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CALIGOLA - regia Antú Romero Nunes

"Caligola", regia Antú Romero Nunes. Foto Julian Röder "Caligola", regia Antú Romero Nunes. Foto Julian Röder

di Albert Camus
Regia: Antú Romero Nunes
Con: Constanze Becker, Oliver Kraushaar, Aljoscha Stadelmann, Patrick Güldenberg, Felix Rech, Annika Meier, Drífa Hansen
Scena: Matthias Koch
Costumi: Victoria Behr
Musica: Johannes Hofmann
Luci: Ulrich Eh
Drammaturgia: Sibylle Baschung
Berlino, Berliner Ensemble, dal 21 settembre 2017

www.Sipario.it, 13 novembre 2017

Come avviene la trasformazione di un uomo in dittatore? A questa domanda cerca di rispondere il regista Antú Romero Nunes con la messa in scena di Caligola, spettacolo tratto dall'omonima opera di Albert Camus, che a settembre ha inaugurato la stagione teatrale 2017/2018 al Berliner Ensemble di Berlino e segnato l'insediamento ufficiale del nuovo direttore generale Oliver Reese. Interpretato da una spietata e androgina Constanze Becker, il Caligola di Nunes è un tiranno senza scrupoli a capo di una grottesca banda di clown. L'esistenza del dittatore è dominata da un'infelicità assoluta. L'unico desiderio che lo anima è quello di possedere la luna, aspirazione che diviene lo scopo ultimo della sua vita, da perseguire a tutti i costi e con ogni mezzo possibile, dunque anche e soprattuto ricorrendo a omicidi e torture.

La messa in scena di Nunes si concentra su un approccio filosofico al tema della tirannia, evitando riferimenti espliciti a dittatori contemporanei. Lo spettacolo è ambientato in un mondo irrealistico e senza tempo. Sulla scena Nunes crea una sorta di universo da circo, che rimanda a tratti alla commedia dell'arte, con tanto di personaggi dai vestiti polverosi e dal trucco pesante. Sin dal primo momento è chiaro che lo spettacolo non intende tracciare parallelismi con il presente, bensì semplicemente "giocare" con figure caricaturali, sangue sintetico e battute surreali. Non a caso la cornice teatrale è netta e la distanza con lo spettatore ampia, forse troppo. In primis è Caligola a giocare letteralmente con un mondo che definisce insensato e insopportabile, imponendo le proprie regole e la propria spietatezza. Nella loro identità di maschere fittizie, prive di intelligenza e volontà, i clown-sudditi non tentano di ostacolare il piano sanguinoso del dittatore, ma in un certo senso vi partecipano come in un gioco diabolico. Se la stupidità e l'incapacità di agire dei clown potrebbe rappresentare una riflessione sulla condizione del mondo moderno in cui la società non riesce a opporsi e a combattere i dittatori, finisce per prevalere l'assurdità grottesca dei personaggi che crea una distanza incolmabile con lo spettatore, scoraggiando qualsiasi identificazione o immedesimazione.

Ciò che rimane impresso nella memoria del pubblico sono immagini visivamente forti, un'atmosfera inquietante e un tiranno che agisce rispondendo soltanto al proprio arbitrio e ai propri istinti. Il dittatore si staglia sulla scena nella sua diversità, come figura androgina, dura e cinica: dotata di una finta calvizie e di una fisionomia quasi spettrale, Costanze Becker porta in scena un Caligola pallido, apparentemente malato e infelice, ma non per questo meno spietato e potente. Che intoni la celebre canzone Wenn ich mir was wünschen dürfte (tradotto "Se potessi desiderare qualcosa") del compositore Friedrich Holländer o che irrompa sulla scena brandendo una motosega, il Caligola di Nunes riesce a inquietare quanto un malvagio personaggio di uno spettacolo per bambini, ma riesce a dirci poco dell'attualità dell'opera di Camus, lasciando che il testo rimanga prigioniero delle immagini.

Gloria Reményi

Ultima modifica il Lunedì, 13 Novembre 2017 18:08

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