giovedì, 17 agosto, 2017
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Danza: A Siena la settima edizione di "Danza Excelsior". -di Giuseppe Distefano

Sasha Riva e Yumi Aizawa in "End of eternity". Foto Mauro Batti Sasha Riva e Yumi Aizawa in "End of eternity". Foto Mauro Batti

Danza
A Siena la settima edizione di "Danza Excelsior"
di Giuseppe Distefano

Da sette anni nella splendida città medievale toscana, si svolge, nel magnifico Teatro dei Rinnovati, una tre giorni all'insegna della danza, dal classico al contemporaneo, dal titolo Danza Excelsior, organizzata da Ateneo della Danza e Balletto di Siena, con la direzione artistica di Marco Batti. Oltre al debutto della nuova creazione Notre-Dame de Paris, firmata da Batti per il Balletto di Siena sulle musiche di Riccardo Joshua Moretti, e alla presenza della compagnia Equilibrio Dinamico della coreografa pugliese Roberta Ferrara in scena con Confini Disumani, e di Irene Sgobbo con Uno, nessuno, centomila, l'evento del festival è stato il gala Le stelle di Excelsior, con alcuni nomi della scena europea provenienti da prestigiose compagnie. Tra questi Sasha Riva, danzatore, dallo scorso anno, dello svizzero Ballet du Grand Theatre de Genève, ma formatosi alla scuola dell'Hamburg Ballett dove, nel 2011, è entrato a far parte della compagnia danzando in molti lavori importanti e anche in ruoli appositamente creati per lui da John Neumeier. Oltre ad essere un eccellente e versatile danzatore, il ventiseienne Sasha si è rivelato un notevole coreografo, talento sviluppato in questi ultimi anni con diverse creazioni. Lo si è potuto constatare in due dei suoi ultimi lavori presentati nella serata: End of Eternity e Ermione in a Black Out. Nel primo brano, in coppia con la giapponese Yumi Ayzawa, anche lei proveniente dal corpo di ballo del Grand Theatre de Genève, Riva è un giovane che riflette sull'addio alla fine della vita immaginando se stesso nella vecchiaia. L'incontro, faccia a faccia, con "l'Eternità" a cui pone domande sul dopo la morte, gli fanno rivivere molti ricordi. Sulla musica di Philip Glass Riva e Ayzawa creano una simbiosi fisica e spirituale con gesti ampi delle braccia e delle gambe, e le mani che palpitano, che toccano, che aprono a immagini di un racconto dell'anima. L'intenso duetto vibra di dettagli gestuali ed espressioni del viso che rivelano il susseguirsi di diversi sentimenti – gioia, sofferenza, smarrimento, dubbio, rabbia – espressi con movimenti fluidi o netti, veloci o pacati, fino a diventare speculari. Lei diventa l'ombra di lui, lui di lei: un'identificazione che li fa diventare un tutt'uno, entrambi immortali e umani contemporaneamente, alla ricerca di un altro mondo.
Ermione in a black out è un breve, intenso assolo in cui Sasha Riva – autore della coreografia insieme a Simone Repele – mette in danza la poesia di D'annunzio La pioggia nel pineto della quale udiamo alcuni versi da una voce fuori campo. L'interprete, con un ombrello e un impermeabile, dopo essere entrato gioioso sulle note di una canzone di Hamilton Leithsuser, si aggira con ampi movimenti verticali e orizzontali plasmando man mano lo spazio notturno del palcoscenico di un'aura onirica che lo vede disteso a terra, a tratti tremulo, quindi in piedi, spogliato dell'abito nero, seminudo in cangianti sequenze scultoree, per posizionarsi poi rannicchiato sul sogno di quel nome Ermione, l'amata di cui egli ha inseguito l'immagine e vagheggiato il ritorno. Un finale che sancisce così un'idea di ritrovata pace nella relazione simbiotica, e immaginaria, con l'oggetto d'amore e quindi con la natura, elemento di gioia e di conforto alla sua solitudine. Riva possiede un vocabolario evocativo di posture neoclassiche che sfumano con nitore nel contemporaneo marcando una poeticità anche fisica nella sua magnetica interpretazione.
Altri protagonisti dello spettacolo sono stati Simon Feltz e Alejandra Balboa, vincitori del prestigioso "Certamen" di coreografia di Burgos (Spagna): il primo, in coppia con Marie Teffaine-Urvoy dal titolo Phase firmato dallo stesso Feltz e da Karline Marion, bellissimo duetto di una relazione che cresce ed evolve, con una gamma gestuale e di movimenti ricca di immagini; la seconda in un assolo introspettivo e dinamico dal titolo Do you under stand anything? I try... Proveniente dalla Germania, dal Nationaltheater di Manneheim, Lorenzo Agelini, in compagnia della danzatrice turca Ceren Yavan Wagner dell'ensemble del tedesco Theater Ulm, si sono esibiti in due coreografie di Roberto Scafati. In Crossing path, con al centro una panca, una coppia si incontra e scontra nell'inseguire una relazione; in Swan lake, breve rielaborazione di un brano del Lago dei cigni, Odette e Sigfrido nel momento culminante dell'innamoramento si trasformano lei da cigno in donna, lui da adolescente in uomo. Infine, due interpreti del Balletto di Siena, Chiara Gagliardo e Giuseppe Giacalone, si sono esibiti nel celebre Grand pas del terzo atto del Don Quixote di Petipa sulla nota musica di L. Minkus, un omaggio al grande repertorio classico che ha chiuso in bellezza il settimo appuntamento di Danza Excelsior, con l'augurio di una prossima e ancora più ricca edizione.

A Siena, Teatro dei Rinnovati il 28, 29 e 30 aprile 2017

Ultima modifica il Mercoledì, 07 Giugno 2017 06:02

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