mercoledì, 23 gennaio, 2019
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H2IO - regia Dario Natale

"H2IO", di e con Dario Natale. Foto Aldo Tomaino "H2IO", di e con Dario Natale. Foto Aldo Tomaino

regia Dario Natale
di e con Dario Natale
supporto drammaturgico e tecnico Luca Vittorino
consulenza alla regia/acting coach Ester Tatangelo
consulenza drammaturgica Michelangelo Mercuri
consulenza tecnica e consolle Alessandro Rizzo
luci Pasquale Truzzolillo
comunicazione Valeria e Domenico D'Agostino
produzione Scenari Visibili/Tip Teatro

Ricrii 16, Tip Teatro Lamezia Terme (CZ), 04 gennaio 2019

www.Sipario.it, 7 gennaio 2019

Una scenografia scarna ricorda la cameretta di un adolescente negli anni '70: eppure il protagonista sulla scena non è uno spensierato giovane rivoluzionario bensì Mario, uomo di mezza età ritornato nella casa di famiglia ormai disabitata.
Mario sogna e si risveglia sudato, affannato, impaurito, e inizia a raccontare; è il fallimento la parte dominante della sua storia "credevo di essere diventato ricco.." liste infinite di spese, conti e poi ecco il rientro nella casa dove è iniziata la sua vita e dove il fallimento imposto dalla società non era il suo; e lì dove, guardando al suo futuro ormai presente, si sentiva al sicuro. I ricordi, i rimpianti sono tutti immersi in un acqua destrutturata nei suoi componenti essenziali: H2o insieme a particolari di un'esistenza sgualcita, dove l'acqua è sorgente di vita e componente primordiale, principio di – supposta – rigenerazione. Metaforizzata per Mario nel viaggio che sognava di fare ai Tropici con la mamma, complici le statuette della Madonna con l'acqua santa, gli stivali da giardiniere, il pallone con il quale giocava da bambino e l'elmetto.
Non è ben a fuoco l'identità del personaggio, e questa inadeguatezza logica non giova alla scorrevolezza del testo: probabilmente è (in) ognuno di noi pur essendo fondamentalmente un racconto di autocoscienza, in una società che non dà tregua neanche al fallimento. Qui Dario Natale, da brillante attore vincitore di premi prestigiosi, lo porta in scena rievocando i simboli della (propria?) infanzia: ma le voci in falsetto che entrano in scena come una sorta di grillo parlante stridono e stonano, mentre il finale è fin troppo pieno di contenuti, nonostante poteva essere perfetto nel quadro (anche se troppo didascalico) in cui Mario osserva sognante e quasi spensierato gli oggetti ormai rimasti in casa. Immergendosi in quell'acqua ormai H2io (sé stesso).

Valentina Arichetta

Ultima modifica il Martedì, 08 Gennaio 2019 14:09

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