martedì, 20 novembre, 2018
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ACHTERLAND - coreografia Anne Teresa de Keersmaeker

“ Achterland”, coreografia Anne Teresa de Keersmaeker. Foto Anne Van Aerschot “ Achterland”, coreografia Anne Teresa de Keersmaeker. Foto Anne Van Aerschot

Rosas / Anne Teresa de Keersmaeker
coreografia Anne Teresa de Keersmaeker
musica György Ligeti, 8 studi per pianoforte,
eseguiti dal vivo da Wilhem Latchoumia / Joonas Ahonen;
Eugène Ysaÿe, Sonate n. 1, n. 3, n. 4 per violino solo
eseguite dal vivo da Juan María Braceras / Naaman Sluchin

scenografia Herman Sorgeloos
luci Jean-Luc Ducourt
costumi Ann Weckx
coproduzione 1990 Rosas, Stichting Van Gogh 1990, Amsterdam, Rotterdamse Schouwburg, Théâtre de la Ville, Paris,
coproduzione 2018 La Monnaie / De Munt, Bruxelles, Concertgebouw Brugge

prima assoluta 27 novembre 1990, La Monnaie / De Munt, Bruxelles
prima italiana
Teatro Municipale Valli 31 ottobre 2018

www.Sipario.it, 4 novembre 2018

Il 31 Ottobre al teatro Valli di Reggio Emilia è stato presentato 'Achterland', della coreografa Anne Teresa De Keersmaeker, per Rosas, la compagnia da lei fondata nel 1983.
Sul palco la musica di György Ligeti (Otto Studi per Piano) e Eugène Ysaÿe (Tre Sonate per Violino solo), eseguita da due musicisti, affianca ed accompagna cinque danzatrici e tre danzatori. Questa combinazione di studi di pianoforte György Ligeti e sonate per violino di Eugène Ysaÿe sembra alimentare una coreografia paradossale, fatta di esplosioni virtuosistiche, delicatamente progressive e decelerazioni improvvise. Nel 1990 per la prima volta con questa coreografia Anne Teresa De Keersmaeker aveva concepito una partitura che includeva i toni maschili, con tre ballerini che si univano ad una compagnia che in precedenza era in gran parte dominata da donne. Qui il minimalismo e la femminilità si sono gradatamente spostati verso una terra di nessuno, radicale, dove i confini si giocano confondendo i segni, le appartenenze di genere e le nette fratture, dove si cammina sempre nell'ambiguità. Rispetto alle opere degli anni precedenti, qui la coreografa mostra un vocabolario più ricco e dinamico, più raffinato anche. I movimenti puri ma limitati del minimalismo iniziale sono arricchiti intercalando le ripetizioni con esplosioni che creano delle cesure, andando oltre la differenza intrinseca nell'unità. Il movimento maschile, l'altro, interpreta questa diversità di scrittura. Siamo ancora lontani, però, dall'irruzione maschile nei rituali di Anne Teresa. In 'Achterland' la maggior parte del progetto coreografico è espresso da azioni separate, senza duetti, creando una distanza che origina un'energia di desiderio inespresso.
Fondamentale nella produzione di Anne Teresa De Keersmaeker, quest'opera del 1990 vide per la prima volta attribuire ai musicisti una posizione centrale: presenti sul palco, il loro ruolo attivo non si limitava alla mera esecuzione della partitura musicale, in quanto le composizioni eseguite dal vivo richiedono una maestria virtuosa dello strumento, una precisione che si riflette nelle frasi gestuali rigorosamente composte dal coreografo, ma entrava attivamente nel disegno coreografico attraverso un sapiente gioco presenza/assenza ad un netto gioco di luci, ancorché semplice e con echi chiari di minimalismo. La coreografa ha sempre dichiarato la sua fascinazione per la musica, che considera dall'inizio della sua esperienza artistica "partner di un dialogo decisivo". Dichiarava infatti la Keersmaeker di comporre sempre a partire dall'analisi delle strutture musicali. Nelle sue creazioni in modo inequivocabile musica e danza sono legate in base a un rapporto fondamentale con le emozioni, anche quando dialogare significa contraddire.
Un'opera sempre apprezzabile, in cui asciuttezza e essenzialità sono specificità della sua struttura stessa; riflessione sulla musica, sulla linea del rigore, sull'approccio razionale e non impressionistico alla musica. Il risultato di questo riallestimento, ancorché un po' datato, può sembrare in alcuni  momenti poco comunicativo, mai banale però, sempre coerente da essere coraggioso, e da resistere comunque al passare del tempo.

Giulia Clai

Ultima modifica il Giovedì, 08 Novembre 2018 07:03

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