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Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, un concerto unico di Caterina Bergo

Kent Nagano, direttore Kent Nagano, direttore

Grimaldi Forum, Montecarlo
2 dicembre 2012
OPMC – Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo

Kent Nagano, direttore
Evgeny Kissin, pianoforte
Musiche di Ravel, Grieg, Strauss

Lo splendido Grimaldi Forum di Montecarlo ha accolto un folto pubblico che da tempo attendeva Kent Nagano sul podio: il celebre direttore californiano è dal 2006 Generalmusikdirektor dell'Opera di Stato Bavarese e Directeur Musical dell'Orchestra Sinfonica di Montréal (due incarichi prestigiosissimi cui si aggiunge l'appartenenza al Conductor Collegium della Russian National Orchestra), ma è stato applaudito con un calore "familiare" anche dalla sala del Principato di Monaco, letteralmente gremita di gente, musicofili ed appassionati della Classica che da sempre si dimostrano sostenitori di proposte artistico/musicali di alto prestigio e fedelissimi seguaci dell'OPMC, l'Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, grande vanto per il territorio monegasco.
Kent Nagano e i Professori di questa eccelsa Orchestra hanno offerto una memorabile interpretazione de La Valse di Ravel, brano dalla raffinita complessità e dalla storia tormentata: intreccio di suoni, colori e profumi tipicamente francesi, di cui l'Orchestra dimostra una profonda conoscenza ed un intimo legame. Scritto da Ravel tra il 1919 ed il 1920 a Parigi (benchè l'idea della partitura fosse già nella mente del compositore in periodo pre-bellico), La Valse nacque come musica per balletto, ma solitamente lo si ascolta esclusivamente come brano da concerto e lo si definisce quale poème chorégraphique. Alle note iniziali dei contrabbassi e delle arpe si sovrappongono frammenti di melodie che si alternano tra le diverse sezioni orchestrali: l'intera composizione, notoriamente descritta da George Benjamin come un "omaggio al valzer", trascina gli ascoltatori in un vortice idilliaco di musica e poesia, di cui Nagano si rende meraviglioso interprete, mettendo ancora una volta in risalto l'eleganza e lo stile che contraddistingue la Sua Arte e quella degli interpreti dell'OPMC. Il grandioso lavoro orchestrale termina con una danza macabra finale, a cui seguono le due celebri battute conclusive, le uniche dell'intera composizione a non essere (emblematicamente) in tempo di valzer nella partitura: una sorta di vortice mortale in cui i suoni e le speranze, nella loro apoteosi, precipitano senza ritorno.
Si prosegue con il Concerto per pianoforte e orchestra in la minore op. 16 di Edvard Grieg, ben noto per essere l'unico concerto per strumento solista e orchestra scritto dal compositore norvegese, in cui non mancano evidenti richiami alla musica popolare della sua terra. Al pianoforte siede Evgeny Kissin, un artista unico, capace di emozionare il pubblico con il suo virtuosismo al limite delle umane possibilità: una tecnica solidissima, un suono vellutato, un grande interprete del XXI secolo. Kissin non sembra cercare un vero dialogo con l'Orchestra, quanto piuttosto di mettere in risalto la Sua "idea" musicale, quella del pianoforte al centro di un universo fatto di melodie dal sapore nordico, di suggestioni di terre lontane, di paesaggi ancora da esplorare, il tutto reso attraverso pianissimi quasi impercettibili, silenzi assordanti e poi radiosi momenti di estasi musicale, di danza e di ricerca di quel "pianismo" eccelso alla maniera di Liszt, di Mendelssohn e di Schumann. Il pubblico rimane stregato dal pianista russo e lo richiama ripetutamente sul palco per i due bis conclusivi. Kissin si concede alla sala con grande signorilità ed il Suo abbraccio con Nagano, accanto agli orchestrali dell'OPMC, segna un momento importante nella storia dell'interpretazione musicale dell'opera di Grieg.
Nella seconda parte del concerto vengono presentate al pubblico due pietre miliari della musica sinfonica: il Don Juan di Richard Strauss e l'attesissimo Boléro di Ravel.
Contrariamente a Morte e Trasfigurazione, altro grande capolavoro straussiano, che si apre in minore per chiudersi in tonalità maggiore, il poema sinfonico Don Juan op. 20 (preferibilmente definito dall'autore quale Tondichtungen, cioè "poema sonoro") inizia con lo sfavillante incalzare del maggiore per finire in minore, quasi un simbolico ripiegamento nel vuoto della propria esistenza: il primo tema esposto (marziale, appassionato e divinamente interpretato dalla OPMC) rinvia proprio all'immagine del libertino Don Juan, mentre il solo del violino (anche questo magistralmente reso dalla spalla dell'Orchestra) è stato definito dalla critica come la rappresentazione dell' "oggetto femminile del desiderio", a cui seguono le numerosissime descrizioni delle donne che si muovono attorno al mito di quest'uomo, ciascuna resa con un diverso colore strumentale, fino alla rottura del perfetto equilibro che mantiene viva la leggenda del protagonista. Eppure Strauss, che con Don Juan ci presenta la sua visione dell'uomo moderno segnato dalla critica morale cattolica, non sembra essere interessato tanto alla storia (o alle storie) del protagonista, quanto alla sua metamorfosi, ai suoi stati d'animo ed alle mille sfaccettature del suo essere in perenne trasformazione. Kent Nagano non si sbilancia nel suo modo di dirigere, ma sono proprio il Suo stile distinto e la naturale eleganza, capaci di lasciare libera espressione ad ogni strumentista, a rendere straordinaria questa esecuzione, come si percepisce anche nel brano conclusivo, il Boléro. Quest'ultima composizione non ha certo bisogno di grandi presentazioni, trattandosi forse della partitura più nota di Ravel: gli ascoltatori del Grimaldi Forum sono stati coinvolti nel lunghissimo crescendo come in poche occasioni e gli interventi solistici delle prime parti dell'Orchestra si sono rivelati davvero ottimi, per conclude un concerto decisamente unico ed indimenticabile. Ricordiamo infine che il Boléro venne composto da Ravel su commissione di Ida Rubinstein, dopo la rottura del legame professionale del compositore con Diaghlev, in base alla quale lo stesso Ravel aveva deciso di non dedicarsi più al balletto. Il motivo del dissidio tra il compositore francese e Diaghilev era stato niente meno che La Valse, brano ascoltato in apertura della serata, partitura che proprio il famoso impresario teatrale russo aveva commissionato a Ravel. Inutile evidenziare pertanto come questo concerto abbia reso omaggio anche allo straordinario percorso musicale dell' "orologiaio svizzero" (come lo definì Stravinkji), sulle cui note danzanti si è aperta e si è conclusa una grande lezione interpretativa.

Ultima modifica il Mercoledì, 20 Marzo 2013 17:21
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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