domenica, 23 settembre, 2018
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ANTROPOLAROID - di e con Tindaro Granata

“Antropolaroid”, di e con Tindaro Granata. Foto Manuela Giusto “Antropolaroid”, di e con Tindaro Granata. Foto Manuela Giusto

di e con Tindaro Granata
Tecnico luci Giacomo Priorelli
Produzione Proxima Res
Premio ANCT associazione nazionale critici
Premio Fersen attore creativo
Premio Mariangela Melato attore emergente
Avvistamenti Teatrali, Ricadi (VV), Torre Marrana, 16 agosto 2018

www.Sipario.it, 20 agosto 2018

Avvistamenti Teatrali, al suo terzo anno, si conferma punto importante per il passaggio estivo del teatro indipendente: e andato infatti in scena Antropolaroid, di e con Tindaro Granata, vero e proprio animale da palcoscenico che con la sua mimica incredibile e la sua penna ispirata crea un'emozionante e incredibilmente vivida istantanea della sua famiglia. Sembra partire e irradiarsi tutto da quel valzer posizionato quasi a metà spettacolo: un ballo che ci unisce tutti e di tutti parla, perché anche zoppi o con un sedere ingombrante insieme a Granata danziamo e partecipiamo all'evoluzione di una vita intera partecipando a gioie e dolori, fin quando poi arriva all'improvviso il rumore della morte come un soffio- quello dell'impiccaggione del bisnonno raccontata dal punto di vista della moglie ma sempre con una leggerezza rara e delicata, propria della Donna che alla fine dei conti sembra il pilastro su cui si erge ogni famiglia. Dalla bisnonna alla mamma fino a lui stesso: Tindaro si mette e le mette in scena (le sue donne di famiglia) senza pudori o reticenze o vergogna, perché non c'é né ci deve essere vergogna nei movimenti del cuore, quando anche portano a scelte sbagliate o strade dolorose. Ed è questa la carta vincente di Antropolaroid: la rappresentazione di una dinastia di gente comune, "normale", declinata attraverso la politica, la cultura, la Sicilia e la mafia, miscelando tutto insieme senza mai rendere lo spettacolo "politico" o "sociale", rimanendo sempre e comunque un atto d'amore e una storia che diventa universale e parla a tutti noi e di tutti noi.
Abbiamo chiesto a Tindaro che tipo di relazione c'e, se c'è, tra le emozioni che rappresenta e quelle che prova lui:
"Antropolaroid" non è recentissimo, ma ti emoziona ancora quando lo porti in scena, considerando la materia?
Si, si... ma aspetta, nel senso che dipende da cosa succede quella sera. Io cambio qualcosa ogni volta lì per lì: per esempio, quello che accade ogni sera accade sul palcoscenico. Prima di tutto perché io volevo si mantenesse quell'atmosfera del "cunto" siciliano, nonostante la storia fosse sempre la stessa. E poi perché ho avuto la fortuna di portare lo spettacolo nella stessa città due, tre volte di seguito o anche in anni diversi. Se tu lo verresti a vedere fra un annetto, per esempio, te lo ricorderesti ma troveresti qualcosa di cambiato: a Ricadi, ad esempio, ho trovato un pubblico più accogliente, più disposto, e io siccome mi faccio moltissimo, moltissimo moltissimo condizionare da quello che succede quella sera -ma a livelli patologici!- in base al pubblico lo spettacolo prende una piega diversa. Dicevo, a Ricadi lo spettacolo è venuto molto brioso, molto "personale". In altri contesti, Magari con un pubblico più distaccato, "Antropolaroid" assume una nota più seriosa.

Tu ti diverti a ricreare tutti i personaggi che porti in scena? Che tipo di tecnica usi?

Io dico sempre, quando parlo con gli altri attori o con i giovani, che c'è differenza tra fare personaggi e fare caricature: la caricatura potrebbe far rimanere male, è grottesca; imitare un personaggio fa sorridere la persona presa in oggetto, le fa provare comunque altre sensazioni.

Su tutto, quindi, svetta lui, Tindaro Granata: emozionante ed emozionato, che unisce maturità espressiva a innocenza emotiva, e che innesta la tecnica (incredibile, anche se a tratti ingenua) ad un talento mostruoso e innato, senza mostrare intralci o sviamenti. Entra ed esce dai 14 (quattordici!) personaggi presi dalla sua esperienza e dalla sua Sicilia, entra ed esce dal palco e dal ruolo senza soluzione di continuità, trascinando il pubblico in questo valzer assurdo che è la vita, che fa male ma fa anche bene. Perché alla fine non c'è bellezza senza sofferenza. Applausi.

Valentina Arichetta

Ultima modifica il Domenica, 09 Settembre 2018 08:34

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