domenica, 19 agosto, 2018
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Carissimi padri - Teatro della Pergola

Carissimi padri - Atelier. Foto Filippo Manzini Carissimi padri - Atelier. Foto Filippo Manzini

Storie a teatro, fra la gente, per la gente

Tutte le iniziative sono a ingresso gratuito fino esaurimento posti disponibili. Il 4 e 5 marzo gli eventi sono a prenotazione obbligatoria. Il calendario completo su www.teatrodellapergola.com.

FIRENZE - Il Teatro della Toscana si apre alla città attraverso un articolato progetto di ricerca storico-drammaturgica, che vede coinvolti i fiorentini, allo scopo di rendere il pubblico il vero protagonista del palcoscenico. Un progetto di ampio respiro, che tocca tutti gli aspetti propri di un Teatro Nazionale, la cui filosofia di fondo prevede l'apertura, il confronto, il dialogo con la città, per un suo coinvolgimento a trecentosessanta gradi.
Quella sta è appena cominciata, è un'avventura per adesso unico nel panorama teatrale italiano, nata sulla riconsiderazione del ruolo del teatro a Firenze e non solo; il teatro ha una sua prospettiva antropologica, essendo uno spazio d'incontro, dialogo, polemica, utopia, all'interno del quale la società discute le problematiche che la affliggono, muovendo riflessioni utili alla loro risoluzione. La stessa tragedia greca è nata su questi presupposti, dimostrando la valenza del teatro quale servizio civile per la comunità. Un ruolo che, negli ultimi anni, è diminuito d'intensità, chiudendosi il teatro in una sorta di "club" per addetti ai lavori e appassionati, mancando di inventare proposte anche per quel potenziale pubblico con meno dimestichezza con il palcoscenico. Un po' di responsabilità nell'acuire la distanza verso il pubblico meno preparato, anche il ruolo forte assunto dai registi negli ultimi anni, che ha relegato in secondo piano l'attore, prima figura di riferimento per lo spettatore, con il quale ha un rapporto più stretto.
Il progetto partecipato Carissimi padri... Almanacchi della Grande Pace (1900-1915), è stato ideato per riportare il pubblico ad essere parte attiva nel processo teatrale, coinvolgendolo a tutti i livelli nello studio e nella preparazione di quello che sarà lo spettacolo finale. Curato da Claudio Longhi e Giacomo Pedini, il progetto ha come argomento gli anni immediatamente precedenti alla Prima Guerra Mondiale, paradossalmente simili a questo primo quindicennio del Duemila; oggi come allora si viene da un lungo periodo di pace, almeno in Europa: a metà Ottocento si era usciti dalle guerre napoleoniche, mentre nel 1945 ci si lascia alle spalle la Seconda Guerra Mondiale; la pace che l'Europa visse e sta vivendo, era ed è circondata da latri conflitti: le guerre coloniali e la guerra russo giapponese allora, le guerre civili africane e mediorientali oggi; inoltre, un'idea di Europa che nel Novecento era prettamente culturale, e che adesso è anche compiutamente politica, ma che lasciò e lascia campo al nazionalismo, alla chiusura delle frontiere. Riflettere sulla crisi di un secolo fa, è utile per evitare di ripetere gli stessi errori, per non affrontare le medesime catastrofi. Il teatro non ha la presunzione di risolvere i problemi dell'umanità, ma può comunque dare il suo contributo istillando nelle coscienze civili il seme della riflessione.
Gli anni difficili del primo Novecento arrivano quindi a teatro, attraverso letture, concerti, laboratori drammaturgici, che vedono coinvolti centottanta fiorentini di ogni età e livello d'istruzione, che dallo scorso 25 febbraio si stanno cimentando in brevi esercizi di recitazione su testi dell'epoca. Un grande lavoro di ricerca, per raccontare la dialettica fra modernità e antimodernità, lo scontro che ne deriva, e le sue conseguenze. Ne è nato un copione originale, frutto di un montaggio letterario di testi differenti con parti scritte ad hoc a legare e incorniciare il gioco di citazioni, che sarà rappresentato venerdì 4 marzo, ore 21, al Teatro Niccolini, con uno spettacolo dal titolo «Lasciate ogni paura, o voi ch'entrate!» Introibo fiorentino, a cura di Claudio Longhi, assistito da Giacomo Pedini, con tutti i partecipanti all'atelier in scena insieme a Donatella Allegro, Michele Dell'Utri, Simone Francia, Lino Guanciale, Diana Manea, Eugenio Papalia e, alla fisarmonica, Olimpia Greco. In chiusura della rassegna, sabato 5 marzo, ore 18.30, al Cenacolo del Fuligno, spazio al concerto-lettura Già lenta l'orchestra incomincia la danzamentre una febbre incendia tutt'intorno il cielo, in cui si va dall'operetta, alla canzone colta, alla canzone popolare, a brani di tradizione americana diffusi in Europa all'inizio del Novecento. Conclusa questa prima parte, il progetto continuerà nel suo corso, attraverso laboratori e incontri, per sfociare, nell'autunno prossimo, nel grande spettacolo finale.
Per i vari appuntamenti drammaturgici, è stato scelto dai curatori un taglio comico, allo scopo di raccontare in maniera più realistica quegli anni difficili, senza voler scendere nei toni dell'elegia o della celebrazione, ispirandosi al Brecht dell'Ascesa e caduta di Arturo UI, che appunto con piglio comico raccontò la tragedia dell'ascesa al potere di Hitler. Si lavora quindi su quel "realismo prospettico" teorizzato da Castri, per il quale il teatro rappresenta la realtà non in maniera diretta, ma leggermente distorta.
Numerosi i partner del progetti, fra cui il Museo Novecento, la Biblioteca Marucelliana e la Fondazione Palazzo Strozzi, che ospiteranno parte degli incontri e dei laboratori, a dimostrazione dell'apertura del Teatro verso la città.

Niccolò Lucarelli

Ultima modifica il Venerdì, 04 Marzo 2016 12:06

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