martedì, 26 settembre, 2017
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DE RERUM NATURA - regia Azzurra De Gregorio

"De Rerum Natura”, Scritto e diretto da Azzurra De Gregorio "De Rerum Natura”, Scritto e diretto da Azzurra De Gregorio

Scritto e diretto da Azzurra De Gregorio
Videomaker Matteo Castelluccia
Sound design and editing Azzurra De Gregorio
Scene Michelangelo Tomaro
Costumi Marina Miozza
Con Loredana Canditone, Michele Mariano, Giulio Maroncelli, Giandomenico Sale,
Carmine Scotto Di Santolo, Ali Hamza, Madi Kole Sy, Toure Lamin,
Kebba Demba, Dawlatza Shazada, Gul Tamir, Jabbi Abdulami,
Abdul Farooq, Jagne Matarr, Ali Ridwane, Idrisu Massawudu,
Abubakar Farouk, Attakora Al Hassan, Saife Waheed

Produzione Frentania Teatri, Vanitas Vanitatum

al Clan Off Teatro di Messina 25 e 26 febbraio 2017

www.Sipario.it, 27 febbraio 2017

Non credo che al poeta e filosofo romano Tito Lucrezio Caro, noto solo come Lucrezio, seguace dell'epicureismo, nato 99 anni prima della venuta di Cristo, gli fosse passato mai per la testa di diventare ventuno secoli dopo col suo poema De rerum natura oggetto d'uno spettacolo multimediale in cui si mescolano teatro, video e danza. D'essere al centro d'una performance ispirata ai sui sei libri, scritta da Azzurra De Gregorio, originaria di Termoli (CB) diretta da lei stessa nel congeniale spazio in mattoni rossi del Clan Off Teatro di Messina, nata l'anno precedente sotto forma d'un video d'un quarto d'ora, diventata poi un vero spettacolo teatrale con una terna d'attori, sempre muti quasi dei mimi, che indagano sui più importanti dilemmi che avvolgono gli esseri umani. I quali consapevoli della propria finitezza, dovrebbero abbracciare la dottrina enunciata dal filosofo greco Epicuro (341-270 a.C.), cercando un sapiente equilibrio interiore, raggiungibile solo attraverso il dominio del proprio io di fronte alle cose, sì da soddisfare i propri bisogni e godere dei piaceri del mondo, senza più temere gli dei e la morte. Per tutta la durata dello spettacolo (una cinquantina di minuti scarsi) gli spettatori hanno la sensazione d'essere dentro la scena, d'avere quasi a contatto, all'inizio, una figura femminile (Loredana Canditone) dall'ovale nero sul viso, imprigionata da una casacca tutta luccicori con nastri azzurrognoli, che al ritmo di suoni seriali e astratti, cerca di liberarsi, riuscendovi alla fine, restando poi nuda col suo body beige. E mentre scompare nel buio ecco giungere una figura maschile (Giulio Maroncelli) con barba, giacca cravatta e cappello che si muove freneticamente con due valigette in mano, come se volesse prendere un mezzo pubblico in pieno traffico, amplificato da suoni di clacson e frenate di auto. Ad un tratto stanco e avvilito si getta per terra su un rotondo tappeto di terra nera, aprirà una delle sue valigette piena di soldi e lentamente con un accendino in mano brucerà almeno tre banconote, non accorgendosi intanto che alle sue spalle è apparso il terzo personaggio (Carmine Scotto Di Santolo) che definirei pinocchiesco per il tipo di copricapo a cono che gli cinge la testa e che finisce in cima con un paio di arbusti secchi. Ecco adesso apparire nell'angolo opposto della scena la donna di prima, sempre col suo ovale nero sul viso, questa volta contornato da una bianca gorgiera e agghindata con un abito d'identico colore, seduta tra fiori e piante appassite, alzarsi poi dalla sua postazione e tagliare a metà una mela irrancidita e stramazzare per terra. Azione che si svolge quasi in sintono con l'uomo delle valigette che se ne sta ginocchioni con le mani dietro la schiena, affondare più volte la testa dentro un secchio pieno d'acqua, che ha il sapore d'una tortura messa i atto dal suo aguzzino. Segue un video molto bello in cui appaiono una sfilza di migranti giungere dal mare, ripresi in modo che le loro facce si stampino nella memoria di chi le osserva. Adesso alla donna per terra viene tolto l'abito bianco, al suo posto le viene infilato un sacco di plastica nera, tipo quello della spazzatura, quindi le viene legata alla caviglia una grossa corda per essere poi trascinata lungo tutto lo spazio insieme ad una balla di spazzatura contenente bottiglie plastificate. E lo spettacolo si conclude con i due uomini diventati due pinocchi, entrambi a tirare balle di plastica. Lo spettacolo è di grande impatto visivo e si sente l'influenza di alcuni personaggi come Romeo Castellucci e di Emma Dante con cui la De Gregorio ha lavorato in passato,. La produzione è della Vanitas Vanitatum e Carrozzerie n.o.t, il videomaker è Matteo Castelluccia, il sound design e video editing è della stessa Azzurra De Gregorio mentre le scene sono Michelangelo Tomaro e i costumi di Marina Miozza.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Lunedì, 27 Febbraio 2017 22:19

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