giovedì, 26 aprile, 2018
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INTERVISTA ad MARCO BELLONE - a cura di Michele Olivieri

Marco Bellone. Foto Rosellina Garbo Marco Bellone. Foto Rosellina Garbo

Marco Bellone nasce a Palermo nel 1980. Nel 2000 si diploma presso il Teatro alla Scala di Milano, si specializza in danza contemporanea all'Aterballetto di Reggio Emilia sotto la direzione di Mauro Bigonzetti. Lavora come solista e primo ballerino al Teatro Massimo di Palermo, al Maggio Musicale Fiorentino e per la compagnia del Balletto di Roma. Interpreta primi ruoli nelle produzioni di prestigiosi coreografi quali: Carolyn Carlson, Amedeo Amodio, Micha Van Hoecke, Mauro Bigonzetti, Fabrizio Monteverde, Milena Zullo, Eugenio Scigliano, Mario Piazza, Luciano Cannito, Lorca Massine. Ospite in numerosi festival ed eventi di prestigio come nel 2006, dove viene scelto dal coreografo Amedeo Amodio, per interpretare il passo a tre tratto da "Romeo e Giulietta" accanto a Roberto Bolle e Alessandra Ferri, in occasione della "Notte Bianca" a Roma. Dal 2013 è Maitre/assistente coreografo per il Balletto Teatro di Torino sotto la direzione artistica di Loredana Furno, per il coreografo Matteo Levaggi, per il Teatro San Carlo di Napoli e per il Teatro Massimo di Palermo. Attualmente è Coordinatore Artistico del Corpo di Ballo presso la Fondazione Teatro Massimo di Palermo.

Gentile Marco, come ti sei avvicinato alla danza e come è nata la passione in te?

Mi sono avvicinato alla danza in tenera età, ovviamente ero del tutto inconsapevole. Tutto iniziò quando mia madre era alla ricerca di un'attività pomeridiana in cui iscrivermi e il destino ha voluto che nel mio quartiere di Palermo una giovane insegnante, Rosalia Cianciolo, aprisse la sua prima scuola di danza. Avevo appena quattro anni!

Qual è stato il tuo percorso durante gli anni di formazione che ti hanno poi portato alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala di Milano?
Sinceramente all'età di dodici anni, mi ero un po' stufato, e come tutti i ragazzini della mia età ambivo ad entrare in una scuola di calcio, dunque decisi di smettere. La mia insegnante dunque propose a me e a mia madre di iscrivermi all'esame di ammissione dell'Accademia di Danza di Roma, giusto per gioco e per valutare il lavoro svolto in quegli anni. Io ero totalmente indifferente alla proposta, ma dopo qualche minuto dissi ad entrambe: "ok, ma a una sola condizione, se mi prendono mi dovete lasciare andare a vivere a Roma". In realtà, sapevo poco di questa prestigiosa scuola, penso sia stata proprio la prospettiva di andare a vivere da solo in una città a me sconosciuta che mi eccitava già in tenera età. Alla fine mi selezionarono e a settembre iniziai i corsi, da quel momento capii che avrei voluto fare il danzatore nella vita. Ho frequentato due anni l'Accademia, ma subito cresceva in me il desiderio di mettermi ulteriormente alla prova e decisi di presentarmi alle selezioni della Scuola di Ballo del Teatro Alla Scala di Milano. Andò bene!

Quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato all'inizio degli studi?
La difficoltà maggiore che sin da subito ho dovuto affrontare è stata quella che in gergo è menzionata come "elasticità". Era il mio punto debole, dunque finite le mie ore giornaliere di allenamento continuavo a svolgere esercizi giornalieri che mi aiutassero a migliorare in tal senso e per anni, in estate, quando finivo i corsi, frequentavo un mese il Centro Vortice di Firenze dove si praticava una disciplina ancora sconosciuta in Italia, ma che poi avrebbe preso sempre più piede e conosciuta come Gyrotonic. Quindi mi godevo gli ultimi sgoccioli di vacanza prima di rientrare a Milano.

Secondo te, a quali criteri corrispondono le qualità indispensabili richieste ad un giovane per entrare in un'Accademia di danza?
Sicuramente la predisposizione fisica è importante, essendo il periodo migliore per riuscire a plasmare il proprio corpo, in seguito entrano in campo altri fattori, come il talento e il senso artistico. Entrambi, in realtà, sono innati e nessuna scuola li insegna, ma a undici anni ciò che viene considerata maggiormente, è senza dubbio la predisposizione fisica.

Chi sono stati i tuoi Maestri, nel periodo della formazione, verso i quali nutri maggiore gratitudine?
Tutti i Maestri mi hanno dato molto e i loro insegnamenti mi hanno sempre accompagnato, ma colui che considero il mio Maestro nel periodo della formazione è senza dubbio Paolo Podini.

Il tuo ricordo più bello legato alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala?
Il giorno del diploma, quando ho realizzato che il mio percorso era appena cominciato e da quel momento in poi avrei dovuto dimostrare di meritare la fiducia di coreografi e direttori, se avessi voluto vivere di questa bella ma difficile arte.

La tua prima volta, in assoluto, in cui sei entrato in scena in qualità di allievo e poi da professionista?
Escludendo il mio primo saggio all'età di quattro anni... lo spettacolo di fine anno in Accademia al Teatro Olimpico di Roma in qualità di allievo. Da professionista, invece, con la compagnia Maggioranza di Firenze diretta da Frederic Olivieri nella produzione "Romeo e Giulietta".

Che emozione è stata calcare le tavole del palcoscenico scaligero?
Ho provato forti emozioni, e l'estasi di danzare sul palco dove si erano esibiti i migliori artisti del mondo.

Mentre un tuo ricordo del periodo trascorso ad Aterballetto?
In Aterballetto, frequentai un anno il corso di formazione che la compagnia teneva annualmente. Ricordo che in quel periodo, in Italia si dava inizio al percorso che purtroppo ha condotto la danza all'attuale considerazione politica, e che ha portato alla quasi estinzione dei Corpi di ballo delle Fondazioni. In quel momento decisi che avrei voluto sperimentare nuovi linguaggi. Quell'anno a Reggio Emilia mi è servito a prendere consapevolezza, e ha segnato di fatto il mio futuro percorso artistico.

Cosa devi in termini di preparazione e formazione a Mauro Bigonzetti?

Nel corso della mia ultima stagione al Teatro Massimo, sotto la Direzione artistica di Micha Van Hoecke, ebbi la fortuna di essere selezionato da Mauro Bigonzetti per interpretare un suo duetto "Furia Corporis". Fu quello l'input che mi fece capire che avrei dovuto cercare nuove strade, penso quindi che quell'incontro fu decisivo per me.

Hai avuto la fortuna di lavorare in creazioni di grandi coreografi. Qual è stato l'incontro più emozionante sia dal punto di vista professionale che umano?
Tra i tanti uno in particolare, Micha Van Hoecke. Ho iniziato a lavorare con lui, quando ero da poco uscito dalla Scuola della Scala, e per me fu una vera e propria rivoluzione artistica. Ho capito che tutto quel bagaglio tecnico acquisito avrei dovuto metterlo a disposizione del Teatro, nel senso letterale del termine. Lui mi ha insegnato ad essere attore oltre che danzatore ("danzattore" usando una sua definizione) e da quel momento in poi ogni ruolo che mi trovai ad interpretare diventava innanzitutto una ricerca intima del personaggio, solo in un secondo momento completavo il lavoro accostandogli l'attenzione tecnica, e sempre in funzione del personaggio e della sua anima.

Com'è stato danzare al fianco di due star del calibro di Roberto Bolle ed Alessandra Ferri?
Piazza del Campidoglio, 10mila persone e due star internazionali sul palcoscenico, poi io insieme ad altri due miei colleghi. Tanta paura dietro le quinte, ma una volta entrati in scena, una vera e propria goduria! Sicuramente, trascorrere giorni in sala prove con personaggi del loro calibro non può che lasciare un segno indelebile...

Cosa conservi dell'esperienza al Maggio Musicale Fiorentino?
Un bellissimo ricordo, ed oggi col senno di poi tanta malinconia!

Mentre al Balletto di Roma?
Il Balletto di Roma è stata la mia casa per tanti anni. Devo molto a questa compagnia, perché mi ha dato la possibilità di mettere in pratica tutto ciò che mi ero prefissato. Ho avuto la fortuna di coprire il periodo d'oro di questa compagnia storica. Eravamo un gruppo di sedici solisti affiatati che hanno sicuramente lasciato il segno nella danza contemporanea italiana, come altre compagnie avevano fatto prima di noi, ad esempio il fantastico Balletto di Toscana. Mi ha dato la possibilità di lavorare con alcuni dei migliori autori della scena italiana quali Fabrizio Monteverde, Mauro Bigonzetti, Milena Zullo, ma anche con tantissimi autori affermati ed interessanti come Mauro Astolfi, Eugenio Scigliano, Michele Pogliani e tanti altri.

Parlami del tuo incontro professionale con il coreografo e maestro Amedeo Amodio?
Il Maestro Amodio è un'istituzione oltre che un grande artista e un'anima libera. La prima volta che ho lavorato con lui fu a Palermo per "Romeo e Giulietta" e "Schiaccianoci". Ma ho un bellissimo ricordo anche delle sue coreografie per le opere "Aida" e "Macbeth" al Teatro Regio di Parma. Ricordo che la prima volta che mi vide, dopo la classe, mi chiese di fare una diagonale di brisè. Subito dopo affermò, col suo solito fare un po' tra le nuvole, che "senza dubbio venissi dalla Scuola del Teatro alla Scala e che avessi studiato col suo amico Paolo Podini!"

Hai incontrato molti ostacoli nella tua carriera di danzatore o tutto è andato sempre come tu desideravi?
Ho sempre avuto la fortuna di poter scegliere quale percorso artistico intraprendere sin da piccolo, e tutto è sempre andato secondo i piani senza particolari intoppi. Da Palermo a Roma poi a Milano, successivamente ho iniziato a lavorare per i Corpi di Ballo delle Fondazioni, fino alla svolta dovuta alla decisione di far parte di una compagnia contemporanea di giro... ho sempre deciso in base a ciò che desideravo. L'unico stop rilevante avvenne in seguito ad un infortunio che si concluse con un intervento alla tibia per una microfrattura.

Oggigiorno, qual è il tuo rapporto con gli allievi, come ti poni in qualità di docente?
Sia che mi trovi davanti un professionista o un allievo, cerco sempre di privilegiare il lato umano cercando di instaurare un rapporto sereno e tranquillo. Ho sempre ritenuto che dove c'è armonia aumenti l'interesse, l'impegno e dunque migliori anche il risultato finale.

Quanto è importante calcare il palcoscenico nel periodo della formazione?
Penso sia basilare quanto l'allenamento giornaliero e costante.

Attualmente sei Coordinatore Artistico del Corpo di Ballo presso la Fondazione Teatro Massimo di Palermo. In cosa consiste il tuo ruolo?
Oltre a svolgere le normali funzioni di un Direttore artistico, come la programmazione della stagione e la supervisione artistica, mi occupo anche di tutte le questioni gestionali, ad esempio, predisporre e ritirare l'ordine delle scarpette dei danzatori, prendere le presenze alle classi, in alcune occasioni fare da maitre de ballet, e altro.

Quali sono state le più belle soddisfazioni ricoprendo questa nomina?
Sicuramente le più belle soddisfazioni arrivano dalle programmazioni, che in questi anni hanno visto susseguirsi artisti del calibro di Kylian, Inger, Duato, Monteverde, Levaggi, Zakharova, Picone, Abbagnato ecc... Ma anche dalla risposta dei danzatori che nonostante il cambio di rotta hanno dimostrato di sapersi ben adattare ad ogni sfida rafforzando la considerazione nei loro confronti. Oggi il Corpo di Ballo del Teatro Massimo è pronto come una grande compagnia deve essere.

Cosa rende eccellente il Corpo di Ballo del Teatro Massimo?
Principalmente è un gruppo agile e versatile, rafforzato da nuovi e giovani innesti che contribuiscono alla crescita di un gruppo con le giuste dosi di esperienza e di forza fisica e artistica.

Per te cosa significa "creare"?
Creare per me è sinonimo di tante cose come, espressione di sé, coraggio, esporsi e rischiare, ma soprattutto è sinonimo di "futuro", perché uno dei punti deboli della danza italiana negli ultimi decenni, è stata quella di non essere più una vetrina per nuovi coreografi e autori, in contrapposizione con quello che avveniva e avviene ancora in molti paesi dove la danza è diventata un'eccellenza culturale da esportare. In tal senso, ho iniziato ad aprire una piccola finestra, il primo anno dando la possibilità a sei nostri danzatori di coreografare per i loro colleghi all'interno della produzione "four seasons for six", l'anno scorso invece abbiamo portato al Teatro di Verdura (sold out con circa 2000 presenze in una sera) una produzione in cui oltre al "Bolero" di Fabrizio Monteverde, debuttavano tre coreografie create per il nostro Corpo di Ballo da tre autori emergenti molto interessanti, Anna Manes, Diego Tortelli e Valerio Longo. Nell'ultimo anno invece la prova della maturità, a dicembre ha debuttato al Teatro Massimo la nostra nuova "Bella Addormentata" coreografata da Matteo Levaggi, e totalmente prodotta in casa, con la collaborazione di una crew di giovani artisti come gli allievi dell'Accademia di Costume e Moda di Roma che hanno ideato e disegnato i costumi ed un giovane scenografo palermitano, Antonino di Miceli. Si deve poter creare del nuovo, e si può fare (per non spaventare nessuno) tenendo d'occhio i costi, privilegiando scelte inedite e coraggiose.

Qual è l'aspetto più bello ed anche più nobile nella tua professione artistica?
Poter dare vita alle proprie idee!

Ultima modifica il Lunedì, 26 Febbraio 2018 12:30

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