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CAMERA DA RICEVERE (LA) - di e con Ermanna Montanari

"La camera da ricevere" di e con Ermanna Montanari. Foto Enrico Fedrigoli "La camera da ricevere" di e con Ermanna Montanari. Foto Enrico Fedrigoli

di e con Ermanna Montanari
fonica Fagio
produzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro
Roma, Teatro Due Roma, 3, 4, 6, 7 e 8 febbraio 2015

www.Sipario.it, 8 febbraio 2015

Il mondo intimo e creativo di Ermanna Montanari

Ci racconta la sua storia Ermanna Montanari, come donna e come attrice, ripercorrendo le tappe che hanno segnato la sua vita artistica. Ci conduce dentro un universo intimo, dentro una camera delle creazioni, dove tutto è nato e si produce. Nel suo racconto non c'è nostalgia, ma anzi desiderio di dimostrare come il teatro possa a suo modo essere eterno. Tornano così in vita, come una fenice che rinasce dalla ceneri, i personaggi che ha interpretato lungo la sua carriera e che più la rappresentano: Fatima, l'asina parlante che non riesce a rinunciare alla sua natura animalesca e per quanto ci provi continuerà sempre a ragliare; Bêlda, la veggente che vive di superstizioni e rancori che la portano a compiere un maleficio volto a uccidere il prete di parrocchia; Mêdar Ubu, grottesco e schizofrenico personaggio dalla voce stridula, che nel frammento della maglietta di lana racconta ciò a cui Re Venceslao è andato incontro per non aver dato ascolto alla premonizione della moglie. Infine, incontriamo la maga Alcina, Daura sulla luna insieme al figlio, Rosvita, Arpagone dell'Avaro di Moliere e Aung San Suu Kyi. Ermanna Montanari – fondatrice insieme a Marco Martinelli, Luigi Dadina e Marcella Nonni del Teatro delle Albe – articola lo spettacolo alternando la narrazione biografica alla finzione scenica, in un virtuoso alternarsi di personaggi. Pochi oggetti ha a disposizione nella scrivania della sua "camera da ricevere": due orecchie da asino, una calla, fiore simbolo della morte, un paio di guanti bianchi, uno scialle colorato e brillante. Ma sono sufficienti per proiettarci in quel luogo dove tutto può accadere. Il suo corpo e la sua voce, parafrasando le parole dell'attrice, diventano strumenti che si muovono dentro una drammaturgia musicale. Non ci sono limiti alla libertà espressiva e anche i mezzi tecnologici diventano fonte di ricchezza. Il microfono dà vita a emozioni nascoste nel profondo, a sospiri, a parole pronunciate sottovoce. La Montanari non occorre neanche che ricorra a personaggi en travesti (nel caso specifico di Arpagone), perché la voce di per sé trasforma. Fino a diventare canto quasi demoniaco nella registrazione sull'istupidimento della maga Alcida. La proiezione video viene usata come interlocutore nella confessione della leader birmana, quando ancora è in carcere e non sapendo con chi comunicare si rivolge a un immaginario geco dicendogli che nessun premio Nobel per le pace potrà restituirle tutti gli anni persi in prigione. Ride il pubblico del Teatro Due Roma, ascoltando quel linguaggio così bizzarro e legato al territorio romagnolo, applaude dalla platea quasi piena.

Sara Bonci

Ultima modifica il Domenica, 08 Febbraio 2015 15:17

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