sabato, 22 settembre, 2018
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VIOLIN CONCERTO - ABSTRACT/LIFE - coreografie George Balanchine, Jean Christophe Maillot

"Abstract/Life", coreografia Jean Christophe Maillot "Abstract/Life", coreografia Jean Christophe Maillot

Violin Concerto
Coreografia di George Balanchine. Musica di Igor Stravinsky
Luci: Ronald Bates (produzione originale), Dominique Drillot (produzione attuale).
Violinista: Liza Kerob

Abstract/Life
Coreografia di Jean Christophe Maillot. Musica di Bruno Mantovani.
Scenografia e costumi: Aimée Moreni. Luci: Dominique Drillot
Violoncellista: Marc Coppey
Création-commande du Festival Printemps des Arts de Monte-Carlo.
Les Ballets de Monte-Carlo
Orchestra Filarmonica di Monte-Carlo. Direttore: Pascal Rophé

PRINCIPATO DI MONACO, Grimaldi Forum, dal 26 al 29 aprile 2018

www.Sipario.it, 5 maggio 2018

La vena creativa di Jean Cristophe Maillot in Abstract/Life

Nell'alveo dell'attuale creatività coreografica uno degli aspetti più interessanti, oltreché stimolante, è l'indagine applicata all'ambito inerente le collaborazioni proficue che strutturano le creazioni coreutiche con particolare riferimento alle due professionalità artistiche del compositore e del coreografo. Ruoli e rapporti che assumono anche un rilievo di ordine storico ma che continuano a svelare fertili dialoghi nella contemporanea scena delle creazioni in danza. In questo perimetro di analisi e vena creativa si inscrive il nuovissimo lavoro del coreografo Jean Cristophe Maillot Abstract/Life andato in scena al Grimaldi Forum del Principato di Monaco negli ultimi giorni del mese di aprile e nato dalla collaborazione con Bruno Mantovani, compositore e Direttore del Conservatoire national supérieur de musique et de danse de Paris.
Connubio artistico già consolidato in occasione del lavoro Miniatures, la collaborazione del coreografo con il compositore francese è riproposta in occasione dell'ultima creazione dal momento che la pièce per violoncello e orchestra dal titolo Abstract vide la luce, giustappunto, con l'intento di trovare espressione coreografica. Il rilievo di questo consolidato sodalizio emerge, inoltre, nelle riflessioni del compositore che svela di aver tratto ispirazione per la propria opera esattamente dal lavoro del noto coreografo e dalle sue peculiari capacità di scandagliare il senso dello spazio. Una musica, quella di Mantovani, ad un tempo lirica, sensuale, vigorosa, complessa che è anche il pretesto per fornire la cornice di riflessione sul vocabolario e sull'atto creativo del coreografo francese: "Mi sono seduto davanti i danzatori - egli svela -, con questa musica che ci avvolgeva e piuttosto che alzarmi ed improvvisare con loro movimenti in sala, ho attinto dalla mia banca dei movimenti. Mi sono dedicato a un lavoro minuzioso di scrittura coreografica a partire da questo vocabolario che ho elaborato in trent'anni".
Il preludio della composizione tersicorea guadagna spazio grazie ad una diagonale di undici corpi maschili in nero che al seguito di una donna danno vita ad un ensemble di movimenti placidi cui seguono pennellate musicali decise. Il prosieguo della creazione si affida a rapide fenditure e sincronismi nello spazio affrancati dall'indeterminato: cifra stilistica, questa, che si impone in un'opera rispondente pedissequamente al discorso musicale. La struttura coreografica concepita per una troupe di ventitré danzatori predilige, infatti, schemi geometrici e densità esecutiva di passi, movimenti e concatenazioni di considerevole ed impegnativa rilevanza.
La scenografia che incornicia l'atto - ad opera di Aimée Moreni che firma anche i costumi - adotta strutture lunari dalle tinte cromatiche argentee cui seguono, come in un metaforico dialogo, alcuni filamenti luminosi indossati dai danzatori nella seconda tranche della performance. Una creazione, quindi, che in quarantotto minuti si svela efficace nella tempra scenica quantunque non palesemente rivelatrice dei risvolti tematici che pur sembra celare: è da rimarcare, tuttavia, che le sonorità adottate e le dinamiche coreutiche scelte aprono prospettive e squarci ampi di visioni che fungono da rimando a scenari di mondo, di eterno, di vita. In questo orientamento si coglie, infine, la scelta di nominare la creazione mediante il prolungamento del titolo dell'opera di Mantovani (Abstract) trasformandolo in Abstract/Life, per l'appunto.

La serata concepita per questa prima rappresentazione ha dato spazio anche ad un balletto firmato da George Balanchine nel 1972 per il New York City Ballet e danzato per la prima volta dalla compagnia monegasca nel 1986 presso la Salle Garnier dell'Opéra de Monte-Carlo. Sulla musica di Igor Stravinsky, il balletto Violin Concerto è affiancabile alla creazione di Maillot per essersi offerto quale frutto prezioso della prolifica collaborazione tra i due artisti russi. Dopo una prima versione coreografica risalente al 1941 - recante il titolo Balustrade - Balanchine attinse nuovamente alla partitura dell'amico Stravinsky - rendendogli omaggio ad un anno dalla sua morte - per dare vita ad una nuova creazione vissuta nel segno dello stringente ed essenziale dialogo coreografia/musica. Sotto questo profilo si leggono le dinamiche coreutiche del linguaggio classico destrutturato rese manifeste mediante il ricorso a piccoli ensemble e a due duetti che vivono nei corpi dei danzatori della compagnia nata grazie alla volontà di S.A.R. la Principessa di Hannover. Persuasivi e validi i tratti esecutivi consegnati da Debora Di Giovanni e Alexis Oliveira come pure quelli di Ekaterina Petina e Matèj Urban impegnati ad omaggiare sulla scena quel parallelismo musicale e coreografico che determina, all'unisono, la qualità, il gioco, la struttura e l'anima ineludibile dello spettacolo di danza.
Un appuntamento, quello monegasco, che riconferma la validità di una solida compagnia formata da cinquanta danzatori che si incardina in una vasto repertorio di oltre trenta titoli creati da Jean Cristophe Maillot e molti dei quali entrati nel repertorio di prestigiose compagnie o appositamente creati per troupe di prim'ordine come nel caso del Balletto del Teatro Bolshoi e del titolo La Bisbetica Domata che nel prossimo mese di settembre troveremo al Teatro alla Scala in occasione della tournée della compagnia russa.

Vito Lentini

Ultima modifica il Sabato, 05 Maggio 2018 18:09

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