martedì, 19 settembre, 2017
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FESTIVAL DI SPOLETO 60 - EDIZIONE 2017: "Vincent Van Gogh, l'odore assordante del bianco" di Stefano Massini. -a cura di Giuseppe Distefano

Alessandro Preziosi in "Vincent Van Gogh, l'odore assordante del bianco", regia Alessandro Maggi. Foto Francesca Fago Alessandro Preziosi in "Vincent Van Gogh, l'odore assordante del bianco", regia Alessandro Maggi. Foto Francesca Fago

"Vincent Van Gogh, l'odore assordante del bianco",
di Stefano Massini
regia Alessandro Maggi
con Alessandro Preziosi, Massimo Nicolini, Francesco Biscione, Roberto Manzi, Alessio Genchi, Vincenzo Zampa
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
disegno luci Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta
musiche Giacomo Vezzani
supervisione artistica Alessandro Preziosi
produzione Khora.teatro, TSA - Teatro Stabile D'Abruzzo
in coproduzione con Napoli Teatro Festival Italia, e in collaborazione con Festival di Spoleto 60.
Visto all'Auditorium Stella, per il Festival dei Due Mondi di Spoleto, dall'1 al 3 luglio 2017.

Il tormento del colore bianco

di Giuseppe Distefano

Un piccolo vaso con una pianticella. Una voce di bambino. Poi un'altra voce che elenca una serie di patologie. Van Gogh entra rotolando. Al fratello Theo venuto a visitarlo dopo un lungo viaggio, dirà: «Chi viene al sud cerca un'altra luce». E gli chiederà: «Provami che esisti, che sei reale». Sogno, allucinazione, o realtà? Non sapremo con certezza se si tratta dell'uno o dell'altro stato di visione di un disagio mentale. Lo intuiremo, forse, alla fine, quando si sarà consumato il dramma del grande artista olandese rinchiuso dentro una scena dove, protagonista, è il bianco, quell'assenza del colore che gli manca più di ogni altra cosa. Stefano Massini con Vincent Van Gogh, l'odore assordante del bianco, - uno dei primi testi dello scrittore toscano, e vincitore del Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005 - rievoca l'ultimo periodo di Van Gogh trascorso nell'ospedale psichiatrico di Saint Paul de Mausole a Saint-Rémy de Provence. La storia è imperniata sulla inaspettata visita dell'amato fratello Theo, con cui anche si scontrerà, ma nel quale il pittore vede l'unica speranza per poter uscire da quelle mura opprimenti. Basterebbe la sua firma per uscire da quel ricovero forzato dove il suo stato è classificato come soggetto "socialmente placido". Ma, prima gli infermieri-carcerieri, poi l'odiato psichiatra Vernon-Làzare che lo ha in cura, fanno di tutto per impedirgli di andarsene additando al fratello motivi burocratici e di pericolosità, estinguendo così la speranza palesatesi. E a niente varrà l'intervento rassicurante del direttore del manicomio che lo protegge, acconsente ad alcune sue richieste, e cerca di aiutarlo a capire la sua mente ponendogli domande. Interrogativi confidenziali che faranno dire al pittore «Voglio finalmente che qualcuno parli con Vincent senza che Van Gogh ascolti». Si compirà ugualmente il calvario interiore generato da una condizione di costrizione per via di quelle allucinazioni della vista e dell'udito che lo hanno condotto ad un istinto di autodistruzione che, sappiamo, culminerà, oltre al taglio dell'orecchio, nel gesto estremo di spararsi un colpo di pistola. In scena riappariranno, nel finale, quelle quattro figure con le quali, riesumando il passato e il tormento della pittura, avrà parlato dentro le candide pareti di una stanza del manicomio «... dove il colore – dirà – è una bestemmia». Fantasmi della sua mente richiamati dalla sua stessa voce fuori campo sulla scena che si chiuderà tingendosi di giallo. La regia asciutta di Alessandro Maggi è al servizio del bel testo, mai retorico, né oleografico, di Massini che fa dell'introspezione psicologica e del labile confine tra arte e follia, una narrazione fluida e intrigante. Bella prova per Alessandro Preziosi, il quale, abbandonati i ruoli del repertorio classico e la voglia di regia negli ultimi suoi spettacoli, si cimenta, finalmente, con un testo contemporaneo che gli si confà, permettendogli, con l'equilibrio di recitazione che richiede dimenticanza del sé, di affondare mente e cuore negli insidiosi meandri di un'anima travagliata e complessa. Gli sono accanto, bravissimi, Massimo Nicolini e Francesco Biscione, rispettivamente il fratello Theo e il direttore dell'ospedale.

Ultima modifica il Martedì, 11 Luglio 2017 20:52

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