sabato, 18 agosto, 2018
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GIANNI SCHICCHI/PAGLIACCI - regia Włodzimierz Nurkowski

"Gianni Schicchi/Pagliacci", regia Włodzimierz Nurkowski "Gianni Schicchi/Pagliacci", regia Włodzimierz Nurkowski

Puccini / Leoncavallo
Direzione musicale: Tomasz Tokarczyk

Regia: Włodzimierz Nurkowski

Scenografia e Costumi: Anna Sekuła

Coreografie: Violetta Suska 

Direzione Coro: Jacek Mentel

Direzione Coro Bambini: Marek Kluza 

Regia Luci: Dariusz Pawelec

Collaborazione musicale: Paweł Szczepański

GIANNI SCHICCHI
GIANNI SCHICCHI: Leszek Skrla

LAURETTA: Paula Maciołek 

ZITA: Olga Maroszek

RINUCCIO: Łukasz Gaj 

GHERARDO: Krzysztof Kozarek

NELLA: Monika Korybalska 

BETTO DI SIGNA: Andrzej Biegun 

SIMON: Wołodymyr Pańkiw 

MARCO: Michał Kutnik

CIESCA: Agnieszka Cząstka

PAGLIACCI
NEDDA: Iwona Socha 

CANIO: Tomasz Kuk

TONIO: Leszek Skrla

BEPPO: Adam Sobierajski 

SILVIO: Adam Szerszeń

Cracovia, Teatro dell'Opera, prima rappresentazione: 23 marzo 2018
in repertorio dalla prossima stagione 2018-19

www.Sipario.it, 2 maggio 2018

In tema di inganno e tradimento, il primo che abbiamo rilevato è quello di Pagliacci che all'Opera di Cracovia ha abbandonato il tradizionale partner - Cavalleria rusticana, e s'è accoppiato con l'opera buffa di Puccini Gianni Schicchi.
"Abbiamo deciso di fare un dittico, due storie completamente diverse: una inizia bene e finisce male, l'altra inizia male e finisce bene. Questa diversità è stata per noi fonte di ispirazione" - sottolinea Tomasz Tokarczyk, direttore musicale.
Il regista Włodzimierz Nurkowski tende, invece, a cogliere i punti di contatto: "È il fenomeno teatro che combina il lavoro di Leoncavallo col "Gianni Schicchi" di Puccini. In "Pagliacci" seguiamo il destino di una compagnia di attori, in "Gianni Schicchi" invece osserviamo il teatro dei comportamenti umani, degli atteggiamenti e delle scelte. Questa è una combinazione estremamente interessante."
Entrambe le opere in modo speciale e potente influenzano la sfera delle passioni umane. C'è in esse qualcosa che supera la normalità. In Pagliacci la lussuria e la gelosia portano all'autodistruzione e alla catastrofe. L'opera di Leoncavallo è una tragedia forte. Un dramma denso e cruento dominato dallo spettro della cupidigia, lo stesso spettro che in altra misura domina l'azione del Gianni Schicchi, in cui l'avidità e la bramosia di denaro diventano passioni devastanti, al limite del crimine.
Sono proprio le emozioni il fattore di connessione delle due opere: sia Pagliacci che Gianni Schicchi sono storie di passioni così intense da essere distruttive. Su questo la regia ha impiantato un gioco scenico da combinazione di realismo e grottesco che ha prodotto uno spettacolo specchio deformante della natura umana: Pagliacci effettuato nella convenzione del neorealismo italiano e del verismo dalle tinte più marcate, e Gianni Schicchi nell'estetica dell'assurdo con accenti barocco-manieristici.
Immagine spietata della natura umana, ridicolizzata e derisa, il Gianni Schicchi di Nurkowski conserva solo occasionalmente qualche traccia dell'opera buffa e si catapulta più che altro nell'horror di una specie di famiglia Addams che, alle prese col cadavere di un parente e la sua improbabile eredità, cade suo malgrado vittima di un ben ordito inganno. A dare questo tocco è il simbolismo dei costumi e dei colori – il viola/nero per definire i negativi, il bianco/beige per i positivi- e della scenografia sulle stesse tinte cruda ed essenziale – costumi e scene di Anna Sekula, anche per l'altra opera.
Storia di passioni estreme, di incomprensioni e tradimenti che esplodono in un circo di distruzione dai colori dinamici e sanguigni: nei Pagliacci la regia, sulle impronte zeffirelliane, ha voluto consegnare il ruolo chiave alla coralità dell'insieme, in cui dominano coreografie, scenografia e costumi. Il dramma dei personaggi, anche se non trascurato, appare comunque velato dal carosello di immagini, acrobazie, sketch (movimento scenico a cura di Violetta Suska) e riesce ad esplodere solo verso la fine.
Sconvolgente conclusione che ci sbatte violentemente in faccia un dramma tanto antico quanto nuovo, quello di femminicidi e omicidi che ogni giorno riempiono le nostre cronache. È come se il passato cercasse di vendicarsi costringendo noi, uomini del 2000, a riconoscerci comunque ancora in quel buco nero di morte. Questo è il messaggio che alla fine ci è pervenuto dalle opere di Leoncavallo e Puccini nella messinscena cracoviana.
I solisti, egregiamente preparati da Pawel Szczepanski, hanno dato il meglio di sé, all'insegna della qualità: Tomasz Kuk (Canio), Iwona Socha (una sensuale Nedda), Leszek Skrla (nel doppio ruolo di Tonio e Gianni Schicchi), Łukasz Gaj (Rinuccio), Olga Maroszek (Zita), Paula Maciolek (Lauretta).
Eccellente il coro sotto la guida di Jacek Mentel, il coro dei bambini preparato da Marek Kluza, come pure l'orchestra diretta da Tomasz Tokarczyk, che ha saputo estrapolare dalle partiture tutta la potenza di musiche che ci parlano del nostro profondo e ci penetrano.

Gabriella Buzzi

Ultima modifica il Giovedì, 03 Maggio 2018 07:52

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