sabato, 24 giugno, 2017
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DER FLIEGENDE HOLLÄNDER - regia August Everding

Amber Wagner e Michael Volle in "Der Fliegende Holländer" - regia August Everding. Foto Metropolitan Opera, Richard Termine Amber Wagner e Michael Volle in "Der Fliegende Holländer" - regia August Everding. Foto Metropolitan Opera, Richard Termine

di Richard Wagner

regia August Everding

direttore d'orchestra Yannick Nézet Séguin
scene Hans Schavernoch
costumi Lore Haas
luci Gil Wechsler
ripresa da Stephen Pickover
con Amber Wagner, Michael Volle, Dolora Zajick, Ben Bliss, Franz-Josef Selig, AJ Glueckert
New York, Metropolitan Opera dal 25 aprile al 12 maggio 2017

www.Sipario.it, 1 maggio 2017

Un Wagner sempre atteso e molto amato al Metropolitan Opera di New York il 25 aprile 2017, con Die Fliegende Holländer, in scena nella produzione del Met, per la regia di August Everding. L'azione è collocata in un tempo non specificato nel libretto, ma la direzione dell'Everding era sostanzialmente tradizionale, molto accorta anche per quanto riguarda i movimenti delle masse, tra le sartie e le griselle spettrali della scenografia di Hans Schavernoch, illuminate dalle luci corrusche e a tratti tempestose di Gil Wechsler, con i costumi curati di Lore Haas. Tutto ciò era il "contenitore" di un vero evento di grande musica.
Non che si voglia sminuire la parte estetica dello spettacolo, che era di tutto rispetto, ma il versante musicale era tracimante: andava ben al di là del dato visivo, a volte si era spinti a chiudere gli occhi in una full immersion nel capolavoro sonoro.
Sul podio il M° concertatore e direttore Yannick Nézet Séguin. Un nome, una garanzia... tuttavia si sa, si attende sempre al varco una direzione che non provenga da tempie imbiancate dal tempo e dall'esperienza. Ma qualcosa lasciava presagire che si sarebbe trattato di una serata di grazia per tutti gli interpreti, in buca e sul palcoscenico.
Forse lo spirito della gentile ed amatissima german vocal coach Irene Spiegelman, in questo ruolo al Met per oltre 40 anni, che era volata nel suo Walhalla appena poche settimana prima ed a cui unanimemente era stata dedicata la serata, aleggiava bonario sugli astanti, chissà...
Certo è che c'era qualcosa di speciale in questa serata newyorkese, che si presagiva lunga e intensa, perché il M° Nézet-Séguin aveva deciso di eseguire il capolavoro wagneriano in versione originale, ovvero in atto unico, così come era stato scritto dal genio tedesco, in contrasto con la tradizione e come sua prima "romantische oper"; dunque senza dividerlo nei tradizionali tre atti. Fu lo stesso Wagner a dirigere l'opera così al debutto alla Semperoper di Dresda il 2 gennaio 1843. 141 minuti continuativi di musica non facili né da eseguire né da ascoltare, che, se si fossero dimostrati poco gradevoli, certo non sarebbero stati leggeri da sostenere per i presenti. Invece la serata è volata in un tripudio di bellezza.
Wagner insisteva che le parole e la musica avessero nelle sue opere la stessa importanza. Questo approccio portò all'idea del Gesamtkunstwerk, "opera d'arte totale", che univa musica, poesia, architettura, pittura e altre discipline, una nozione che ebbe un impatto sui campi creativi anche lontani dall'opera.
Ecco il perché della magia del pieno coinvolgimento. E' stato necessario seguire la serata passo passo, per non lasciarsi travolgere e poterne scrivere. Di conseguenza, non si tratta in questa sede di prendere in considerazione le singole voci ed esprimere un parere, come di solito si fa nelle recensioni del melodramma italiano o francese o quant'altro: qui bisogna considerare l'insieme nella perfetta fusione inscindibile tra voci e orchestra. In un Wagner così ben eseguito, tutto è saldato così intimamente che una disamina "regolamentare" risulta impossibile. Non si può che inchinarsi al genio di un musicista di difficoltà suprema già in questa sua prima sperimentazione della formula del canto aperto e continuo.
Nella carriera del compositore tedesco, Der Fliegende Holländer, infatti, segna la prima drastica presa di distanza dall'opera convenzionale. Le forme chiuse sono pressoché abolite: la melodia procede quasi senza interruzioni e in essa compaiono i primi Leitmotive, melodie associate a personaggi, oggetti o concetti astratti.
I Leitmotive sono tutti introdotti nell'ouverture e appena il M° Nézet-Séguin
ha dato l'attacco alla magnifica orchestra del Metropolitan Opera, si sono dispiegati in tutto il loro fulgore.
Il maestro canadese ha mostrato da subito capacità di mantenere all'estremo l'equilibrio delle sezioni nelle parti anche solo orchestrali, con guizzi da brivido. Il vortice dei sentimenti nelle lunghe frasi musicali tipicamente wagneriane, dalla bellezza struggente, e le risoluzioni sonore audaci ed ardenti venivano sottolineate dall'orchestra in un crescendo di atmosfera di una bellezza profonda e imperscrutabile.
La comparsa in scena del protagonista dell'opera, l'Olandese volante, ha segnato un momento di pathos musicale e scenico. Questa figura oscura, interpretata da una delle star del Metropolitan, il basso baritono Michael Volle, compendia in sé la disperazione infinita di un'anima in pena all'interno di un creato ostile ed al seguito di un destino ineluttabile, che lo condanna a navigare fino al giorno del giudizio su un veliero popolato da fantasmi, a meno di trovare una donna che lo ami e gli sia fedele per sempre.
La storia fascinosa di questo eroe in fondo positivo, ma oppresso dalla sventura, come voleva la leggenda, tratta da una fonte letteraria individuabile nella versione di una antica leggenda marinara di Heinrich Heine (Dalle memorie del signor von Schnabelewopski), ma che lo stesso Wagner ammise essere in parte autobiografica dopo un viaggio nella tempesta, si snoda a partire da un momento musicale e scenico di intensa espressione, che nella vocalità del Volle è giunto ad essere anche gradevolmente aspro, con accenti di violenta, rabbiosa angoscia.
L'Olandese compare dopo un inizio in cui si presagisce qualcosa di misterioso, con l'attracco al porto norvegese del navigatore Daland, l'ottimo basso Franz Josef Selig, dalla vocalità brunita e dai gravi profondi. All'apparire dell'Olandese, poi, ogni frase gode di una sacralità vertiginosa, ogni momento è motivato dalle profondità sfaccettate dei sentimenti e nel susseguirsi, in fondo conciso e semplice, degli eventi.
Nei mutamenti di scena, a New York, si sono avvertiti anche i mutamenti repentini del tono umorale, nel susseguirsi dell'azione drammatica. Il Daland del Selig è stato autorevole. La presenza del direttore Nézet-Séguin era sempre vigile. Nel duetto tra Daland e l'Olandese si sono librate di colpo melodie di un'eleganza anche formale infinita, affrontate con ottima qualità dalle due voci scure.
Ritornando allo snodarsi della vicenda, si è giunti poi ai cori dei marinai: sono stati suggestivamente evocativi di atmosfere di duro lavoro a bordo dei velieri, del vento, delle tempeste. Chi conosca un minimo il mondo della marineria e il suo spirito d'avventura si è potuto rispecchiare nel fascino di tali cori e nei loro richiami caratteristici di bordo. Il Coro del Met, diretto magistralmente da Donald Palumbo, si è distinto in una performance impeccabile.
Dopo un finale teorico del primo atto, si è passati senza soluzione di continuità al secondo, nell'esaltazione, così, di un'unità compositiva di straordinaria qualità.
Il coro delle filatrici si è rivelato soave ed è stato un piacere ascoltare la grande Dolora Zajick nella parte di Mary, con la sua sempre bella voce scura, pur vedendola costretta dalla regia su una sedia a rotelle.
Ed ecco Senta, la californiana Amber Wagner, una protagonista dolente, scenicamente e vocalmente, fin dai primi accenti. Bella voce calda e anche squillante quella della Wagner, di curiosa omonimia col compositore, ricca di accenti imperiosi e dolci nella celebre ballata. La predestinazione di Senta si avverte fin dall'inizio e qui di colpo emerge l'impronta wagneriana inconfondibile, che maturerà nei capolavori successivi e che porta le voci a stirarsi e conformarsi ad uno stile tutto personale. Qui bel canto di matrice italiana e canto tedesco si sono fusi in un maniera così originale ed unica che è saltato per il critico ogni parametro di giudizio canonico.
Ed ecco anche Erik il cacciatore, AJ Glueckert, bella voce tenorile, dal bellissimo legato, del resto richiesto dalla parte, ma con attimi di appannamento in alcuni passaggi.
Esaltante la brillantezza dei suoni orchestrali. Mai dimenticarsi del M° Nézet-Séguin, onnipresente, vigile come un falco: l'ascoltatore non si è persa una nota, né del canto né dell'orchestra, la cui fusione perfetta è stata merito delle direzione, capace di dare risalto ad ogni singolo istante musicale. E se l'orchestrazione wagneriana è sontuosa di suo, il Nézet-Séguin era un fiume in piena, assecondato e seguito dall'ottima orchestra del Met.
Bellissimo il duetto Senta-Olandese, in cui si è evidenziato soprattutto il bel fraseggio del protagonista Volle: vi si sono toccati vertici di sublime bellezza, nonostante il canto richieda al soprano sia i filati che gli acuti, che in questo genere di canto non sono per nulla facili: la Wagner ha incontrato qualche difficoltà; ma la resa complessiva dei due solisti è risultata superlativa al finale teorico del secondo atto. Le assonanze belliniane sono apparse palesi, a tratti.
Si è proseguito senza alcuna interruzione, passando al canto dei marinai e delle donne, che è apparso scandito e brillante, anche scenicamente ben reso: la resa del Coro, nella sinistra allegria della festa, è stata spettacolare, fino a giungere alla vividezza sonora della tempesta arcana, in cui anche visivamente si è sottolineata la forza sovrumana che anima i marinai del vascello fantasma. L'atmosfera terrena dell'opera è solo un aspetto: sia il mondo della natura che del soprannaturale vi sono magnificamente evocati.
Impressionante, in questo punto, la sovrapposizione dei piani musicali, che si sono incrociati e intersecati nella narrazione del mistero dell'Olandese, e la capacità del Nézet-Séguin di evidenziarli tutti. Un oboe solista meraviglioso, che sembrava preludere ad un'aria verdiana dal Don Carlo, si è dimostrato di una bellezza struggente.
Magistrale è stato anche il duetto conclusivo tra Senta e l'Olandese, seguito dal sacrificio della fanciulla e dalla salvazione di entrambi: lo splendore, che al finale placa ogni tempesta, ha abbagliato gli spettatori che non sono riusciti più a contenere gli applausi trattenuti per l'intera serata.
L'opera si è conclusa con un'ovazione impressionante, col publico in delirio e una pioggia di fiori ininerrotta anche sull'orchestra.

Natalia Di Bartolo © DiBartolocritic

Ultima modifica il Lunedì, 01 Maggio 2017 18:55

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