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INTIMITÀ - regia Lorenzo Maragoni

“Intimità”, ideazione e regia di Lorenzo Maragoni “Intimità”, ideazione e regia di Lorenzo Maragoni

uno spettacolo di Amor Vacui
scrittura condivisa con Lorenzo Maragoni, Andrea Bellacicco, Eleonora Panizzo, Andrea Tonin, Michele Ruol
ideazione e regia di Lorenzo Maragoni
con Andrea Bellacicco, Lorenzo Maragoni ed Eleonora Panizzo
luci di Elisa Bortolussi
organizzazione di Silvia Ferrari
produzione del Teatro Stabile del Veneto, La piccionaia, in collaborazione
con Armunia-Festival InEquilibrio,
al teatro Filodrammatici di Piacenza, festival L'altra scena, 8 ottobre 2018

www.Sipario.it, 9 ottobre 2018

Si esce da teatro divertiti, ma anche messi con le spalle al muro, costretti a fare i conti con se stessi. Intimità di Amor Vacui ha questo effetto e non è da tutti. Se poi a questo si aggiunge che a mettere in crisi lo spettatore con un bilancio esistenziale che ritorna e si fa pressante se si sono passati gli... anta sono un gruppo di ragazzi trentenni o poco più, c'è di che apprezzare l'acume di scrittura e analisi di un collettivo che con Intimità si è guadagnato la segnalazione della giuria del Premio Scenario 2018.
Sensazioni da spettatore emotivamente coinvolto a parte, Intimità è un lavoro ben costruito e recitato/detto con quella distanza ironica e un po' disarmante che caratterizza l'ultima e la penultima generazione di teatranti, dai Babilonia in giù. Nessuna necessità di affibbiare parentele estetiche ai ragazzi di Amor Vacui, ma semplicemente la constatazione di come ci sia in questa generazione l'urgenza di confrontarsi con la realtà, di non illudersi, di metterci la faccia, anche a rischio di mettere in crisi la finzione disvelante propria del teatro. Tre giovani adulti, in mutande, due ragazzi: Lorenzo Maragoni (sostituto nella replica piacentina di Andrea Tonin), Andrea Bellacicco ed Eleonora Panizzo si presentano al pubblico, ripetutamente chiamano in causa il 'pubblico', in un bell'ossimoro con l'intimità che vanno dicendo e raccontando. Il nodo della questione è semplice e complesso al tempo stesso: come preservare e coltivare l'intimità, come mai nella costruzione delle relazioni affettive e intime si incorre sempre negli stessi errori e li si ripete, quasi che l'esperienza non serva. Perché nella coppia mi sembra di annullare me stesso? Perché non facciamo più sesso? Perché ad un certo momento sento quel qualcosa che mi porta a interrompere una relazione? Perché mio papà non è mai venuto a vedermi ai saggi di karate? Domande poste a bruciapelo, domande che ti mettono a nudo e lo fanno col sorriso, ma lo fanno e non appena ti distrai arriva la stilettata. Nessun inganno, piuttosto la consapevolezza che siamo noi gli arbitri della nostra esistenza.
Tre ragazzi in mutande che si raccontano nel qui ed ora, tornano ai tempi dell'adolescenza quando sono iniziate le domande e la scoperta (sessuale ed emotiva) dell'altro/a, si proiettano in una vecchiaia in cui bilancio, rimpianti, insoddisfazione e soddisfazione sono tutt'uno. Tre momenti musicali, tre tipologie umane: il trentenne un po' sfigato ma che sente di non poter più procrastinare il confronto con la realtà, l'inquieta ragazza che passa da una relazione all'altra in cerca di pienezza, il bello di turno che fa teatro e idealizza quella relazione mai compiuta in una festa per i diciott'anni vissuta da 15enne. Intimità è un lavoro in sottrarre, è un dialogo impossibile fra i tre, ma realizzato col pubblico di cui i tre attori chiedono la complicità, solleticano con l'ironia e un po' di spiazzante comicità. Ed è proprio questa leggerezza che mette a nudo la nostra intimità di uomini e donne, riflessa in quei tre ragazzi poco più che trentenni che ci buttano in faccia l'impegno di vivere a pieno le emozioni, la difficoltà di farlo e la consapevolezza che sarebbe facile vivere se si potesse ricominciare, per dirla con Franco Battiato. Nessuna morale, semplicemente lo stare lì sul palco, in mutande, come si è fatti a dire le difficoltà di un vivere in relazione con l'altro e alla fine con se stessi. E non è poco per una serata passata a teatro. Applausi, più che meritati applausi ad un collettivo che non teme di interrogare le nostre debolezze, non per dare risposte ma per porsi intelligenti quesiti.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Martedì, 09 Ottobre 2018 08:30

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