mercoledì, 26 aprile, 2017
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Cluj Napoca, Romania - Il Festival Internazionale "Interferences" pulsa di vita teatrale.-di Mario Mattia Giorgetti

"Faust", regia Tomaž Pandur - Slovenian National Theatre Drama Ljubljana "Faust", regia Tomaž Pandur - Slovenian National Theatre Drama Ljubljana

Da 10 anni, ogni due anni, Cluj Napoca, Romania, vive una "overdose" di teatro internazionale.
In questa città, dove ancora non si vedono ombre di grattacieli, rimasta incolume dalle aggressioni del cemento, e dove conserva i suoi stili architettonici: liberty, rinascimentale, gotico; dove convivono più etnie, più religioni, e dove regna da illo tempore una cultura universitaria che attira studenti da ogni parte del mondo, e dove la gente parla almeno due lingue, rumeno e ungherese, se non tre, visto che l'inglese è quasi obbligatorio per comunicare con gli stranieri di passaggio, in questa città, dicevamo, convergono compagnie internazionali di collaudata esperienza (tedesche, francesi, italiane, ungheresi, rumene, coreane, e chi più ne ha più ne metta) per un reciproco confronto creativo di tendenze, sia di opere classiche rivisitate che di autori contemporanei, ma anche momenti innovativi nei diversi Studi che il Festival mette a disposizione.

tompa

Per un lungo periodo, dal 24 novembre al 4 dicembre, con un nutrito programma di ben 22 spettacoli, in 14 lingue diverse, il Festival Internazionale di Cluj Napoca, capitanato da due direttori, (Gábor Tompa, Artistic Director, rumeno: András Visky, Associate Artistic Director, ungherese) pulsa di vita teatrale, a volte sorprendente, a volte ripetitiva, ma sempre stimolante, a volte provocatoria; comunque sempre viva, tanto che una massa di fedeli frequentatori, tra cui molti giovani, non salta alcun appuntamento, generando così una vera comunità in cui spettatori e attori stabili e no, si incontrano, si stimano, si scontrano, ma sempre per dare vita al teatro.
Anche se il Festival "Interferenze" detta un tema per ogni occasione, e ciò potrebbe essere un limite per le diverse realtà operanti nel mondo, offre però la possibilità di approfondire l'argomento da diverse prospettive: quest'anno il tema era "lo straniero", essere straniero in un altro Paese, nella propria città, lo straniero che c'è in noi, la migrazione, l'appartenenza, temi di grande attualità visti i tempi che corrono.
Ma stavolta, è bene dirlo, più che gli autori con i loro temi lodevoli, per noi sono gli eventi proposti, alcuni anche datati, altri eccellenti, ad essere "passati" al pubblico perché ha prevalso la bravura degli attori in campo, che, pur rendendosi a volte disponibili alle bizzarrie di alcuni registi, hanno mostrato le loro capacità interpretative degne di essere menzionate a futura memoria; e cerchiamo di farlo in questa sede, scusandoci se commettiamo qualche omissione.
Come non ricordare, per gli spettacoli che abbiamo visto (su 22, ne abbiamo "vissuti" 12, quel tanto che basta per avere le giornate piene e sature per la nostra disponibilità a seguire gli spettacoli, dominati da schermi per i sottotitoli in tre lingue, da uscirne frastornati; ma tant'è, se vuoi conoscere il teatro del mondo).
Di grande impatto visivo il Faust, di Livija Pandur, regia di Tomaž Pandur, la cui interpretazione di tutti gli attori (specialmente di Igor Samobor, Branko Šturbej, Maša Derganc, Polona Juh, Branko Jordan) era intensa, motivata, seguendo i dettami del regista, dei più intriganti di questo secolo, spingendo gli attori a recitare in maniera epica, portata, dentro un pavimento che era un bacino d'acqua a cui attribuire molti significati. Eccoli: Uroš Fürst, Robert Korošec, Filip Samobor, Žan Perko, Matic Lukšič.

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Anche gli attori della compagnia stabile del Teatro Nazionale Ungherese, esibitisi nell'opera I bassi fondi di Gorky, guidati in maniera eccellente da Yuri Kordonsky, immersi in una recitazione alla Stanislavsky, tanto che noi abbiamo sofferto con loro il dolore espresso da questi personaggi diseredati, emarginati, soli.

Eccoli: András Hatházi, Imola Kézdi, Éva Imre, Gábor Viola, Loránd Farkas, Júlia Laczó, Anikó Pethő, Sándor Keresztes, Ervin Szűcs, Miklós Bács, Áron Dimény, Zsolt Bogdán, Péter Árus.

goodperson

Altro spettacolo che ci ha sorpreso è L'anima buona di Sezuan di Bertolt Brecht, messa in scena dalla compagnia del Teatro Bulandra di Bucarest, regia Andrei Șerban, che, allontanandosi dall'estetica, tipicamente brechtiana, come abbiamo conosciuto seguendo gli spettacoli di Strehler, ha dato allo spettacolo una impronta claunesca, che, volendo, anch'essa appartiene al teatro epico, in cui i personaggi sono narrati, commentati, ma con risvolti ludici che sono piaciuti al al folto pubblico.
Ecco la squadra dei clown, tutti di una bravura eccezionale:
Shen Teh: Alexandra Fasolă / Ana Ularu. Wang / Shu Fu / Woman: Vlad Ivanov, Sun: Cătălin Babliuc / Alexandru Potoceanu, First God / Mrs. Yang: Rodica Mandache, Second God / Mrs. Shin: Manuela Ciucur, Third God / Grandson: Mirela Gorea, The Property Owner: Daniela Nane / Ana Covalciuc, Carpenter / Old Lady: Profira Serafim, Policeman / Unemployed: Adrian Ciobanu.
Family - Man: Marcela Motoc, Sister in Law: Mihai Niţă, Son: Silvana Negruţiu, Granddaughter: Adela Bengescu, Brother: Simona Pop

Oltre a tutti gli attori che abbiamo amato, ci preme citare la bravissima, talentosa attrice-cantante coreana Jaram Lee che in un recital in solitario, Stranger's song, accompagnata solo da due musicisti, Hyang Ha Lee e Yeongdoo Choi, ha mostrato le sue qualità di interprete con recitar-cantando, mosso su una gamma di registri vocali incredibili.

jaram lee

Ma il nostro lettore deve sapere, conoscere, tutto il lavoro che sta dietro a questi spettacoli. Anche se il programma era distribuito in più spazi della città, il maggior numero di spettacoli si è svolto presso il Teatro Nazionale Ungherese, dove, giorno dopo giorno, si succedevano gli eventi più complessi. Immaginate: la sera, terminata la recita di uno spettacolo, subito si devono smontare, scene, riflettori, impianti vari, perché l'indomani occorre montare le scene dello spettacolo successivo: impostare le luci, mettere a punto la fonica, per essere pronti per la recita; solo una complessa squadra di tecnici ben agguerriti, ben preparati e motivati, poteva sopportare le fatiche di questo tour de force instancabile, a cui noi tutti, giornalisti, studiosi, critici e pubblico, dobbiamo, con riverenza, dire grazie.
Come un grazie nostro, va all'organizzazione dello staff, pronto, puntuale su ogni aspetto: dall'accoglienza all'informazione.
Una lezione che molti festival nostrani dovrebbero imparare.

Ultima modifica il Mercoledì, 25 Gennaio 2017 09:55

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