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CALENDAR GIRLS - regia Cristina Pezzoli

"Calendar girls" regia Cristina Pezzoli. Foto Giovanni De Sandre "Calendar girls" regia Cristina Pezzoli. Foto Giovanni De Sandre

basato sul film Miramax scritto da Juliette Towhide & Tim Firth
traduzione e adattamento Stefania Bertola
scene: Rinaldo Rinaldi, disegno luci Massimo Consoli
costumi: Nanà Cecchi; musiche: Riccardo Tesi
regia: Cristina Pezzoli
con Angela Finocchiaro, Laura Curino, Areiella Reggio, Carlina Torta, Matilde Facheris, Corinna Lo Castro e Titino Carrara, Elsa Bossi, Marco Brinzi, Noemi Parroni
produzione: AGIDI e ENFI Teatro
visto al Teatro Municipale, Piacenza, 13 dicembre 2016

www.Sipario.it, 1 gennaio 2017

Calendar Girls è uno di quegli spettacoli che raramente si troverebbe recensito, è un esempio di teatro di intrattenimento che viene liquidato con interviste e presentazioni quando va bene. Magari i giornali e la critica ufficiale se ne occupano di striscio e, malgrado ciò o proprio per questo, finisce col riempire i teatri, fare ovunque il tutto esaurito. Il motivo: gli interpreti famosi? Sì ma nei limiti, la storia arcinota, sì ma poi non così tanto.... Gli ingredienti sono quelli soliti. Interpreti noti: Angela Finocchiaro e Laura Curino, due attrici che hanno una loro differente ma consolidata notorietà. Al loro fianco c'è Ariella Reggio, volto noto del teatrone borghese e della tv in biancoenero. La regia è di Cristina Pezzoli, regista che ha un suo cursus honorum al fianco di Massimo Castri, ma in spettacoli simili la regia serve per assicurare ritmo e una confezione dello spettacolo unitaria e coerente. Né più né meno. Non ha nessun peso nella capacità di attrarre l'attenzione del pubblico. Calendar girls in origine una pièce teatrale firmata da Tim Firth ha ottenuto un suo successo planetario dopo l'edizione cinematografica firmata da Nigel Cole e con attrici di grande richiamo come Helen Mirren, Julie Walters, Linda Bassett: qui sta il segreto del successo della messinscena.
La storia – ispirata a un fatto realmente accaduto – racconta di un gruppo di signore attempate che per raccogliere fondi a favore della ricerca sul cancro, dopo la morte dei marito di una di loro, decidono di realizzare un calendario posando nude. L'iniziativa fa scandalo e suscita l'attenzione dei media e fa emergere anche le diverse personalità delle signore. Ma alla fine su tutto e tutti – successo incluso - ha la meglio l'amicizia. Commedia corale e al femminile, Calendar girls ha trovato non solo in Angela Finocchiaro, Laura Curino e Ariella Reggio ma in tutto il cast il punto di forza di uno spettacolo tutto al femminile per una platea quasi esclusivamente di donne che si fanno trascinare, che sanno partecipare con maggiore generosità e calore degli uomini. Tutto fila via morbido, morbido e il teatro, completamente esaurito in ogni ordine di posti, è uno spettacolo esso stesso. Da qui nasce non solo lo stupore – legittimo ma anche ampiamente comprensibile e prevedibile – per un successo forse annunciato, ma che in ogni caso deve far riflettere e chiede: quale sia il teatro? Eh sì, perché assistendo a Calendar girls viene da domandarsi se non sia giusto che un teatro di intrattenimento venga valutato, recensito, letto e analizzato come il teatro d'arte. Viene da chiedersi come i pubblici del teatro d'arte e del teatro di intrattenimento possano intersecarsi, se ci sia un punto di contatto possibile, un vaso comunicante.
Sta di fatto che l'entusiasmo, la partecipazione del pubblico del Municipale a Calendar girls – ma questo potrebbe dirsi di qualsiasi altro spettacolo di cassetta e di intrattenimento in un qualsiasi altro teatro italiano – pongono degli interrogativi. E' giusto non considerare questa forma di intrattenimento come degna di attenzione mediatica e di critica? E' possibile partire da appuntamenti come Calendar girls per costruire una alfabetizzazione teatrale? Oppure teatro d'arte e teatro di intrattenimento devono rimanere separati? E' possibile un teatro di intrattenimento fatto ad arte, artistico? Perché tutti questi interrogativi? Forse semplicemente per lo stupore registrato da chi scrive, forse perché la comunità teatrale – i registi, gli attori, i critici – è giusto che torni a confrontarsi con il pubblico e non cerchi sempre di mirare la propria comunicazione a spettatori e platee di addetti ai lavori, microcomunità che sempre più appaiono autoreferenziali, lontane dalla realtà del teatro, anche di consumo, che tiene aperte le piccole e grandi sale del nostro bel paese. Si impone per tanto una riflessione meno sporadica sulle molteplici facce del nostro teatro, che convivono e vivono, che si sfiorano, senza mai incrociarsi ma che sono una risorsa del sistema teatro; una realtà che forse è più facile cogliere in provincia, in quelle sale in cui Calendar girls si ritrova magari in cartellone con spettacoli di teatro d'arte, in un mix che tenta – con fatica – di documentare i mille volti dell'arte scenica, senza pregiudizi.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Martedì, 03 Gennaio 2017 17:00

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