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BAHOK - coreografia Akram Kahn

Bahok Bahok Coreografia Akram Kahn

coreografia: Akram Kahn
musica: Nitin Sawhney
Akram Kahn Company, National Ballet of China
Bolzano, Teatro Comunale, 8 aprile 2008

Panorama, N. 17 2008
Avvvenire, 10 aprile 2008

È ambientato in una sala d'aspetto di aeroporto Bahok, lo spettacolo che l'anglobengalese Akram Khan, star della danza global, ha presentato al Teatro Comunale di Bolzano con la sua compagnia multietnica a cui ha aggiunto tre danzatori del Balletto nazionale cinese. Aeroporto come non luogo per un'umanità in continua migrazione, che ha perso la memoria delle radici, che non sa più che cosa sia «casa» e porta tutto con sé: in bengalese Bahok significa trasportatore. Gente che si parla e non si capisce, ciascuno con la propria ossessione. Ampi squarci parlati, spesso sul crinale dell'assurdo, che si riflettono nelle sezioni danzate dove il rimescolamento di stili è la base di partenza. Khan, splendido ballerino contemporaneo e stella della danza indiana kathak, nasce all'insegna del mix culturale e nell'elaborazione coreografica mescola contemporaneo, kathak, capoeira, tai chi e hip hop come è ormai consueto in molta danza inglese. Coadiuvato da otto danzatori strepitosi.

Sergio Trombetta

Con Khan la danza si fa speranza

Profeta di una danza fatta di energia, di forte espressività che nasce dalla mirabile fusione fra stilemi del «contemporaneo» occidentale e la tradizione orientale, in particolare dal kathak indiano, l'anglo-bengalese Akram Khan è nel giro di pochi anni diventato uno dei protagonisti della scena internazionale. Anche perché nei suoi lavori scorre una linfa di autentica poesia e sono portatori di un messaggio da non trascurare. Come, e forse ancor meglio di altre opere, avviene in bahok (termine intraducibile, anche se alla lettera sta per trasportatore) che ha di recente debuttato a Pechino e ora in esclusiva italiana al Comunale di Bolzano.
Concentra il giovane coreografo la sua riflessione sul mondo globalizzato, sulla cancellazione dei 'confini' fra popoli e razze, ricercando un linguaggio universale. Un linguaggio che mira alla fratellanza. La fratellanza mediata dalla speranza di un mondo nuovo. Gli basta per veicolare il messaggio uno spunto semplice, quasi banale. L'azione è in una sala d'attesa d'aeroporto. Alcuni passeggeri attendono la chiamata d'imbarco. Una scritta sul tabellone invita a pazientare. Come ingannare il tempo? Chi legge un giornale, chi fotografa, che si attacca nevrotico al cellulare. Chi invece cerca il 'naturale' contatto con il suo sconosciuto vicino. E poco a poco la ricerca di un contatto ha il sopravvento. Non è facile capirsi e però se si insiste può nascere un'unione di spiriti. Quegli incontri, quel modo di imparare a confrontarsi e conoscere, su una colonna sonora raffinatissima basata su musiche tradizionali, Akram Khan lo fa esprimere dai suoi straordinari danzatori – accanto a quelli del suo storico e cosmopolita gruppo londinese s'affiancano superbi elementi prestati dal Balletto Nazionale della Cina – attraverso tutte le potenzialità espressive e la forza dei loro giovani e allenatissimi corpi. Il tutto in una scena spoglia dove solo si erge a feticcio l'enorme tabellone sul quale scorrono impazzite lettere o parole senza senso.

Domenico Rigotti

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 07:12
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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