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BUGIARDO (IL) - regia Alfredo Arias

"Il bugiardo", regia Alfredo Arias. Foto Tommaso La Pera "Il bugiardo", regia Alfredo Arias. Foto Tommaso La Pera

di Carlo Goldoni
regia Alfredo Arias
con Geppy Gleijeses, Marianella Bargilli e con Lorenzo Gleijeses, Mauro Gioia, Valeria Contadino, Luchino Giordana, Luciano D'amico
e la partecipazione di Andrea Giordana
scene e costumi Chloe Obolensky
musiche Mauro Gioia
luci Gigi Ascione
produzione Gitiesse Artisti Riuniti
Arezzo, Teatro Petrarca, 20-21 marzo 2016

www.Sipario.it, 22 marzo 2016

Il franco-argentino Alfredo Arias ribalta Goldoni nel suo elogio alla bugia con Geppy Gleijeses

Dalla prima rappresentazione nel 1750 ad oggi moltissimi registi si sono messi alla prova con Il bugiardo di Carlo Goldoni: si pensi al tradizionale allestimento di Paolo Valerio con Marcello Bartoli e Dario Cantarelli e alla versione pop di Valerio Binasco. Se nel primo caso a dominare è la Commedia dell'Arte (che lo stesso Goldoni riformò), il secondo ha un gusto decisamente più contemporaneo.
L'adattamento firmato da Geppy Gleijeses e Alfredo Arias si inserisce a metà tra i due linguaggi decidendo di rispettare in parte la tradizione goldoniana e, al tempo stesso, di spingersi verso l'attualità. Il primo atto, infatti, si veste di abiti anni '50 e fa intendere che le due protagoniste femminili (Marianella Bargilli nei panni di Rosaura e Valeria Contadino in quelli di Beatrice) abbiano ampiamente superato le barriere borghesi diventando a tutti gli effetti donne emancipate. Nel secondo atto, invece, la macchina registica fa un passo indietro nel tempo per mostrarci i personaggi in tutta la loro finzione attoriale, con tanto di parrucche e ampi vestiti settecenteschi. Nel mezzo tra i due atti si intrufola la pseudo realtà: un'ipotetica compagnia di commedianti, che all'inizio dello spettacolo si è presentata come la famiglia Cannavacciuolo, palesa il proprio coinvolgimento all'interno dello spettacolo. Questo intervallo metateatrale sembrerebbe finalizzato a coinvolgere il pubblico con il racconto di episodi quotidiani e battute di spirito, ma finisce con il rallentare il meccanismo interno dello spettacolo.
Al di là di questo episodio di teatro nel teatro, ciò che più differenzia questo riadattamento dagli altri è il fatto che il regista argentino naturalizzato francese parta dal presupposto che Lelio Bisognosi è un personaggio simpatico, che non merita di essere punito. Nel suo finale alternativo, infatti, non è previsto alcun pentimento e di conseguenza nessuna redenzione. La bugia finisce con l'essere glorificata come unica via possibile da preferire alla monotonia quotidiana. Una visione opposta a quella che professava il drammaturgo veneziano o forse solo un elogio all'arte attoriale, che di per sé è finzione e che - d'altra parte - permette a un attempato Geppy Gleijeses, dichiaratamente poco credibile nei panni di un trentenne, di interpretare un brillante ragazzotto napoletano.
Non va dimenticato, infine, il contesto in cui lo spettacolo è andato in scena. Dopo tanti anni di chiusura per lavori di restauro, il Petrarca ha riaperto le proprie porte alla città proponendo una stagione all'insegna di nomi televisivi e grandi interpreti in collaborazione con La Pergola e Fondazione Toscana Spettacolo. Il pubblico aretino ha risposto con entusiasmo alla proposta teatrale, tanto che platea e palchi si sono riempiti di soli abbonamenti nel giro di pochi giorni impedendo a molti di comprare i singoli biglietti. Un risultato inaspettato che con piacere ha costretto l'amministrazione comunale a prevedere repliche e nuovi spettacoli. In tutto questo fervore generale, è rimasto immune l'ambito palchetto 9 del primo ordine riservato alla stampa, che fa capire a noi spettatori professionisti che vedere teatro è un grande privilegio, finché ci viene concesso.

Sara Bonci

Ultima modifica il Venerdì, 25 Marzo 2016 12:23

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