venerdì, 28 luglio, 2017
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(CINEMA) - "Ritratto di Famiglia con Tempesta" di Kore'eda Hirokazu. Peter Pan ha gli occhi a mandorla

"Ritratto di Famiglia con Tempesta" di Kore'eda Hirokazu "Ritratto di Famiglia con Tempesta" di Kore'eda Hirokazu

Ritratto di Famiglia con Tempesta  
(After the Storm)

di Kore'eda Hirokazu
Con Hiroshi Abe, Kirin Kiki, Yôko Maki, Rirî Furankî, Sôsuke Ikematsu

Giappone 2016

Peter Pan ha gli occhi a mandorla

Siamo a Tokyo nel periodo delle tempeste. Shinoda Ryota (Hiroshi Abe) è stato uno scrittore promettente – ha anche vinto un importante premio letterario con il suo primo romanzo – ma ora, con l'alibi di cercare spunti per il suo nuovo libro, sbarca il lunario lavorando come detective in un'agenzia investigativa. Il poco che guadagna lo perde al gioco e così non può pagare gli alimenti per il figlio Shingo (Tayio Yoshizawa) alla moglie Kyoko (Yoko Maki), né a dare una mano alla madre Yoshiko (Kiki Kilin), che sogna una villetta in un bel quartiere e che, con le vicine segue le lezioni a domicilio di storia della musica di un vecchio professore (Isao Hashizume). Lui si arrangia, coinvolgendo il suo giovane collega (Sosuke Ikematsu), a guadagnare qualche extra ricattando coloro che sta pedinando: ad una moglie (Yuri Nakamura) adultera vende le foto che la ritraggono con l'amante, promettendole di portarle prove degli incontri sessuali del marito e si fa dare dei soldi da uno studente (Kazuya Takahashi) per non rivelare la sua relazione con la professoressa al marito (Kanjii Furutachi) di lei che si era rivolto all'agenzia. Ogni tanto si fa dare qualche yen dalla sorella (Satomi Kobayashi) o cerca nei cassetti della madre i soldi che lei nascondeva all'inconcludente marito e, soprattutto, un rotolo di grande valore artistico e commerciale (3 milioni di yen) di cui il padre favoleggiava. Ryota ama ancora la moglie, la pedina e, le poche volte che riesce a vederlo, chiede al figlio notizie del nuovo compagno di lei (Makoto Nakamura). Le cose non gli vanno certo bene: al gioco continua a perdere, l'uomo del banco dei pegni (Hisaya Hishiguro) gli rivela il rotolo che era un falso ma il padre, che lo aveva impegnato, era riuscito a frasi dare un po' di soldi, inventando una grave malattia del sanissimo figlio. Inoltre, il suo capo (Riri Furanki) ha saputo dei suoi ricatti ai clienti e si fa dare gran parte dei quattrini; con il poco rimasto Ryota porta il figlio alle giostre ed a mangiare hamburger, portandolo poi a casa di Yoshiko. Qui li sorprende il tifone e la furente Kyoko è costretta ad andare a riprenderlo ma la tempesta non smette e così rimangono tutti a dormire dalla nonna. Di notte Ryota ci prova con la moglie che lo respinge e, dopo aver frugato nei possibili nascondigli e avervi trovato solo un vecchio calamaio, ripete una cosa che suo padre aveva fatto con lui: porta il figlio a nascondersi, mentre infuria il maltempo, nel vecchio scivolo monumentale davanti alla casa. Li raggiunge, preoccupata, Kyoko che sente, per la prima volta, l'ex-marito in un ruolo affettuosamente paterno. La mattina successiva una buona notizia: il calamaio è un pezzo raro di antiquariato e vale 300.000 yen. Con quei soldi, Ryota potrà pagare gli alimenti arretrati, saldare qualche debito e, accettando di scrivere sotto pseudonimo sceneggiature per i manga, lasciare l'agenzia investigativa e mettere davvero mano ad un nuovo libro.
Da quando, nel 1983, uscì il libro dello psicoanalista americano Dan Kiley, La sindrome di Peter Pan, il cinema ha spesso avuto al centro protagonisti maschili chiusi in una eterna adolescenza; in realtà, gran parte dei personaggi inventati dai comici (da Buster Keaton a Stanlio e Ollio, da Sordi a Zalone) sono mossi dalla ferma volontà di rimanere ancorati al proprio mondo infantile, fuggendo dalle angosce e responsabilità dell'essere adulti. Dino Risi è stato forse il più efficace cantore dei bamboccioni all'italiana con titoli come Poveri ma belli, Il vedovo e Il sorpasso; il più esplicito e poetico esempio ne è il Walter Chiari del sottovalutato Il giovedì, che racconta gli ultimi fuochi di un padre separato che inventa mille espedienti per non sottomettersi alla routine di un lavoro fisso. Kore'eda Hirozaku probabilmente il film lo ha visto (molte situazioni sono simili, soprattutto nel rapporto di Ryota con la madre e con il figlio) ma ne ha fatto un'opera personalissima. Lui è tra i registi giapponesi quello che più possiamo considerare erede del grandissimo Ozu, maestro nel raccontare la quotidianità di piccoli uomini, delle loro gioie, dei loro disastri con un delicatissimo tratto. Certo, Kore'eda Hirokazu non ha la magica sapienza tecnica del maestro ma film come Father and son, Little sister e – sia pur, forse, in tono minore – questo sono soffusi di ispirata poeticità. Grande merito della riuscita va anche al cast: il divo Hirsohi Abe (ha dato voce al guerriero Ken nei cartoni a lui dedicati ed era il protagonista del buffo blockbuster nippo-peplum Thermae Romae) è perfettamente in ruolo, così come Yoko Maki e Riri Furanki (presenze quasi fissi nei titoli del regista) mentre Kirin Kiki (nota da noi, soprattutto per il delizioso Le ricette della signora Toku), ad ogni apparizione, illumina lo schermo.

Antonio Ferraro

Ultima modifica il Domenica, 28 Maggio 2017 22:50

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