martedì, 20 novembre, 2018
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OEDIPUS - regia Bob Wilson

“Oedipus", regia Bob Wilson. Foto Lucie Jansch “Oedipus", regia Bob Wilson. Foto Lucie Jansch

tratto da Oedipus Tyrannos di Sofocle
Ideazione, spazio scenico, disegno luci e regia di Bob Wilson
Interpreti: Mariano Rigillo, Angela Winkler,
Dickie Landry (sax), Michalis Theophanous,
Alexis Fousekis, Meg Harper, Kayije Kagame, Casilda Madrazo
con la partecipazione di Alessandro Anglani,
Marcello di Giacomo, Laila Gozzi,
e con Emanuele D'Errico, Francesca Fedeli,
Annabella Marotta, Gaetano Migliaccio, Dario Rea, Francesco Roccasecca, Beatrice Vento (della Scuola del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale)
Co-regia: Ann Christin Rommen
Musiche originali: Dickie Landry e Kinan Azmeh
Costumista: Carlos Soto
collaboratore scenografo è Annick Lavallée – Benny
collaboratore al disegno luci è Solomon Weisbard
la drammaturgia è di Konrad Kuhn
Traduzione originale in versi di Ettore Romagnoli (1926) e Orsatto Giustiniano (1585)
Un progetto di Change Performing Arts commissionato e coprodotto da Conversazioni | Teatro Olimpico Vicenza, Teatro Stabile di Napoli–Teatro Nazionale
Teatro grande-Parco Archeologico di Pompei dal 5 al 7 luglio 2018

www.Sipario.it, 7 luglio 2018

Per questo Oedipus di Sofocle al Teatro Grande del Parco Archeologico di Pompei, Bob Wilson riprende l'edizione che inaugurò nel 1585 il celebre Teatro Olimpico di Vicenza architettato da Andrea Palladio, per il quale Vincenzo Scamozzi, dopo la morte del maestro, realizzò le scenografie che tuttora si possono ammirare e che rappresentano le sette vie di Tebe dove la tragedia è ambientata. E' un progetto che Wilson deve amare molto visto che vi ha dedicato quattro laboratori negli ultimi due anni: al Teatro Olimpico di Vicenza, al Watermill Center di Long Island, alla Centrale Fies di Dro e al Teatro Mercadante di Napoli. Struttura quest'ultima artefice per il secondo anno della rassegna estiva del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale, Pompeii Theatrum Mundi 2018. C'è sempre curiosità attorno a ciò che fa Bob Wilson e quelli che lo amano cercano di non perdere i suoi appuntamenti, perché ogni suo spettacolo è un evento, un fatto unico, dove lo spazio e la luce si fondono per una nuova avventura teatrale in cui tutte le forme d'arte si intersecano in un unicum inconfondibile e indimenticabile. Non so se quei muri in mattoni rossi della scena, con quella breccia in mezzo che ricorda in piccolo la scena del Teatro greco di Taormina, siano stati sempre in quella posizione o non sia intervenuta l'opera dell'uomo, fatto è che adesso s'illuminano d'un azzurro-notturno, mentre da quell'aperura centrale s'affaccia un sole mielato i cui cerchi concentrici diradano via via verso il centro da diventare una bianca palla abbagliante, dietro la quale s'intravede la silhouette, credo di Edipo (Michalis Theophanous), che tiene in una mano una radice disseccata e nell'altra un bastone. Atmosfere notturne pure sul palco - del resto lo stesso Wilson ha detto che per lui il tema centrale della storia di Edipo è l'oscurità - occupato da un suonatore di sax (Dickie Landry), da un danzatore (Alexios Fousekis), forse il giovane Edipo che cerca di sciogliere quel nodo di corda bianca, allegoria astratta dell'enigma della Sfinge; ombre di uomini e donne che attraversano la scena in modo iterativo; un ragazzo chiuso in una sorta di tino col viso illuminato di azzurro o di bianco; un'altissima donna nera (Kayije Kagame) con abito sino ai piedi, occhi orlati di bianco quasi che indossi una mascherina, illuminata spesso di verde-smeraldo, poi nel finale la si rivede tra i gradoni della cavea in mezzo al pubblico; un vecchio con barba lunghissima, bastone in mano, cappello e spolverino neri e Mariano Rigillo sotto il palco, immagine rinascimentale d'un Leonardo da Vinci con barba e lunghi capelli con i laser che gli illuminano la faccia di bianco, a volte soltanto le mani, truccato pesantemente, irriconoscibile nel ruolo del "Testimone 1", colui che sotto forma di fiaba noir comincia narrare quasi in forma oratoriale la storia di Edipo, regina di tutte le tragedie e che ha fatto la fortuna di tanti psichiatri freudiani risolvendo, loro si, i vari complessi di Laio, Edipo e Giocasta. Il plot, come è noto, sembra un giallo psicologico, incentrato su Edipo che non sa o non ricorda d'aver ucciso suo padre Laio e d'aver sposato Giocasta moglie di quest'ultimo nonché sua madre, da cui poi ha avuto quattro figli. La luce della verità arriverà prima dall'oracolo poi dall'orbo Tiresia, la peste a Tebe finisce e Edipo si acceca. Quando ci vedeva era cieco, ora che è cieco vede chiaramente. Lo spettacolo è raccontato in varie lingue (italiano, inglese, greco e tedesco) sulla base della traduzione in versi di Orsatto Giustiniani (1585) e di Ettore Romagnoli (1926). Non ci sono dialoghi, solo immagini, voci e musiche dissonanti, astratte, quelle di Dickie Landry e Kinan Azmeh. E' strutturato in modo classico, con un prologo e cinque parti che si caratterizzano per i materiali usati in scena, come assi di legno, rami secchi, lastre di lamiere, rami verdi, sedie bianche pieghevoli (quelle che a migliaia colleziona in privato Wilson), fogli di carta catramata. In evidenza il "Testimone 2 " di Angela Winkler, la Giocasta di Casilda Madrazo, il Tiresia di Meg Harper e i dodici danzatori con mazzi di foglie in mano alla festa di matrimonio di Edipo. Spettacolo, a mio avviso, preparato frettolosamente, andava ancora rodato, certamente tra i meno suggestivi di Bob Wilson.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Domenica, 08 Luglio 2018 15:12

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