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MISURA PER MISURA - regia Alessandro Veronese

"Misura per misura", regia Alessandro Veronese "Misura per misura", regia Alessandro Veronese

Liberamente tratto da William Shakespeare
drammaturgia e regia: Alessandro Veronese
con Eliana Bertazzoni, Luisa Bigiarini, Francesca Gaiazzi, Michela Giudici, Alice Pavan, Alessandro Prioletti, Federico Sala, Alessandro Veronese
scene: Francesca Minelli
fotografa di scena: Greta Pelizzari
produzione: Fenice dei Rifiuti
Milano, Teatro Libero dall'11 al 15 gennaio 2016

www.Sipario.it, 21 gennaio 2016

Il bordello del potere

Misura per misura (Measure for Measure il titolo originale) - scritta da William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, 1564 – 1616) intorno al 1603 e messa in scena per la prima volta nel 1604 davanti alla corte di Giacomo I - è una commedia singolare e difficile da inquadrare contenendo in sé elementi propri sia della commedia, sia del dramma ed essendo connotata da ambigua enigmaticità alternata alla ricerca di una verità per cui risulta un'opera vivace e interessante.

Alessandro Veronesi (Milano 1976) - formatosi come attore a Udine fonda nel 2004 un'Associazione (che dal 2014 prende il nome di Fenice dei Rifiuti) e dal 2006 si dedica anche all'insegnamento - ha liberamente adattato il testo shakespeariano mostrando in fieri il lavoro di allestimento della pièce (teatro nel teatro presente anche ai tempi del Bardo) sovvertendo gli attuali schemi del teatro. Nell'incipit presenta la Vienna (saggiamente il Bardo delocalizza il vizio fuori dalla Madrepatria) dissoluta, corrotta e lasciva dei quartieri più poveri e plebei con in primis i bordelli, macchine economiche del sesso dove giovani mercificano il proprio corpo vittime anche della scarsa igiene dominante all'epoca.

Un degrado e un lassismo dei costumi che attraversa tutte le classi sociali, nobili compresi, e che preoccupa il Duca tanto da spingerlo a utilizzare un intrigante espediente per svelare le menzogne e squarciare i veli di facciata. Un escamotage che gli permette fra l'altro di assistere in diretta alle più ambigue macchinazioni messe in atto da quell'Angelo di santità... cui ha affidato il mandato di governare in sua vece. Costui, infatti, si dimostra oltremodo manicheo nell'applicare le leggi attinenti alla morale tanto da condannare a morte un giovane che messa incinta la sua innamorata (che peraltro vorrebbe sposare) nubile (allora si poteva fornicare con le sposate?!) si appella alla casta e proba sorella, novizia prossima alla monacazione, perché lo aiuti; costei si accorge come gli estremi si tocchino per cui al sommo rigore apparente corrispondono altrettanta corruzione e crudeltà e una dose elefantiaca di presunzione.

Un'affascinante metafora della politica (con i suoi facili e continui voltagabbana) di ieri e di oggi: quella odierna è anche più raffinata nell'ordire trame e più abile nel travestirsi con abiti di innocente e incorruttibile rettitudine tali da rendere una divertente farsa il teatro della politica, boa constrictor che induce gli onesti a tralignare e affina le capacità di mistificare dei corrotti corruttori.

Simpatica la soluzione recitativa un po' destabilizzante per cui la pièce procede intervallata da prove e da "dietro le quinte", a volte un po' lunghi. Nell'insieme il gruppo risulta ben amalgamato con elementi di grande qualità come Alice Pavan che impersona con notevole bravura Lucio tanto amante del buon vino quanto delle smargiassate contro il Duca - spacconate 'profumate di vino' che non vanno a vuoto, anzi colpiscono persino troppo il bersaglio - salvo poi accorgersi di essere stato un po' imprudente. Rimarchevole Alessandro Prioletti ben calato nella parte del subdolo vicario e bravo Alessandro Veronesi sia a guidare senza stonature la tumultuosa 'orchestra, sia nella doppia parte del Duca e del frate.

E invece di una collezione di teste tagliate una bella lezione di mansuetudine... ma con punizioni che costituiscono un simpatico purgatorio in terra...

Wanda Castelnuovo

Ultima modifica il Giovedì, 21 Gennaio 2016 07:24

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