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NIENTE, PIU' NIENTE AL MONDO - regia Fabio Cherstich

Niente, più niente al mondo Niente, più niente al mondo Regia Fabio Cherstich

di Massimo Carlotto
con Annina Pedrini e Marina Occhionero
regia e spazio scenico Fabio Cherstich
luci Gigi Saccomandi, costumi Sarah Grittini
Produzione Teatro Franco Parenti
Teatro Franco Parenti, Milano dal 17 aprile al 5 maggio 2013

www.Sipario.it, 22 aprile 2013

Una donna di mezza età, seduta al tavolo della propria cucina, racconta l'infelicità di una vita e l'assassinio della figlia. Un monologo fatto di dolore, rabbia, disperazione, ottusità, povertà e follia. In quest'amara confessione ritroviamo l'indifferenza di un paese che culla in sé un devastante divario sociale, tra chi vive nel lusso e chi è al limite della sopravvivenza, costretto a lavorare in nero, a controllare la spesa al centesimo e a pagare a rate persino i mobili. Una categoria sociale che spesso risulta al contempo impantanata in un'ignoranza senza via d'uscita, ben nutrita dall'illusorio mondo mediatico. D'altra parte sotto accusa è l'individualità della protagonista, il suo percorso personale di donna, madre e moglie, vittima dei propri fallimenti che riversa completamente sulla figlia, facendone riscatto del passato e speranza per il futuro.
Fabio Cherstich porta in scena il testo di Massimo Carlotto e sceglie un'ambientazione non realistica, un tavolo freddo e lucido inclinato verso il pubblico, alle cui estremità sono disposte, l'una di fronte all'altra, la donna e il coltello con cui ucciderà la figlia. La luce che illumina questi pochi elementi, lasciando nell'oscurità tutto il resto, evidenza il momento di intima espressione dei demoni personali della protagonista, avulsa dalla realtà e al limite del delirio. Interessante, forse da sviluppare maggiormente, l'eco dei pensieri che un paio di volte si sente risuonare in sala, segno di un'ossessività malata che sfocerà in tragedia. L'interpretazione di Annina Pedrini calca la mano sui lati più bassi della donna, sulla sua limitatezza, marcando un'ignoranza culturale e umana che confina con la malattia mentale.
D'effetto il momento in cui la sala si riempie delle luci dello strobo a ritmo de Il cielo in una stanza, creando un'atmosfera al confine tra sogno e follia e restituendo al pubblico una sensazione di tenerezza nei confronti di speranze quasi adolescenziali. Interessanti anche le movenze della Pedrini intorno al coltello, in grado di creare momenti di ansia e tensione. Meno necessaria all'intensità della rappresentazione sembra la figura della figlia (e la musica rap) che aleggia intorno alla madre in diversi momenti. Il testo non è proposto nella sua interezza, tuttavia alcuni tagli (come il racconto sulla sessualità della coppia, con le problematiche legate al costo del viagra, il diario della figlia, ma anche l'assillo costante del prezzo delle cose), avrebbero forse potuto restituire maggior drammaticità e completezza al quadro personale, familiare e sociale da cui emerge la tragedia.

Serena Lietti

Ultima modifica il Sabato, 05 Ottobre 2013 23:45

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