sabato, 17 novembre, 2018
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38° EDIZIONE del FESTIVAL ORIENTE OCCIDENTE A ROVERETO - La Via della Seta: La danza contemporanea nelle visioni dall'Estremo oriente. -di Federica Fanizza

“Let me change your name”, coreografia Eun-Me Ahn “Let me change your name”, coreografia Eun-Me Ahn

La Via della Seta: La danza contemporanea nelle visioni dall'Estremo oriente

Lunedì 3 settembre 2018 Rovereto Auditorium Melotti
USHIO AMAGATSU
SANKAI JUKU - GIAPPONE / JAPAN
MEGURI - TEEMING SEA, TRANQUIL LAND
PRIMA NAZIONALE / ITALIAN PREMIERE
Coregrafia e regia / Choreography and direction Ushio Amagatsu
Assistente / Assistant Semimaru
Musiche / Music Takashi Kako, YAS-KAZ, Yoichiro Yoshikawa
Suono / Sound Aikira Aikawa
Disegno luci / Light design Satoko Koizumi
Danzatori / Dancers Semimaru, Toru Iwashita, Sho Takeuchi, Akihito Ichihara, Dai Matsuoka, Norihito Ishii, Shunsuke Momoki, Taiki Iwamoto
Realizzazione / Realisation of Sea Lilies(décor) Roshi
Coprodotto / Coproduced by Théâtre de la Ville, Paris, Kitakyushu Performing Arts Center, Fukuoka Pref. Japon, Esplanade - Theatres on the Bay, Singapore, Sankai Juku, Tokyo, Japon, Perdiem & Co, Marseille
Con il supporto di / with the support of Agency for Cultural Affairs Government of Japan in the fiscal 2018
Con l'aiuto di / with the help of Shiseido

Giovedì 6 settembre 2018 Rovereto teatro Zandonai
XIE XIN
XIE XIN DANCE THEATRE - CINA / CHINA
FROM IN
PRIMA NAZIONALE / ITALIAN PREMIERE
Coreografia / Choreography Xie Xin
Produttore / Productor Ge Huichao
Produttore esecutivo / Executive Producer Liu He
Disegno luci / Light design Gao Jie
Direttore di scena / Scene director Gao Jie
Musiche / Music Jiang Shaofeng
Costumi / Costumes Li Kun
Danzatori / Dancers Xie Xin, Li Xing, Hu Shengyuan, Liu Xuefang, Liu Yintao, Qian Min, Fan Xiaoyun, Liu Xue, Wang Qi
Con il supporto di / with the support of Shangai International Dance Center Theater, China Shanghai Performing Arts Fair, Shanghai Dancers's Associations, Young Artists Platform of Dance

sabato 8 settembre 2018 Rovereto Teatro Zandonai ore 20.30
EUN-ME AHN
EUN-ME AHN COMPANY
COREA DEL SUD / SOUTH KOREA
LET ME CHANGE YOUR NAME
PRIMA NAZIONALE / ITALIAN PREMIERE
Coreografia / Choreography Eun-Me Ahn
Direzione artistica / Artistic direction Eun-Me Ahn
Musiche / Music Young-Gyu Jang
Disegno luci / Light design Andre Schulz
Costumi / Costumes Eun-Me Ahn
Scenografia / Scenography Eun-Me Ahn
Danzatori / Dancers Eun-Me Ahn, Jihye Ha, Hyekyoung Kim, Jeeyeun Kim, Youngmin Jung, Hyunwoo Nam, Sihan Park, Seunghae Kim

La Via della Seta è stato il tema guida della 38a edizione 2018 della rassegna di danza Oriente Occidente di Rovereto (31 agosto 8 settembre), festival che per atto fondativo è sempre stato attento alle relazioni culturali che interconnettono il mondo con lo sguardo rivolto principalmente ai mondi della danza contemporanea dell'Estremo Oriente. E' con questa assunto programmatico che la rassegna ha riunito sui palcoscenici di Rovereto, in prima nazionale, certamente gli esempi che sono risultati più eclatanti di come il mondo orientale (per l'occorrenza Cina, Giappone e Corea del Sud) ha elaborato gli stilemi della danza moderna occidentale, facendoli propri ma coniugandoli con l'essenza delle loro culture primigenie. Se da una lato la rassegna apre alle giovani compagnie e a progetto di workshop affidati ad artisti associati, il nucleo della rassegna che ha dato rappresentatività al tema guida è stato affidato alle tre compagnie di danza rappresentative di Giappone (USHIO AMAGATSU con la sua compagnia SANKAI JUKU), Cina (XIEXIN DANCE THEATRE) e Corea del Sud (EUN-ME AHN COMPANY) con prime nazionali in un ideale viaggio lungo le rotte dell'antica Via della Seta, linea di scambio tra l'Occidente e l'Oriente di merci e di culture.
Certamente ciascuna compagnia ha declinato l'attuale stato della danza contemporanea mondiale tenendo ben presente e coscientemente quali siano le radici stesse che sottendono il concetto di corpo e di movimento nelle rispettive culture e di come questi elementi siano stati declinati avendo ben certi i concetti filosofici fondativi che hanno plasmato le rispettive culture. Ma questo contatto tra due mondi arcaico e modernità volutamente messo in scena, ha determinato che queste compagnie tenessero ben presente la complessità sociale e culturale che queste nazioni rappresentano, ossia l'apice della meccanizzazione dell'umanità e dell'evoluzione tecnologia in ogni ambito della vita quotidiana.

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Fa specie quindi assistere alle coreografie del gruppo Sankai Juko di Ushio Amagatsu, gradita presenza alla rassegna, che in occasione dei quarant'anni di attività mettono in scena con Meguri la mutevole bellezza della natura attraverso gli elementi fondamentali della terra sospesa tra lo Shigan (il mondo terreno) e l'Higan (l'aldilà). In linea con la tradizione, gli otto danzatori del gruppo, tutti maschi sin dalla fondazione, sono creature dal cranio rasato con il corpo ricoperto di biacca che cercano in scena una conciliazione con i propri demoni e le forze del mondo esterno, essendo i demoni, essenza pregante della cultura giapponese capaci di generare la vita e di distruggerla nel contempo. Lenti nel loro procedere nei movimenti essenziali sacerdoti custodi fedeli della tradizione, accompagnati da una colonna sonora che ripercorre le sonorità di antichi rituali.

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Attenta all'Occidente e all'attualità del linguaggio contemporaneo è stata invece la proposta di Xie Xin, stella nascente della coreografia orientale, coreografa e danzatrice indipendente e direttrice della compagnia che porta il suo nome, centro di scambi formativi con l'Occidente. Vincitrice in Europa dei Concorsi coreografici di Hannover e di Roma (2015), con From In (prima nazionale) mette in danza le relazioni umane che si sfaldano e si isolano in gabbie di luci, mondi paralleli incomunicabili, ma che per essenza interiore dell'essere umano, riescono a ricomporsi in gruppi dove il contatto del corpo è essenziale per instaurare comunicazione. Ma la tradizione non è trascurata e si insinua nella forma della danza che assume dalla tradizione del tai-chi e dal Teatro di Opera di Pechino, spunti che si declinano nelle modalità della danza contemporanea; anche la colonna sonora non trascura celle musicali che si richiamano alle modalità sonore tipiche della cultura musicale cinese che prontamente si dissolvono nella modernità del suono elettronico.
La Via della seta si conclude con Eun-Me Ahn Company (Corea del Sud) in Let me change your name (prima nazionale). Eun-Me Ahn, anima della compagnia, è una donna dalla testa rasata che ama indossare abiti coloratissimi. Formatasi alla danza tradizionale coreana e alle pratiche sciamaniche, ha conquistato le principali tecniche di danza moderna a New York. Figura di spicco della scena artistica sudcoreana ha curato le coreografie per l'apertura della Coppa del Mondo FiFA 2002 a Seoul ed è stata direttrice della Daegu Metropolitan City Dance Company dal 2001 al 2004 nonchè amica di Pina Bausch che più volte, prima della scomparsa, l'ha invitata a Wuppertal a presentare i suoi intensi assoli imprimendole un marchio di stile nelle sue coreografia. Le percussioni costituiscono un elemento caratteristico della cultura musicale coreana e su questa insistenza ritmica, rielaborata elettronicamente, accompagna le azioni coreografiche molto geometriche, ritmicamente sostenute, giocate su sfondi scenici uniformi ma vivaci. Alle azioni a terra in cui i danzatori entrano in scena con i danzatori di scuro vestiti si passa ai colori fluorescenti con un gioco di rapidi cambi d'abito, elemento colorato su cui si fonda l'ideologia della coreogafia. Eun-Me Ahn, per tre volte appare in scena in assolo, inframmezzando le danze dei suoi otto danzatori, dapprima indossando un lungo abito nero, poi in rosso acceso e infine a seno nudo con gonna bianca. I suoi intermezzi sembrano introdurre un 'cambiamento di stato' attraverso il rito lento della tradizione sciamanica, tanto che i danzatori dopo le sue apparizioni cambiano pelle (e costumi), danzando fino a perdere se stessi e la determinazione di genere in una forsennata danza tribale. In questo vortice ritmico, la veste cambia significato e stato per diventare tante cose come la nostra identità di genere, che può essere altro.
Successo piene e convinto del pubblico che sostiene il festival decretando sempre il tutto esaurito negli spettacoli al chiuso, e sostenendo con partecipazione attiva gli eventi di contorno delle giovani proposte che ripongono nella rassegna la possibilità di confrontarsi con esperienze parallele e con maestri riconosciuti delle mondo coreografico internazionale.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Martedì, 11 Settembre 2018 10:18

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