mercoledì, 23 gennaio, 2019
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MEIN HERZ: Drodesera XXXIII, Centrale Fies

Drodesera XXXIII Centrale Fies Drodesera XXXIII Centrale Fies

Centrale Fies è un centro di creazione e produzione delle arti contemporanee. All'interno di una centrale idroelettrica pulsa il cuore del Festival Drodesera, giunto alla sua trentatreisima edizione: più di 50 artisti presenti, 35 lavori (23 prodotti dalla stessa Centrale), 12 prime nazionali; oltre a nomi di rilievo come Societàs Raffaello Sanzio, Motus, ricci/forte, Stabilemobile Compagnia Antonio Latella, si alternano talenti di recente imposizione come Alessandro Sciarroni, Francesca Grilli, Phatosformel, Teatro Sotterraneo, Quiet Ensamble, Mara Cassiani, Enrico Pantani.

Un programma ricchissimo, un vero turbinio di energie a cui abbandonarsi nell'incanto di un luogo di estrema suggestione.
Abbiamo assistito a due serate del festival:

MICHIKAZU MATSUNE – One Thousand Last Second

MICHIKAZU MATSUNE – One Thousand Last Second

scritto e diretto da/written and directed by Michikazu Matsune
in scena comparse locali/performed by local participants
suono/sound by Florian Kovacic
tour management Nicole Schuchardt
co-produzione/co-production Violet Lake, brut Wien

16 minuti e 40 secondi alla fine del mondo. Inizia il count down. Si accende il pannello con i secondi che corrono, inarrestabili. Inizia la fine. Ma che fare in questo lasso di tempo così breve per potersi salvare, redimere, pentire, così interminabili perché gli ultimi preziosi momenti della vita possibili. Tutti sintonizzati. Tutti consapevoli della fine imminente. E quindi che fare in 16 minuti e 40 secondi? Questa è la domanda che ossessiona Michikazu Matsune. Voci registrate rispondono. Donne, bambini, uomini di ogni provenienza, estrazione, età, si raccontano mentre sul palco un tableau vivant eterogeneo di esseri umani ripete le stesse azioni per il quarto d'ora restante, come meccanismi umanizzati di un orologio che è la vita.
Decisamente interessante e suggestiva come performance. Impossibile non porsi lo stesso quesito sia durante che dopo, quando una sottile angoscia permane e riproietta nel medesimo apolittico istante, anche a distanza di giorni.
Unico appunto: peccato che le voci registrate manchino della spontaneità di chi si ritrova a rispondere estemporaneamente a una domanda del genere, troppo spesso si avverte nella voce il ritmo della lettura, le frasi preparate, questo a discapito di un coinvolgimento emotivo più profondo e destabilizzante da parte di chi ascolta.


FLORENTINA HOLZINGER & VINCENT RIEBEEK – Spirit

FLORENTINA HOLZINGER e VINCENT RIEBEEK – Spirit. Foto Phile Deprez

performance & coreografia/performance & choreography Florentina Holzinger & Vincent Riebeek
occhio esterno/outside eyes Rodrigo Sobarzo De Larraechea & Renée Copraij
produzione tecnica e light design/technical production and light design Philippe Digneffe & Anne Meeussen
costumi/costumes Claudine Grinwis
produttore esecutivo/executive producer CAMPO
co-produzione/co-production CAMPO Ghent (BE), Beursschouwburg Brussels (BE), Workspace Brussels
(BE), FFT Düsseldorf (DE), Frascati Amsterdam (NL) & imagetanz, brut Vienna (AT)
con il supporto di/with the support of kc nOna Mechelen (BE), PACT Zollverein Essen (DE)

"Il desiderio di essere generosi ha qualcosa di estremo per noi" così introducono il loro spettacolo Florentina Holzinger e Vincent Riebeek, coppia olandese premiata nel 2012 al campo di Ghent.
Spirit è una bambina, una bambina abusata dal padre per tutta l'infanzia, sotto il tacito assenso di una madre che con gli anni inizia a vivere sua figlia come rivale. Tutto questo non viene mostrato. Spirit non si vede. Spirit viene evocata dai movimenti dei performer che si presentano sul palco nudi, la testa incastrata in grandi maschere da bambole giapponesi tra i fumi di una fontana di ghiaccio. La storia di Spirit si traduce in azioni. In un crescendo ai limiti del non-sense la coppia si spoglia delle maschere durante l'esecuzione di una canzoncina infantile interrotta da Florentina che annuncia la sua inadeguatezza nel cantare. Da questo punto in poi vengono più volte sottolineate le modifiche apportate alla performance per venire incontro a Florentina, reduce di un brutto incidente sul palco. Ma poco a poco viene il dubbio che sia tutto parte di una scelta accurata per coinvolgere gli spettatori e solleticarne l'empatia. I due infatti si lanciano in numeri anche piuttosto spettacolari (come una quantomeno affascinante danza su un trapezio a forma di simbolo della pace) ma sempre non ponendosi come "dei" ma come esseri imperfetti con un gran margine di errore. E tutto diventa possibile. Autoironici, irriverenti e sfrontati (dopo aver tentato di parlare in italiano offrono al pubblico anche molteplici bottiglie di vodka per "sciogliere" un po' la tensione) concludono allestendo un banchetto sul palco e vendendo magliette e borse con il loro logo, certo non prima di aver cercato di dare un senso a tutto questo con la lettura dei tarocchi le cui carte vengono rigorosaente pescate da uno spettatore a caso.


BARBARA UNGEPFLEGT – Running Muschi

BARBARA UNGEPFLEGT – Running Muschi

con/with Barbara Ungepflegt, Yujiro Akihiro
testo e produzione/text and production Barbara Ungepflegt
drammaturgia/dramaturgy Elisabeth Schack, Gabriel Schöller
scenografia/scenography Hanna Hollmann
video Benedikt Walzel
musica/music Yujiro Akihiro
luci/light Jan Wagner
assistente alla produzione/production assistance Gabriel Schöller
stage design-installazione/stage design-installation Karl Salzmann, Paul Gründörfer
luci e suono/lights and sounds Gilbert Marx, Uwe Rostock, Sebastian Slupek
tour management Nicole Schuchardt
co-produzione/co-production Barbara Ungepflegt, brut Wien
con il sostegno di/with the support of Dipartimento Attività Culturali di Vienna

Un appartamento "particolare" in cui noi spettatori veniamo accolti da una strana figura femminile (Barbara Ungepflegt) che ci dà il benvenuto offrendoci flute di prosecco (che dopo la vodka di Spirit inizia a farsi sentire) e invitandoci a prendere posto un po' ovunque nello spazio. Questa donna condivide il suo appartamento con un servizievole ragazzo giapponese (Yujiro Akihiro) scelto su catalogo online.
Questa performance, piacevolmente rivitalizzata dalle bollicine alcoliche e da budini alla vaniglia preparati dalla stessa Ungepflegt e spacciati come risultato di una ricetta per creare emozioni, ci lascia con un ottimo sapore in bocca ma con poca sostanza. Penalizzata dai sopratitoli leggibili solo parzialmente e da una serie di video grotteschi (in uno la Ungepflegt e Akihiro si destreggiano nella vendita di nei adesivo, in un altro la Ungepflegt si aggira per la città ostentando l'handicap di un braccio che non si riesce a fermare) questa performance ci offre pochi spunti per trovare un senso e per abbandonarci a un qualunque stato emotivo, portandoci all'uscita a prendere in automatico l'ennesimo flute di prosecco quasi a colmare queste assenze.


MARA CASSIANI – Tra$hx$$

MARA CASSIANI

di/by Mara Cassiani
con/with Mara Cassiani, Francesco Vecchi, Matteo Ramponi
titolo dall'omonimo brano di/title from the original song by Enrico Boccioletti
musiche/music by Enrico Boccioletti, Death in Plain, Die Antwoord, Haendel
coreografia e traiettorie corporee/choreography and body studies Mara Cassiani
assistente e foto/assistant and pictures Matteo Ascani
video Mara Cassiani, Francesco Vecchi
montaggio/video editing Francesco Vecchi
assistente alla documentazione fotografica/photographic documentation during the process Alessandra Giampaoli
residenza creativa/artistic residency Centrale Fies
con il sostegno di/ with the support of Amat, Inteatro Polverigi
si ringrazia/thanks to Dorian Gray, Sonia Brunelli, Chiara Bersani, Ippoliti The Mighty Zinko, Corpo Celeste, Malibu' 1992

Tre figure, il volto coperto da una spessa ciocca di capelli che pende da cappucci neri. La performance si apre con l'icona del dollaro che poi trionferà anche alla fine, i tre corpi creano quasi una figura mitologica, una specie di ragno a tre teste che si muove in uno spazio bianco al ritmo di una musica sempre più frenetica e assordante. Ad un certo punto le figure si staccano, tre i corpi: due uomini e una donna totalmente privi di identità, sempre coperti, vestiti nello stesso modo, si muovono allo stesso ritmo, si agitano forsennati ma non vanno da nessuna parte. Sono invischiati nel vuoto, anonimi e prigionieri. Solo la donna d'un tratto si allontana ma per tornare presto con nuovi idoli di cui cibarsi, farsi, distruggersi: marche di abbigliamento stampate su fogli con cui "l'umanità" che ci viene rappresentata tenta disperatamente di accoppiarsi, di trasferirsi addosso, generando altro vuoto. Altri fogli solo bianchi. Conformati al nulla.
Mara Cassiani anche in questa performance indaga la presenza alienante dei media, del denaro, degli affari nella nostra quotidianità e lo fa confezionando una specie di video musicale disturbante e suggestivo che lascia frastornati e disorientati.


QUIET ENSEMBLE – Der Teufel leise, Faust

QUIET ENSEMBLE – Der Teufel leise, Faust

un progetto/project by Quiet ensemble
con la collaborazione di/with the collaboration of Matteo Marangoni
audio post-production Gianclaudio Hashem Moniri
ripresa video/video shooting Manuela Meloni
consulenza tecnica/technical consultancy noideaLab
project management Claudio Ponzana
distribuzione/distribution Claudio Ponzana
co-produzione/co-production Centrale Fies

"Arrestati è bello". Tanto per citare Faust. Questa performance ha un fascino raro: tutta incentrata sullo spazio, gli oggetti che la animano e i suoni che producono, il Quiet Ensemble ci regala un tempo di estrema bellezza in cui tutto sembra fermarsi.
Nessun essere umano. Protagonisti sono un altoparlante che urla il suo silenzio in un volo iperbolico quasi sopra il pubblico, una sfera blu che si libra nell'aria per qualche istante, ipnotica, lieve e silenziosa, carta che brucia l'aria, monete che brulicano per attimi in recipienti dorati, un altro piccolo altoparlante che attraversa la scena, solo. E poi il boato di luci, fari che esplodono in un concerto di luci abbaglianti, che incendiano il niente. 35 minuti in cui l'assenza di vita umana ci restituisce la vita altra di quello che ci circonda, in un non-luogo, un non-tempo in cui perdersi senza indugi.


COLLETTIVO CINETICO -

COLLETTIVO CINETICO

coreografia/direction and choreography Francesca Pennini
drammaturgia/dramaturgy and didactics assistant Angelo Pedroni
danza/action and creation Luca Cecere, Carolina Fanti, Gloria Minelli, Chiara Minoccheri, Andrea La Motta, Carmine Parise, Angelo Pedroni, Giulio Santolini, Demetrio Villani, Fabio Zangara
organizzazione/organization Elisa Tolomio
co-produzione/co-production CollettivO CineticO, Romaeuropa Festival, Armunia Festival Inequilibrio, L'Arboreto Teatro Dimora di Mondaino, CSC, Operaestate Veneto, Festival miXXer, Conservatorio G. Frescobaldi
residenze/artistic residencies and rehearsal space L'Arboreto Teatro Dimora di Mondaino, CSC Centro per la Scena Contemporanea, Operaestate Veneto, Armunia Festival Inequilibrio, Scarlattine Teatro Festival Il Giardino delle Esperidi
vincitore del/winner of Bando Progetto Speciale Performance 2012. Ripensando Cage.

Nove teenager, nove esemplari chiamati su un palco ring al suono di un gong. In scena solo una panca da palestra su cui i teenager attendono, bottiglie d'acqua, un tavolo, una sedia e un computer con cui il tecnico fa proiettare di volta in volta la definizione degli esemplari in questione. Così i teenager aspettano di veder apparire una definizione con cui si identificano per prendere possesso dello spazio e portare la propria personale interpretazione di quelle caratteristiche.
In questa performance il rigore della struttura (diviso infatti tra definizioni degli "esemplari" per qualità fisiche, caratteriali, comportamentali) l'asetticità dello spazio, il ritmo preciso con cui le classificazioni si alternano e l'affascinante pulizia di movimento dei teenager si sposano perfettamente con l'estemporaneità dell'interpretazione. Non ci sono prove. Ogni performance differisce dall'altra in base a come ogni teenager risponde allo stimolo di "sintesi di sé" e lo rende sul palco con voce, corpo e stato emotivo.
Un'analisi decisamente interessante dell'essere giovani in cui creatività e disciplina si combinano regalando momenti di grande ironia e profondi spunti di riflessione.

D.G.

Ultima modifica il Giovedì, 08 Agosto 2013 07:44

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