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ESAUSTO (L') OVVERO IL PROFONDO AZZURRO - regia Julia Varley

Esausto (L') ovvero il profondo azzurro Esausto (L') ovvero il profondo azzurro Regia Julia Varley

uno spettacolo di Lorenzo Gleijeses
con la regia di Julia Varley
con Lorenzo Gleijeses e Manolo Muoio
drammaturgia e coreografie: Lorenzo Gleijeses, Manolo Muoio, Julia Varley
scene e videoambiente: Paolo Calafiore
Napoli, Teatro Mercadante, Sala Ridotto, dal 5 al 11 maggio 2008

Corriere della Sera, 5 dicembre 2008
Il Mattino, 9 maggio 2008
Così Beckett danza con Gleijeses

Un giovane uomo cerca un rapporto con la sua ombra o con l' altro da sé o con i suoi ricordi. Vestito di nero, cappellaccio nero a cancellare il volto lui è insieme all' altro, sempre vestito di nero, in un luogo fisico e mentale. Su un fondale proiezioni di ombre e immagini, in scena un tavolo, tre sedie e un pesciolino rosso in una boccia d' acqua. Lorenzo Gleijeses e Manilo Muoio sono i protagonisti de «L' esausto o il profondo azzurro» dello stesso Gleijeses con la regia di Julia Valery che imprime allo spettacolo una fisicità da teatro danza. Uno spettacolo su Samuel Beckett che mutua il titolo dal saggio «L' esausto» che Gilles Deleuze dedicata al grande drammaturgo e l' azzurro dal mare di una poesia di Nazim Hikmet che inghiotte chi cerca disperato di attraversarlo verso una vita migliore. Il testo è denso di citazioni, di personaggi beckettiani e non, che si incontrano e si fondono l' uno nell' altro in uno spettacolo che ha i pregi e i difetti della gioventù, da un lato l' urgenza di cercare e d' esprimersi, dall' altro l' ansia di troppo dire e troppo esplicitare al punto di risultare a volte oscuri. Ma una sensazione ben emerge: la percezione di dolorosa impotenza, di difficile opposizione all' accidia dell' esausto, cui Beckett può dare sollievo suggerendo come il senso della vita sia semplicemente vivere.

Magda Poli

Un Beckett «esausto» per Gleijeses jr

Il percorso dichiarato è Beckett, e il suo universo poetico, drammaturgico e letterario. Ma il lavoro messo in scena al ridotto del Mercadante, prodotto dal Teatro di Calabria in collaborazione con lo Stabile napoletano, si volge ad altre ambiziose intenzioni: agganciare, attraverso le suggestioni beckettiane, acri inquietudini del tempo attuale, la perdita di identità e del senso della vita. Lo spettacolo è costruito da Lorenzo Gleijeses (napoletano, figlio d'arte, giovane allievo del cosmopolita Odin Teatret) in sinergia con Manolo Muoio (con lui nella foto in un momento dello spettacolo) per la regia di Julia Varley, storica esponente dell'Odin, che con loro ne ha curato la drammaturgia. L'operazione Beckett è filtrata attraverso la riflessione di altri autori, a cominciare dal titolo, «L'esausto», ripreso dall'omonimo saggio di Gilles Deleuze, e sulle tracce anche di altre espressioni di pensiero, da Adorno a Kapucinski. Le figure in scena sono un Uomo e la sua Ombra: sdoppiamento dell'io, dissociazione tra il sé e l'altro da sé, le due personificazioni si attraggono e si respingono, si distinguono e si sovrappongono, come incessante ricerca del proprio consistere, nella prospettiva vana di un futuro negato dal presente. Fino al suicidio, anch'esso impossibile, limitato al solo gesto di volerlo compiere. Emerge l'intento di affrontare il teatro con gli strumenti della filosofia, attingere la scrittura scenica dall'indagine teoretica, tentarne la rappresentazione attraverso percorsi sonori e visivi, parole e immagini, gesti, musica, danza, pensieri sospesi, allusioni e metafore. L'intenzione è palese, più difficile la sua teatralizzazione. L'azione-inazione alternata a incursioni acrobatiche, anche con sentori di gesto comico, restano un esercizio fine a se stesso. E, sul piano dei contenuti, il nichilismo buio del personaggio «esausto» e rinunciatario che Gleijeses rimastica dalle fonti prescelte, appare contraddetto dal finale consolatorio introdotto dalla Varley.

Franco de Ciuceis

Ultima modifica il Giovedì, 19 Settembre 2013 06:29

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