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INFINITO (L') - regia Arturo Cirillo

L'infinito L'infinito Regua Arturo Cirillo

Tiziano Scarpa
con Andrea Tonin, Arturo Cirillo, Margherita Mannino
Regia: Arturo Cirillo
Scene: Dario Gessati, Costumi: Gianluca Falaschi, Luci: Pasquale Mari, Suono: Francesco De Melis & "Intrinsic"
Assistente alla regia: Riccardo Maschi
Teatro Stabile del Veneto
Teatro Verdi, Padova dal 23 al 25 novembre 2012

www.Sipario.it, 2 dicembre 2012

Diretto ed interpretato da Arturo Cirillo l'Infinito di Tiziano Scarpa, è il primo dei tre allestimenti (con Wosdstar(s) di Vitalino Trevisan e Oscura immensità di Massimo Carlotto) con cui lo Stabile del Veneto cerca di avvicinare il suo pubblico alla drammaturgia contemporanea e agli autori del territorio. In particolare il testo di Scarpa (Premio Strega 2008 con Stabat Mater) si rivela un'esilarante, commedia a bollino verde che riportando in vita un inedito Giacomo Leopardi (interpretato dal brillante e poliedrico Arturo Cirillo che dimostra qui tutta la sua esperienza nella doppia accezione di regista-attore) riesce nel difficile compito di coinvolgere anche le platee più eterogenee.
All'Infinito, celebre lirica dell'autore di Recanati è affidato il compito di unire generazioni diverse risvegliando negli spettatori sepolte reminescenze scolastiche e avvicinando virtualmente la finzione del teatro alla quotidianità dei tanti giovani cui esso è indirizzato.

Tutto nella piecè ruota attorno all'amicizia che nasce quasi per magia tra due coetanei di epoche diverse: Andrea (Andrea Tonin eccezionale in un ruolo che riesce a cucirsi addosso come una seconda pelle) e niente meno che un Giacomo Leopardi ventunenne.
Connotati da registri linguistici diversi, uno slang tipicamente adolescenziale l'uno e un'oratoria aulica e ricercata l'altro, i due confrontandosi sulle peculiarità dei propri tempi riescono nell' impresa di risvegliare risate e applausi genuini.
Il meccanismo comico però si esaurisce con l'entrata in scena di Cristina (Margherita Mannino) la fidanzata di Andrea gelosa e civettuola che smorza l'atmosfera godibile cui l'ottima prova dei protagonisti ci aveva condotti. I toni si appiattiscono e la verve lascia il posto a una pseudo riflessione sulla deriva dell'uomo contemporaneo che per quanto didattica appare un po' forzata. Tale inversione di rotta non è dipende dall'interpretazione della giovane attrice, che dimostra di dover maturare ma di saper sostenere la parte con puntualità e passione; è l'essenza stessa del personaggio femminile che non trova una sua identità all'interno della vicenda. Come non la trovano gli inframezzi musicali che strizzano l'occhio al teatro di Brecht ma non aggiungono fascino alla rappresentazione ma al contrario spezzano il ritmo giocoso che con qualche singhiozzo la partitura scenica era riuscita a creare. Il bilancio finale è positivo anche se si ha l'impressione che la seconda parte della messa in scena viva della luce riflessa dalla prima.

Micol Lorenzato

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 07:16

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