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SERATA PETIT - coreografia Roland Petit

"Pink Floyd Ballet" - coreografia Roland Petit. Foto Brescia-Amisano Teatro alla Scala "Pink Floyd Ballet" - coreografia Roland Petit. Foto Brescia-Amisano Teatro alla Scala

Balletti di Roland Petit
Supervisione coreografica di Luigi Bonino.
- "Le Jeune homme et la Mort". Libretto di Jean Cocteau. Musica di Johann Sebastian Bach
Scene di Georges Wakhévitch. Costumi di Karinska. Luci di Jean-Michel Désiré.
- "Pink Floyd Ballet". Musiche dei Pink Floyd. Luci di Jean-Michel Désiré
Con: Roberto Bolle, Ivan Vasiliev, Marta Romagna, Mick Zeni, Nicoletta Manni, Claudio Coviello,
Virna Toppi e il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala diretto da Makhar Vaziev.
Produzione Teatro alla Scala.
Milano, Teatro alla Scala, dal 28 maggio al 20 giugno 2014

www.Sipario.it, 29 giugno 2014

Il naufragio esistenziale e i tratti nostalgici di Serata Petit

Fra gli aspetti più interessanti delle plurime espressioni artistiche non si può non annoverare la capacità di ripensare, testimoniare e rappresentare i molteplici movimenti nel tempo che ineludibilmente conferiscono l'imprescindibile ossatura dell'umano esistere.
Pur se rapidamente, le spinose, tragiche e laceranti esperienze dell'umanità europea della prima metà del Novecento — ampiamente percorse nei pregni sentieri della Filosofia dell'esistenza — investono e strutturano anche taluni ambiti della creatività coreutica. Sotto questo rispetto Le Jeune homme et la Mort, il breve balletto creato da Roland Petit nel 1946 e rappresentato per la prima volta al Théâtre des Champs Élysées, riassume, finanche nel titolo, l'essenza di una drammatica esperienza ripensata dopo le critiche situazioni storiche delle due grandi guerre.
Riproposto nella scaligera Serata Petit, il balletto, ideato da Jean Cocteau, è pervaso da questi estesi profili dell'umano e custodisce il merito della traduzione sulla scena del naufragio esistenziale. Tristezza, disperazione, angoscia e solitudine vivono nella multiforme espressività coreutica di quest'opera che svela le inquietudini di un'epoca, di una realtà: totalità che si impone quale esordio del quarto titolo della stagione di balletto del Teatro alla Scala.
Dopo l'eloquente presenza di Roberto Bolle e Ivan Vasiliev nei panni del giovane e angosciato pittore, nell'ottava e nona rappresentazione troviamo i primi ballerini scaligeri Mick Zeni e Marta Romagna. La loro storia rivive con convinzione nell'impaziente nervosismo coreografico e nel vivace tratteggio drammaturgico approdato nella solenne, fredda e inquietante promenade notturna sui tetti parigini.
In pochi minuti, sulla musica di Johann Sebastian Bach, si dipana un voraginoso moto d'esistenza capace di coniugare le moderne tensioni coreografiche dei due protagonisti con la tragica storicità di quelle che Karl Jaspers — pensatore dell'Esistenzialismo tedesco — definì "situazioni-limite". Una cupa immagine d'esistenza sostanzia e sviluppa, quindi, questo balletto che ad ogni alzata di sipario ripropone nebulosi e tetri vissuti.

Di tempra differente è il secondo brano che conclude la serata dedicata al coreografo francese e nel quale si rispolverano talune pagine di un distinto momento creativo di Roland Petit. Pink Floyd Ballet — questo il secondo balletto proposto — non concede spazio a tessuti narrativi di rilievo ma è l'esito del plurimo entusiasmo coreutico del coreografo, qui rivolto alle canzoni del gruppo rock inglese.
Creato quasi trent'anni dopo Le Jeune homme et la Mort, Pink Floyd Ballet nacque nei primi anni Settanta grazie alla fusione della poliedrica arte di Petit con la
sperimentazione musicale dei Pink Floyd: una commistione che si attua nelle inaspettate e vivaci scene corali riproposte con quell'evocativo gioco di luci capace di sottolineare i brani musicali e gli assetti coreografici di questo balletto rock.
La varietà della struttura di Pink Floyd Ballet offre alla compagnia scaligera l'opportunità di ripercorrere per la seconda volta, dopo il debutto del 2009, i grandi mutamenti, i nuovi sentieri e i prolifici sviluppi di un'epoca musicale raccolta dall'estro creativo di Roland Petit: riprova che corrobora, anche in questo caso, il proficuo legame dell'arte del coreografo francese con l'umano movimento nel tempo.

Vito Lentini

Ultima modifica il Sabato, 05 Luglio 2014 12:24

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