lunedì, 20 novembre, 2017
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MEDEA - regia Luca Ronconi

Franco Branciaroli in "Medea" regia Luca Ronconi Franco Branciaroli in "Medea" regia Luca Ronconi

di Euripide
regia Luca Ronconi 

ripresa da Daniele Salvo
traduzione Umberto Albini
con Franco Branciaroli, Alfonso Veneroso, Antonio Zanoletti, Tommaso Cardarelli, 
Livio Remuzzi  
Elena Polic Greco, Elisabetta Scarano
, Serena Mattace Raso, Arianna di Stefano, Francesca Mària  

Odette Piscitelli, Alessandra Salamida, Raffaele Bisegna, Matteo Bisegna

scene Francesco Calcagnini
riprese da Antonella Conte

costumi Jaques Reynaud ripresi da Gianluca Sbicca
luci Sergio Rossi riprese da Cesare Agoni
Produzione  CTB Centro Teatrale Bresciano, Teatro de Gli Incamminati, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d'Europa

Roma, Teatro Quirino dal 24 ottobre al 5 novembre 2017

www.Sipario.it, 8 novembre 2017

Al Quirino di Roma si decide di ricordare Luca Ronconi. E lo si fa riproponendo Medea nell'impostazione del grande regista da poco scomparso.
Il dramma di Euripide, si legge nelle note di regia di Ronconi, è la trasposizione della diffidenza e del terrore per il diverso. Una minaccia, quindi, che incombe su tutti: su Giasone, compagno di Medea – da lui strappata alla sua terra e dalla quale ha avuto due figli; su Creonte, sovrano di Corinto; e sul pubblico. Ronconi decise di espungere dalla sua chiave di lettura tutte le interpretazioni che avrebbero visto nell'eroina di Euripide una donna dilaniata fra rancore e amore, istinto e ragione. Ha preferito evidenziare l'ambiguità del personaggio.
Ecco perché Medea viene interpretata da un uomo. Ella è l'ambiguo, il diverso, l'ignoto che si presenta a noi sotto aspetto femmineo. Le sue attraenti sembianze, allora, non sono che messinscene ordite per trarre in inganno. Medea intende arrecare aspre sofferenze a Giasone – uccidendone i figli con lui concepiti –; sua moglie, figlia di Creonte; e quest'ultimo. Per giungere allo scopo, muta espressione e atteggiamenti: lavora su di sé per non essere più aggressiva e divenire docile, accomodante: comprensiva, anche.
Da quando c'è Medea, a Corinto pare sia il caos a regnare. Perciò Ronconi immagina un palco ove al centro vi è di tutto, e messo in modo casuale: casse per imballaggio di materiali; file di poltrone in legno dismesse da un vetusto cinema; un letto in ferro su cui vi è un polveroso materasso arrotolato e consunto dal tempo. A far da controcanto a questo universo miserrimo, è il palazzo reale simboleggiato da una scala – anch'essa in legno – che si innalza verso il cielo e della quale non si vede la fine.
Il coro di donne che compatisce Medea e in parte approva il suo agire, è vestito con abiti poveri e di misera fattura. Creonte e i suoi uomini, e anche Giasone, ne indossano di eleganti e ben cuciti, scuri su di una camicia bianca. E Medea una veste meno discinta rispetto al coro di donne, ma di non bella forgia.
Come rendere l'atmosfera di artificio, di inganno, di oscure trame che si ordiscono senza alcuna pietà? Attraverso una recitazione simile ad un salmodiare continuo. Le battute sono come cantate, quasi dette in falsetto. Solo quando Medea svela la sua strategia, la voce le diviene grave, roca, cupa e sinistra.
Su schermi cinematografici, vengono proiettati filmati di ferri chirurgici che operano delle interiora; e scene di persone ritratte nella vita quotidiana, ed ignare della catastrofe che sta per abbattersi su di loro. Come a voler dire che il male cova in noi piuttosto che all'esterno e in chi ci è prossimo? Che noi stessi costituiamo la nostra più terrifica minaccia? Gli oscuri piani di Medea e quindi del diverso, siamo noi ad averli determinati e voluti?
Interrogativi che il testo di Euripide non scioglie. E che Ronconi ci propone, attraverso la ripresa della sua regia fatta da Daniele Salvo e con Medea impersonata da Franco Branciaroli.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Mercoledì, 08 Novembre 2017 10:39

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