martedì, 18 giugno, 2019
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LES PATINEURS/WINTER DREAMS/THE CONCERT - coreografie Frederick Ashton/Kenneth MacMillan/Jerome Robbins

"Les Patineurs". Artists of The Royal Ballet. Foto ROH, Bill Cooper, 2010 "Les Patineurs". Artists of The Royal Ballet. Foto ROH, Bill Cooper, 2010

LES PATINEURS
Coreografia: Frederick Ashton
Musica: Giacomo Meyerbeer
Arrangiamento: Constant Lambert. Scene: William Chappell. Luci: John B. Read

Con: Isabella Gasparini, Elizabeth Harrod, David Yudes, Fumi Kaneko,
William Bracewell, Marcelino Sambé, Luca Acri, e gli Artisti del Royal Ballet

Orchestra della Royal Opera House. Direttore: Barry Wordsworth

WINTER DREAMS
Coreografia: Kenneth MacMillan
Musica: Pëtr Il'ič Čajkovskij
Arrangiamento: Philip Gammon. Scene: Peter Farmer. Luci: John B. Read

Con: Marianela Nuñez, Thiago Soares, Yasmine Naghdi, Itziar Mendizabal,
Sarah Lamb, Vadim Muntagirov, Laura Morera, Ryoichi Hirano, Akane Takada, Claire Calvert.

THE CONCERT
Coreografia: Jerome Robbins
Musica: Fryderyk Chopin
Arrangiamento: Clare Grundman. Siparietto: Saul Steinberg. Costumi: Irene Sharaff. Luci: Jennifer Tipton e Les Dickert

Con: Lauren Cuthbertson, Melissa Hamilton, Sarah Lamb.
Orchestra della Royal Opera House. Piano: Robert Clark. Direttore: Koen Kessels

LONDRA, Royal Opera House, dal 18 dicembre 2018 al 4 gennaio 2019

www.Sipario.it, 11 gennaio 2019

Frederick Ashton, Kenneth MacMillan e Jerome Robbins: three one-act ballets a Covent Garden

Il primo titolo di balletto della winter season alla Royal Opera House è la ripresa della fortunata formula del triple bill che sovente riempie il cartellone del massimo tempio lirico del Covent Garden. In piene festività natalizie la scelta è quella di accostare tre one-act ballets che intendono offrire l'opportunità di ripensare l'arte della danza sotto molteplici rispetti qui filtrati attraverso la creatività di Frederick Ashton, Kenneth MacMillan e Jerome Robbins.
Il fautore del cosiddetto "stile inglese" non di rado compare nelle stagioni del Royal Ballet e in questo caso è riproposto con un titolo creato nel 1937 e universalmente noto come omaggio alla danza accademica: Les Patineurs. L'ossatura musicale di questo spettacolo di danza della durata di circa venticinque minuti ha origine da due lavori del compositore Giacomo Meyerbeer e, per l'esattezza, Le Prophète e L'Étoile du Nord: segmenti musicali affiancati e arrangiati da Constant Lambert.
Il risultato conseguito è un delizioso lavoro suddiviso in dieci scene dedicato a rievocare il brio e la gaiezza del pattinaggio sul ghiaccio con una molteplice varietà di passi in dialogo fra lirismo e leggerezza. Una danza che nel linguaggio ashtoniano è perfetta manifestazione delle pennellature create dai pattinatori qui riproposte con l'intento di simulare, modulare, ripensare e reinventare il movimento in un discorso coreografico continuamente in armonia con il tappetto musicale, come nel tipico stile del coreografo inglese. Una sequenza equilibrata di danze affidate ad un ensemble di ballerini che qui, sul palco del Covent Garden, palesano di conoscere consapevolmente il tessuto coreografico reiteratamente inscritto nei tipici sliding steps che caratterizzano il lavoro. Da menzianare il passo a due consegnato ai medesimi interpreti che abbiamo seguito, la sera prima, nello Schiaccianoci (cfr.L'irrinunciabile Schiaccianoci della Royal Opera House nella programmazione natalizia di Covent Garden - www.sipario.it/recensionidanzas): Fumi Kaneko e William Bracewell rendono destramente quella ineludibile fluidità che struttura il segmento coreografico. Sullo sparuto gruppo di danzatori coinvolti si impongono con rilevanza in particolare gli uomini che ricorderemo per un reiterato ricorso a salti ed assemblés qui resi secondo il tipico e vigoroso sviluppo aérien e il ruolo del Blue Boy di David Yudes giocato su validissime batterie e pirouettes impeccabili.
Winter Dreams è il secondo titolo scelto per la serata: balletto evocativo, questo, che trae ispirazione, in controluce, dal dramma teatrale Le tre sorelle di Anton Čechov riletto da Kenneth MacMillan. Pur non ripercorrendo l'intera trama il titolo cattura le atmosfere e i tratti malinconici dell'opera dello scrittore russo esplorando le vite e gli amori delle tre protagoniste scavandone, oltretutto, le esitenze e mostrandone i pensieri celati mediante il ricorso ad una danza che trova struttura grazie ad assoli, passi a due e segmenti per piccoli ensemble di danzatori. La genesi del balletto, com'è noto, è da far risalire al Farewell pas de deux rappresentato per la prima volta nel 1990 cui seguì l'anno successivo la creazione completa dell'intero titolo. Darcey Bussel e Irek Mukhamedov, primi interpreti, hanno oggi curato parte del processo artistico volto alla ripresa del balletto alla Royal Opera House e che in occasione della quinta rappresentazione abbiamo scoperto nell'interpretazione di Claire Calvert nei panni di Olga, Laura Morera quale Masha, Akane Talada nel ruolo di Irina e Ryoichi Hirano nei panni di Vershinin. Considerevole la delicata temperanza ravvisata in Laura Morera perfettamente in linea con il vocabolario pensato da MacMillan per il ruolo al fianco di un tenente colonnello che qui ha i tratti risoluti di Hirano nel quale predomina una linea poetica in dissolvenza, di rilievo il minuzioso lavoro sulle punte di Akane Takada. Peculiarità coreutiche, queste, modulate su una selezione di brani musicali firmati da Čajkovskij e arrangiati da Philip Gammon unitamente ad estratti di musica folk russa curati da Sarah Freestone.
Creato nel 1956 per il New York City Ballet, il terzo titolo della serata è annoverabile fra i più spassosi balletti creati nel Novecento. The Concert firmato da Jerome Robbins è architettato su nove brani di Frederyk Chopin suonati da un pianista on-stage. Solennemente avviato sulle note della Polonaise in A major, op. 40 no. 1 il profilo comico della creazione si impone immediatamente allorquando il discorso coreografico dona voce ai surreali pensieri di un ipotetico pubblico formato da personaggi che sembrano disegnati da un cartoon designer. L'irresistibile Mistake Waltz e i successivi passaggi della creazione - che non tralasciano neppure i rilievi della malinconia disegnati sul Prélude in E minor, op. 28 no. 4 - rivelano una formidabile abilità di avvicinamento e compentrazione dell'incedere musicale ripensato mediante il ricorso al filtro dell'incongruità e dell'assurdo. Tratti che qui trovano terreno fertile nei danzatori del Royal Ballet scelti per i trentacinque minuti del titolo che riconfermano, ancora una volta, la vigorosa versatilità di una troupe non di rado impegnata con il comic side della coreografia. Degna di nota la travolgente performance di Sarah Lamb, danzatrice di punta della compagnia, qui impegnata nel donare alla creazione il profilo di quel proverbiale British sense of humour così amato dalla ferratissima platea di ballettomani inglesi.

Vito Lentini

Ultima modifica il Sabato, 12 Gennaio 2019 21:08

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