mercoledì, 26 giugno, 2019
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LE PRIME VENTI PRIMAVERE DI PRIMAVERA DEI TEATRI ANNO XX. -di Valentina Arichetta

"Menelao", Teatrino Giullare "Menelao", Teatrino Giullare

Le prime venti primavere di Primavera Dei Teatri Anno XX

Prima dell'estate, c'è sempre la primavera: che in Calabria fa rima con teatro, quando a cavallo tra maggio e giugno arriva Primavera Dei Teatri, vetrina di ribalta ormai internazionale giunta quest'anno alla sua ventesima edizione: con l'impeccabile e oramai rodata direzione artistica di Scena Verticale (Saverio La Ruina, Settimio Pisano, Dario De Luca oltretutto impegnato in scena con Lo Psicopompo) che punta ad una resistenza in continuo equilibrio, come il funambolo nel manifesto 2019, della ricerca dei nuovi linguaggi della scena contemporanea.
Simbolo di resistenza fondamentale al Sud in Calabria e non solo, Primavera Dei Teatri lascia respirare arte con grande determinazione, in una settimana densa di anteprima nazionali, artisti stranieri, incontri, debutti e laboratori, che si incontrano e si incrociano nella piccola cittadina ai piedi del maestoso Pollino.
Quest'anno, l'incipit del 25 maggio è stato affidato a Jan Fabre: autore, performer, pittore e regista belga, ha messo in scena The Night Writer, specie di autobiografia, diario a metà strada tra vita e arte, che nell'edizione italiana ha voluto che ad impersonarlo fosse Lino Musella, attore straordinario conosciuto per Gomorra e The Young Pope ma capace di stare e tenere la scena e addirittura migliorare il testo di Fabre. Che si divincola nella lettura dei diari dell'artista dimostrandosi spesso eccessivamente cerebrale, ma grazie alla superba interpretazione di Musella diventa vera e propria performance, a tratti anche emozionante.
A metà percorso arriva poi Teatrino Giullare con il suo Menelao: che nel 2016 ha ricevuto la menzione speciale della giuria nella prima edizione del Premio Platea, e che racconta dell'uomo più ricco della terra, sposo della donna più bella del mondo, vincitore della guerra di Troia- ma in preda ad una simil depressione che lo spinge fino al quasi suicidio. Incapace persino di essere completamente depresso o di arrivare a compiere l'atto estremo, il Menelao di Teatrino Giullare si specchia e si confronta con un sé stesso marionetta. La rielaborazione del mito è originale, l'aggiunta della componente marionettistica dà una marcia in più, le maschere indossate dai due performer innescano l'inquietudine per una riflessione sul tragico nella contemporaneità. Materiali contaminati sulla scena: statue parlanti, marionette semoventi, uno scrittoio che si trasforma in letto che diventa vetrina. Uno spettacolo che si lancia nel postmoderno ma rimane profondamente classico, grazie alla raffinatezza e all'inventiva dei suoi autori, visionari e coraggiosi.
Se da una parte Per Il Tuo Bene, scritto e diretto da Pier Lorenzo Pisano, pur preceduto da un vistoso Premio Riccione "Pier Vittorio Tondelli", non riesce ad andare al di là del collage di battute da cabaret e strizzatine d'occhio a deja-vù familiari; dall'altra Tutt'Intera, con testo di Guillame Poix e la regia e interpretazione di Tamara Bartolini e Michele Baronio, mette in scena la storia, interessantissima, oscura e dimenticata di Vivian Dorothy Mayer, assassina condannata e segretamente fotografa, nella cui casa sono stati trovati ben 150.000 rullini fotografici mai sviluppati di splendide foto che ritraevano la vita di tutti i giorni. Peccato che la resa sia tutt'altro che impeccabile. La scena si presenta come camera oscura, fondali grigi a mò di negativi, carrello simil sala di obitorio con sopra mixer e proiettore: ma i due protagonisti, che mescolano voce narrante, racconto in prima persona e sequenze drammatizzate, non danno coerenza a quello che alla fine sembra un'accozzaglia di oggetti e suggestioni capitati lì per caso, oltretutto puntando fin troppo su una sperimentazione sonora facendo dimenticare allo spettatore che l'obiettivo va puntato sull'immagine e su quello che le immagini della Mayer raccontavano di lei, una vita letteralmente vista attraverso le vite degli altri.
Centratissimo il nuovo lavoro di Carullo-Minasi, Patruni E Sutta; e attesissimo, come ogni anno, Roberto Latini, che porta In Exitu, da un testo di Giovanni Testori, materiale già in partenza incandescente e pressocchè impenetrabile nella sua monoliticità.
Dieci materassi sporchi occupano la scena, con un proscenio invaso dai binari- quelli della stazione di Milano, dove ha vissuto ed è morto il protagonista Gino Riboldi, clochard tossicodipendente. Tutta la scena è racchiusa da quinte e fondali bianchi come grandi garze sterili, un vento le muove ogni tanto come fosse un treno in arrivo: o forse è lo Spirito Santo, energia e forza che innalzano l'anima. Il vento modella ogni cosa, il vento è movimento e poesia, accarezza e chiacchiera con Roberto Latini assoluto protagonista che gira ossessionato per la scena, in un perenne stato di overdose. Toni sublimi, spezzati dalle voci che fuoriescono dalle viscere e dai ricordi deformati come deformato è il corpo insieme alla parola, che si lascia trasformare in suoni, fonemi dissociati provenienti dal passato, dall'anima e dalle pagine di Testori. Una parola come un martello ininterrotto, un sacrificio dove la vittima è il carnefice, una via crucis dove l'unico corpo martoriato è quello delle parole. Vita e morte sono celebrate in una performance che arriva dall'anima, pur trasformandosi in qualcosa di molto fisico, aggressivo passivo, erotico e lacerato.
Redenzione, salvezza, riscatto e conversione: fin dal titolo, In Exitu evoca la liberazione dal peccato e dalla morte così come dalla carne, con una Resurrezione anche per il Riboldi che chiudendosi in una coperta per morire cerca la luce e accetta la salvezza solo un attimo prima di spirare.
Proprio con Roberto Latini (a parte un disastroso sottofinale con Miracolo dei Sutta Scupa, sul quale si stende il classico velo), Primavera Dei Teatri chiude il sipario e lega alla perfezione questa XX^ edizione, dove il testo ha puntato sul genere umano in bilico tra vita e morte, tra soprusi e ossessioni, in una perenne ricerca che è anche redenzione.

Valentina Arichetta

Ultima modifica il Domenica, 09 Giugno 2019 16:15

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