sabato, 23 settembre, 2017
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SCHIACCIANOCI (LO) - coreografia di Peter Wright da Lev Ivanov

Lo Schiaccianoci Lo Schiaccianoci Coreografia di Peter Wright da Lev Ivanov

Balletto in due atti.
Coreografia di Peter Wright da Lev Ivanov. Musica di Pëtr Il'ič Čajkovskij.
Sceneggiatura originale Marius Petipa da "Nussknacker und Mausekönig" di E.T.A. Hoffmann. Produzione e scenggiatura di Peter Wright.
Scenografie: Julia Trevelyan Oman; Luci: Mark Henderson.
Con: Laura Morera, Federico Bonelli, Gary Avis, Francesca Hayward, Alexander Campbell e gli Artisti del Royal Ballet.
Orchestra della Royal Opera House diretta da Tom Seligman. Regia per il cinema: Ross MacGibbon.
LONDRA, Royal Opera House, in diretta al cinema il 12 dicembre 2013.
In programmazione presso i The Space Cinema. Lista delle sale italiane su www.rohalcinema.it

www.Sipario.it, 16 dicembre 2013

E.T.A. Hoffmann e P. Wright: dialogo sullo Schiaccianoci
Sono innegabilmente molteplici e di diversa natura le narrazioni che riguardano la notte del 24 dicembre nel coinvolgimento di epoche, popoli, esistenze e significati diversi. Una data capace di squadernare plurime dimensioni dell'essere che, con varie modalità, hanno anche interessato le multiformi espressioni umane.
In questo specifico versante una delle storie che ha avuto il merito di toccare svariati settori dell'arte è quella dello Schiaccianoci e il re dei topi scritta da E.T.A. Hoffmann nel 1816. Racconto notissimo, rinvigorito nel tempo e capace di calamitare quelle plurime letture che talvolta divengono risorsa preziosa per mettere in rilievo le diverse prospettive del soggetto.
In quest'ottica si inscrivono le numerose versioni del balletto di Čajkovskij che è annoverato fra quelli più rappresentati al mondo, in particolare nel mese che solitamente vede la danza primeggiare nei cartelloni dei maggiori teatri. Tra questi rientra a pieno titolo la Royal Opera House che da anni non si sottrae al piacere di riproporre fra dicembre e gennaio questo classico natalizio.
La versione attualmente in scena è quella che Peter Wright creò nel 1984; versione, questa, che per molteplici aspetti aderisce all'idea di presentare con ricchezza l'incanto del racconto.
In esso un ruolo cardine è quello del padrino Drosselmeyer: "un uomo pieno d'ingegno" - come lo descrive Hoffmann - abile a stupire con affascinanti magie i bambini presenti nella casa dell'ufficiale Stahlbaum. Un personaggio decisivo che in questa versione conquista lo spessore che gli è proprio fungendo anche da efficace giunzione con il secondo atto. Nella replica che abbiamo seguito in diretta al cinema – la quinta delle ventiquattro previste – a vestire i panni dell'amato padrino era Gary Avis: principal character artist destro nel regolare l'estrinsecazione della tessitura fantastica del balletto con definite variazioni interpretative.
È da notare che uno dei meriti di questa produzione riguarda l'intento di recuperare alcuni snodi essenziali dello Schiaccianoci di Hoffmann. Tra questi si annovera, ad esempio, la scelta di riprendere in parte quel breve racconto presente nel testo del 1816 che vede identificare lo Schiaccianoci con il giovane nipote di Drosselmeyer: "giovinetto piccolino ma di corporatura assai aggraziata" e vittima di un incantesimo che solo gli appassionati lettori sanno a chi addebitare.
La nota battaglia fra le truppe di Schiaccianoci e l'esercito del re dei topi porteranno Hans Peter – questo il nome del nipote di Drosselemeyer – a liberarsi dal terribile incantesimo. Sotto questo rispetto gli spettatori più attenti avranno notato l'accuratezza della maschera concepita in questa produzione per l'orripilante re dei topi; in essa si contano le sette teste descritte da Hoffmann: ulteriore conferma delle affinità dei due percorsi presi in esame.
Ad interpretare l'"omino perfetto" che conquistò l'attenzione di Clara (Marie per Hoffmann) era qui Alexander Campbell: giovane first soloist del Royal Ballet che nelle evoluzioni della trama richiama alla mente i moti del piccolo schiaccianoci di legno; questi ultimi sono sormontati, in prosieguo, dalla coreografia pensata per il giovane Hans Peter. Al suo fianco Francesca Hayward nel ruolo di Clara si accosta a questi sviluppi facendo seguire alle amorevoli cure per il suo beniamino gli sguardi rapiti nel regno delle meraviglie.
È da rimarcare, tuttavia, che i ruoli principali per il pieno sviluppo della struttura coreografica del balletto sono quelli della Fata Confetto e del suo Principe. Qui Laura Morera consegna una buona esecuzione tecnica dei tre canonici momenti del pas de deux del secondo atto benché sia da rilevare che le sue abilità trovano migliore manifestazione in ruoli di diversa natura.
L'italiano Federico Bonelli – anch'egli principal della compagnia inglese – palesa con eleganza il regale andamento coreografico pensato per questo passo a due: pagina del balletto che vive di armoniosa moderazione coreografica.
Uno spettacolo, questo, che rivela di aver ricevuto considerevole attenzione coreografica e scenografica approdando ad esiti di rilievo; fra questi rientrano senza dubbio la scena della battaglia, la trasformazione del primo atto che trova compimento nella grandiosa crescita di quell'albero di Natale riccamente decorato e il valzer dei fiocchi di neve. Quest'ultimo momento conclusivo del primo atto è innegabilmente uno dei punti di forza del balletto sebbene qui le riprese cinematografiche abbiano restituito solo in parte l'ampio respiro che questo momento possiede: i fortunati ballettomani presenti in teatro avranno certamente provato lo stupore che la musica, la coreografia e l'abbondante nevicata suscitano.
Ad accompagnare gli spettatori nella fruizione della diretta era Darcey Bussell – già principal d'eccezione del Royal Ballet – qui impegnata a porre in luce alcuni tratti del titolo. Occasioni, queste, che possono incoraggiare proficui ripensamenti su un balletto da non confinare unicamente nel puro divertissement natalizio.

Vito Lentini

Ultima modifica il Martedì, 28 Gennaio 2014 08:38

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