martedì, 20 novembre, 2018
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GIARDINO DEI CILIEGI (IL) - regia Nicola Borghesi

"Il giardino dei ciliegi", regia Nicola Borghesi. Foto Luca Del Pia "Il giardino dei ciliegi", regia Nicola Borghesi. Foto Luca Del Pia

Ideazione e drammaturgia Kepler-452 (Aiello, Baraldi, Borghesi)

Regia Nicola Borghesi

con Annalisa e Giuliano Bianchi, Paola Aiello, Nicola Borghesi, Lodovico Guenzi

Regista assistente Enrico Baraldi

Assistente alla regia Michela Buscema

Luci Vincent Longuemare

Suoni Alberto "Bebo" Guidetti

Scene e costumi Letizia Calori

Video Chiara Caliò

Foto Luca Del Pia

Produzione EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
In scena al Teatro Franco Parenti 23-28 ottobre 2018

www.Sipario.it, 29 ottobre 2018

Il giardino dei ciliegi - Trent'anni di felicità in comodato d'uso

Era il 1904 quando Il giardino dei ciliegi venne rappresentato per la prima volta in teatro, sotto la direzione artistica di Stanislavskij e gli occhi critici dell'autore che, a distanza di più di cento anni, ancora non ha bisogno di presentazioni. Čechov rimane immortale perché la tematica dell'abbandono (una fra tante) lo è, in tutte le sue sfaccettature. Ed ecco che tutto può diventare un giardino, chiunque può ritrovarsi nel nostalgico rimorso di Ljuba o riflettersi nella provocazione di Gaev. L'idea di Kepler-452 non sembra avere obiettivi strettamente teatrali ma sfrutta il palco per dar voce a vicende quasi mute, rendendo partecipe un pubblico che si sente emotivamente coinvolto. Ed è così che Čechov dà stimoli creativi ricordando come tutto ciò che emoziona o impressiona per la prima volta magari è già stato scritto, indelebile, in qualche capolavoro. "Disegna una schiera di personaggi avvizziti e rattratti dalla condizione feriale, dall'andamento vischioso di un'esistenza inautentica: figure dai gesti legati, dalla volontà paralitica, fluttuanti come alghe dentro uno stagno"1. Nonostante Ripellino delinei in questo modo i personaggi cechoviani, definendoli quasi dadaici, i coniugi Bianchi, che calcano per la prima volta il palcoscenico, non sembrano rispondere a tale descrizione. Giuliano e Annalisa esistono a prescindere dal filtro drammaturgico, così come la loro storia, ma prendono in prestito qualche battuta di Ljuba e Gaev per raccontarla. "Oh, la mia infanzia, la mia purezza"! Pronuncia Annalisa quando il 20 agosto 2015 riceve il mandato di sfratto dal casolare del Comune di Bologna in via Fantoni, dove nel 2017 sarebbe sorto FICO Eataly World. Solo due giorni dopo, nella parallela Russia di inizio Novecento, Ljuba avrebbe ricevuto il telegramma attestante la messa all'asta del giardino dei ciliegi, quindi strappato. Viene raccontata una vita di umiltà e devozione, in cui l'amore per l'esistenza si scontra con un conto corrente di 52 euro; un iter affannoso ma sereno, perché compiuto nella solidità di una compagnia di coppia. A questa si aggiungono gli animali trovatelli, salvati dalla strada, dal pappagallo Ara alla lumaca gigante; oltre al piccione Piccione con cui Giuliano, ex addetto al controllo veterinario, vanta di fare numerose chiacchierate. Ma il giardino dei ciliegi deve essere venduto. È una necessità, una spina che deve essere tolta. La trama viene rispettata: è Lopachin (Lodovico Guenzi) ad acquistare il terreno per poi lottizzarlo, dimostrando valore al suo albero genealogico tagliandone altrettanti. La figura di Guenzi cambia connotato in scena, risultando perfettamente integrata e fungendo da supporto al racconto. SOLD! Sul palco della Sala Tre fervono i preparativi per una grande festa alla quale tutto il pubblico è invitato. Ma trombette, prosecco e cappelli a punta lasceranno presto il posto ad un silenzio di circostanza. Una brutta circostanza, per la quale i Bianchi ora vivono in un miniappartamento al Residence Galaxy. "I posti sono di chi li ama, di chi li sa vivere o di chi li possiede"? Un interrogativo su cui cala il sipario.

Giovanni Moreddu

1 A. M. Ripellino, Letteratura come itinerario nel meraviglioso, Einaudi, Torino, 1968.

Ultima modifica il Domenica, 04 Novembre 2018 07:07

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