martedì, 20 novembre, 2018
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BERNSTEIN AT 100 - WEST SIDE STORY - direttore Antonio Pappano

"West Side Story", direttore Antonio Pappano "West Side Story", direttore Antonio Pappano

in forma di concerto
Orchestra e Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Antonio Pappano direttore
Nadine Sierra Maria
Alek Shrader Tony
Tia Architto Anita
Mark Stone Riff
Aigul Akhmetshina Rosalia
Francesca Calò Consuelo
Marta Vulpi Francisca
Andrea D'Amelio Bernardo
Andrea Giovannini Action
Kris Belligh Baby John, A-rab, Snowboy, Big Deal, Diesel
Ciro Visco maestro del coro

Accademia Nazionale di Santa Cecilia dal 12 al 14 ottobre 2018

www.Sipario.it, 17 ottobre 2018

Forma della potenza, estrema sintesi di una vita spesa per cercare il bello e di suonare il bello. West Side Story è ciò che senza pari e senza eguali rappresenta ancora oggi il futuro della novità, lo scrivere senza scrupoli accademici un capolavoro che non ha eguali. Leonard Bernstein (di cui 100 anni ad oggi si ricorrono) sapeva di doversela vedere con George Gershwin innanzi tutto e di dover ereditare la fonte bianca dello spirituals che in "Porgy and Bess" egli aveva narrato. "WSS" è dunque il blues elettrico, la vicinanza con la modernità in un'epoca in cui la gloria di Gershwin non era più sufficiente a raccontare ciò che l'americano bianco ancora faceva contro l'americano non "ariano". Pertanto "WSS" è una forte opera di denuncia, scritta con grande intelligenza ed umorismo corrosivo da un compositore che aveva nel suo dna proprio la musica dei suoi padri, Aaron Copland innanzitutto. E poi Rodgers, Berlin, Porter, tutto il songbook che aveva fatto dell'America canterina una identità imprescindibile. Leonard Bernstein veniva da lontano, veniva da studi accademici ma sapeva di suo essere ben altro, raffinatissimo ricercatore di stagioni di opere lontane e mai sentite come aveva già in parte sperimentato. Antonio Pappano si mette sulla stessa linea di Bernstein, va oltre, si diverte, fa suo ciò che la sua cultura accademica non gli impone di fare. Ed è per questo che apre a Santa Cecilia, irrompe con un'opera di assoluta modernità e ritmicità. Sono i colori che produce, la voglia incredibile di mettersi a ballare ai ritmi di Bernstein. Anche quando è crudele, anche quando l'amore fra i nuovi Romeo e Giulietta divampa nell'estrema violenza dei fuochi fatui. E' come narrare Francis Scott Fitzgerald. "Tenera è la notte". E di tenerezza rimane poco in un barlume di amore, in un'opera che è un musical e che è esattamente quello che Puccini aveva immaginato. Bene Pappano non si spaventa, propone al pubblico "classico" italiano un musical fra i più difficili da mettere in scena. E lo fa con il berretto da poliziotto, con il fischietto, con le scarpe sportive e la tuta nera. Così come tutta l'orchestra e il coro. Ed è ritmo. Ritmo tragico, ritmo di "America", ritmo di "Maria", di quello che quella minoranza etnica avrebbe voluto dire ad una New York ancora sorda e poco avvezza ad accettare il cambiamento. E mai fu così iscritto nelle liste del futuro Bernstein. Così come lo sarà con la sua musica sinfonica, con le sue colonne sonore, con il suo pianoforte. Pappano è indispensabile per poter ancora parlare di Bernstein compositore. Meravigliosa la sua opera. La compagine che sceglie è perfetta: Nadine Sierra Maria,
Alek Shrader Tony i due innamorati che non vedranno l'alba del loro amore (la Sierra però si tiene alquanto lontana proprio dal suo tormentato amore romantico). Così come verseggiano mirabilmente gli altri interpreti Tia Architto Anita, Mark Stone Riff, Aigul Akhmetshina Rosalia, Francesca Calò Consuelo, Marta Vulpi Francisca, Andrea D'Amelio Bernardo, Andrea Giovannini Action. E il coro diretto da Ciro Visco. La Sala diventa quasi una balera, una discoteca con tanto di luci per festeggiare il genio creativo di Bernstein e la perfetta coerenza di uno dei pochissimi musicisti contemporanei che sa intuire nel passato il futuro come Antonio Pappano.

Marco Ranaldi

Ultima modifica il Venerdì, 26 Ottobre 2018 13:50

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