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BADANTE (LA) - regia Cesare Lievi

La badante La badante regia Cesare Lievi

di Cesare Lievi
regia: Cesare Lievi
scene: Josef Frommweiser, costumi: Marina Luxardo
con Ludovica Modugno, Emanuele Carucci Viterbi, Leonardo De Colle, Paola Di Meglio, Giuseppina Turra
conclusione della 'trilogia dello straniero' e vincitore del premio Ubu 2008
Teatro Carcano, Milano 15-26 aprile 2009

www.Sipario.it, 30 aprile 2009

Tre quadri ambientati in una gelida sala da pranzo, che nella sua essenzialità (gli unici ornamenti sono anonime fotografie inserite in piccoli loculi) ricorda la marmorea fissità di un cimitero, sono l'ossatura su cui si poggia questo testo di Cesare Lievi. Il primo quadro ha come personaggi 'viventi' la madre (una toccante Ludovica Modugno) e il figlio (Leonardo De Colle) immersi in un alterco animato da pregiudizi e stereotipi con cui l'anziana donna, affetta da demenza senile, accusa ostinatamente la propria badante di furto e spionaggio. L'effetto è esilarante ed efficace in quanto ci proietta in medias res nelle abituali resistenze che si innescano quando 'lo straniero' viene trapiantato in una realtà domestica di tale rigidità. E non ci resta che ridere. Almeno fino al secondo quadro, quando incontriamo i 'superstiti' della famiglia (il secondo figlio -Emanuele Carucci Viterbi- e consorte -Paola Di Meglio, raggiunti poi dal primo) intenti a “piangere” la morte della madre, o meglio, ciò che non è avvenuto con la morte della madre: la riscossione dell'eredità. Il quesito che grava sulle loro esistenze è: 'Dove sono andati a finire quei soldi?'. Così proprio coloro che avevano difeso animatamente la badante ucraina dalle accuse strampalate del genitore, si accaniscono ora su di lei, formulando l'unica ipotesi concepibile dalla loro malafede: il plagio. Il tutto in assenza della grande presente, lei 'la badante straniera' la cui disarmante onestà innescherà il detonatore delle contraddizioni e ipocrisie latenti di quella famiglia piccolo borghese, rendendole riconoscibili agli occhi di tutti, anche di chi non poteva o non voleva vederle. La sua discreta figura si manifesta solo nel terzo quadro, in un flashback che ci mostra la signora e Ludmilla (una convincente Giuseppina Turra) finalmente insieme. Questo confronto vede le due mettersi a nudo, far cadere le maschere neutre del pregiudizio, in quella fredda e sterile sala da pranzo che in ultimo guizzo di vita si rianima di danze e risate. Le distanze tra le donne si colmano grazie all'inestimabile ricchezza di due umanità sinceramente a contatto. E questa ricchezza ci colpisce proprio perché sull'altro piatto della bilancia troviamo invece l'impoverimento umano dei figli che saranno svezzati dalla madre solo in punto di morte. Una madre che più non permetterà loro di abbeverarsi al suo seno suggendo sicurezze economiche, una madre che affermerà in un lampo di abbagliante lucidità:”Ho due figli ma è come se non ne avessi”, una madre che alla fine deciderà di donare un futuro alla figlia che ha scelto di avere e che di lei realmente si è presa cura..la sua badante appunto. Lasciandoci inoltre con la previsione di come, a suo parere, la sua indegna prole reagirà alla sparizione del denaro; e noi, silenti testimoni della veridicità delle sue supposizioni avveratesi nel secondo quadro, applaudiamo la conclusione del terzo senza poter nutrire alcun dubbio.

D.G.

Ultima modifica il Venerdì, 09 Agosto 2013 06:44

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