli a noi familiari, ma nemmeno uguali. Nella passeggiata post-commerciale di S-Chiusi è stato possibile assistere, anche, a un concerto in quadrifonia per fabbro solo ed elettronica ispirato alla figura biblica e mitologica di Tubal-caìn, che nella Genesi è definito il capostipite dei fabbri, colui che inventa e costruisce; performance a cura di Ottoelectro, al secolo Oscar Accorsi e Mauro Casappa.
Un po' di ironia – che non guasta –, tanta leggerezza e la voglia di prendersi cura della città e delle sue ferite muovono S-Chiusi, un'idea, un progetto che mette in atto la volontà di performer e animatori culturali di non limitare il proprio stare ed essere nello spazio chiuso della scena, ma di voler vivere e mettere a disposizione della comunità i propri talenti, nel segno di una rinnovata e rinnovante socialità, complice il teatro.

Ultima modifica il Mercoledì, 03 Aprile 2019 17:16

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