giovedì, 20 giugno, 2019
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SCHIACCIANOCI (LO) - coreografia George Balanchine

Lo schiaccianoci George Balanchine’s The Nutcracker® Coreografia  George Balanchine © The George Balanchine Trust. Foto Marco Brescia e Rudy Amisano – Teatro alla Scala Lo schiaccianoci George Balanchine’s The Nutcracker® Coreografia George Balanchine © The George Balanchine Trust. Foto Marco Brescia e Rudy Amisano – Teatro alla Scala

Balletto in due atti, quattro scene e un prologo basato sul racconto Der Nussknacker und der Mäusekönig di E.T.A. Hoffman (1816).
Musica di Pëtr Il'Ič Čajkovskij.
Coreografia di George Balanchine © The George Balanchine Trust
ripresa da Sandra Jennings
Scene e costumi di Margherita Palli
Luci di Marco Filibeck.
Con: Nicoletta Manni, Timofej Andrijashenko, Martina Arduino, Nicola Del Freo, Caterina Bianchi, Mattia Semperboni, Maria Celeste Losa, Gaia Adreanò,
il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala diretto da Frédéric Olivieri
con la partecipazione degli allievi della Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro alla Scala diretta da Maurizio Vanadia
e il Coro di Voci Bianche dell'Accademia Teatro alla Scala diretto da Marco De Gaspari.
Nuova Produzione Teatro alla Scala. Prima rappresentazione italiana
Orchestra del Teatro alla Scala. Direttore: Michail Jurowski.
MILANO, Teatro alla Scala, dal 16 dicembre 2018 al 15 gennaio 2019

www.Sipario.it, 28 dicembre 2018

Il nuovissimo Schiaccianoci scaligero, la prima rappresentazione italiana del lavoro di Mister B.

Lo Schiaccianoci firmato da George Balanchine nel 1954 per il New York City Ballet - lontano dall'imponente e vigorosa ossatura drammaturgica e coreografica concepita da Rudolf Nureyev per la sua versione del balletto di Čajkovskij, in assoluto l'edizione più rappresentata al Teatro alla Scala - reca il duplice merito di rispolverare i primordi di uno dei titoli di danza più noti al mondo. Sotto il profilo drammaturgico il balletto di Mister Balanchine, infatti, attinge al racconto Schiaccianoci e il re dei topi di E.T.A. Hoffmann e da un punto di vista coreografico palesa, invece, l'intento di preservare l'ossatura del balletto originario incardinata, sotto diversi rispetti, da Petipa e Ivanov. Due richiami, questi, che si inscrivono, tuttavia, in una originalità creativa che manifesta l'idea di conferire nuova veste a ricordi della fanciullezza, fantasie e immaginazioni mutuate sia dalle fonti letterarie che dalla personale esperienza d'infanzia vissuta dal coreografo in terra russa. Una bilaterale prospettiva portata in scena, com'è noto, con interventi sulla partitura e mediante il ricorso ad un linguaggio coreografico elaborato su un vocabolario dal tratto peculiare.
Specificità di una creazione di grande successo adesso approdata per la prima volta nel nostro paese in occasione del titolo di apertura della nuova stagione di balletto del Teatro alla Scala. Una prima nazionale e un debutto per il Balletto scaligero in un nuovissimo allestimento firmato da Margherita Palli, scenografa e costumista per la prima volta impegnata con la produzione di un balletto classico.
Una favola natalizia tornata a riempire il Piermarini seguendo l'ineludibile tracciato della versione del New York City Ballet ma riconsiderando e ripensando luoghi, atmosfere, cromatismi, ambientazioni. Il risultato è un considerevole e sfumato mélange di stili che colloca il mondo reale del primo atto nel XIX secolo proiettando il sogno di fiocchi di neve, fiori e dolci in una cornice di eccellente lavoro sulle scenografie dipinte. A lungo ricorderemo uno dei boschi innevati più belli mai visti sulle scene del balletto féerie di Čajkovskij in cui predomina incanto, meraviglia e nivea armonia. Appropriata appare, vieppiù, la scelta di collocare l'edulcorato secondo atto davanti ad un enorme e sfarzoso negozio di dolci che offre la cornice ideale per il viaggio di Marie e dello Schiaccianoci a Confettoburgo per assistere ad un divertissement che nei costumi gioca sulla modulazione e il dialogo tra realtà, fantasia e reminiscenza della tradizione dolciaria italiana.
In apertura la scena del salotto borghese di casa Stahlbaum è l'occasione privilegiata per porre in evidenza il reiterato parallelismo fra mondo adulto e fanciullezza con la commistione di danze affidate a primi ballerini, solisti, corpo di ballo e allievi della Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro alla Scala: un rilievo pedagogico, questo, messo in evidenza in particolare nella danza Grossvater preceduta dal noto diletto con il soldatino di legno architettato dal Signor Drosselmeier - ruolo qui affidato in alternanza a Mick Zeni ed Alessandro Grillo - per i bambini durante la festa di Natale.
La trasformazione che apre il sentiero del sogno della protagonista è qui affidato ad un incantevole entr'acte per violino solo scritto da Čajkovskij per La bella addormentata e divenuto, in questa versione, tappeto musicale per l'imponente trasformazione della stanza e la poderosa metamorfosi dell'albero di Natale. La battaglia precede quella tormenta di neve in cui coreograficamente emerge il tratto distintivo della creatività balanchiniana rispolverata efficacemente dalla troupe scaligera in dialogo fra puro accademismo e armonica dinamica di movimento pennellata sulla fluttuante scrittura musicale.
Nel Regno dei Dolci la variazione della Fata Confetto - rimossa dalla canonica collocazione sul finire del secondo atto - introduce il noto divertissement: la cioccolata calda - danza spagnola - guadagna nuances di delicata sensualità con Francesca Podini e Massimo Garon e risolutezza con Emanuela Montanari e Mick Zeni; il caffè - danza araba - conquista rapidità esecutiva offerta alle soliste Maria Celeste Losa e Francesca Podini; il tè - danza cinese - gioca sulle prodezze dei salti di Andrea Crescenzi in alternanza con Francesco Mascia nelle due recite seguite; i bastoncini di zucchero - danza russa - giovano del fine tratto di Nicola Del Freo e dell'irresistibile gaiezza di Valerio Lunadei; la pastorella di marzapane - danse des mirlitons - ha la fine tempra di Vittoria Valerio; la danza di Mamma Zenzero - qui Samuele Berbenni - e dei Pulcinella è il gioco coreografico che suggella la lunga carrellata dello zuccheroso divertissement.
La chiusa del balletto, com'è noto, è l'apice massimo della scrittura coreica del titolo: ad un Valzer dei fiori impreziosito dalla Goccia di Rugiada - che gode della frizzante e subitanea dinamica di Martina Arduino nonché dei solenni volteggi di Maria Celeste Losa - segue il pas de deux della Fata Confetto e del Cavaliere. Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko svelano abilmente la tessitura coreografica della scrittura balanchiniana manifestando, nella terza rappresentazione, sicuro dominio tecnico sia nell'andante maestoso che nella coda del passo a due. Martina Arduino e Nicola Del Freo, impegnati nei medesimi ruoli, modulano il vocabolario di Mister B. con una valida e fluida articolazione del movimento in dialogo fra rapidità e poetica idealizzazione.
Per undici recite - più la consueta anteprima dedicata ai Giovani - il titolo cajkovskiano, che alla Scala giova della bacchetta dello specialista del repertorio russo Mochail Jurowski, torna, dunque, a rispolverare l'incanto, lo stupore e la magia di un balletto féerie irrinunciabile per il cartellone scaligero.

Vito Lentini

Ultima modifica il Venerdì, 28 Dicembre 2018 12:44

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