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ONE MAN - regia Steven Berkoff

One man One man Regia Steven Berkoff

di e con Steven Berkoff
Roma, Teatro Argentina, 24 e 25 gennaio 2009

Corriere della Sera, 15 febbraio 2009
Berkoff o l' estetica del male

Steven Berkoff apparve in Italia nel 1988, a Spoleto. Nella sua Metamorfosi Roman Polanski era Gregor Samsa trasformato in scarafaggio. Più tardi tornò con una indimenticabile Salome di Oscar Wilde. Ma nello spettacolo tratto dal racconto di Kafka, almeno nel ricordo, non tutto appariva convincente. Berkoff aveva costruito una sua allegoria a ridosso dell' allegoria precedente: con essa voleva mostrare gli aspetti infantili del mondo piccolo-borghese di Samsa. Una lettura indubbiamente riduttiva. Questo tratto critico in Berkoff si è rivelato costante nel corso del tempo. In testi come Decadenze o come Alla greca - dove Edipo diventa Eddy, un ragazzotto che alla notizia che la sua amante è la madre non si scompone neanche un po' , continua anzi a vivere con lei - in questi testi il bersaglio che egli intende colpire si rivela attraverso il linguaggio della middle-class, ormai devastato, imbarbarito, infarcito di idiotismi, turpiloquio, insulti, scorciatoie sempre grossolane o, appunto, infantili. A distanza di anni e ovunque acclamato interprete del monologo Shakespeare' s Villains, ritroviamo Berkoff in un monologo in due tempi, One man. Nel secondo c' è un suo testo, Dog, non dissimile da quelli degli anni Novanta, un uomo e il suo pitbull, le efferatezze del cane, il lassismo dell' uomo (innanzitutto nel suo pseudo-comico gergo). Nel primo tempo, il testo è un racconto tra i più celebri della letteratura mondiale, Il cuore rivelatore di E.A. Poe. Mi soffermo su questo per due motivi. Perché Poe nacque nel 1809 e perché l' interpretazione che ne dà Berkoff rovescia le sue stesse inclinazioni: colpendo l' infantilismo di Poe egli colpisce la propria subdola attrazione verso di esso. «La curiosa sindrome di pederastia, necrofilia e incesto di Poe - per Leslie Fiedler, il suo più feroce critico - è troppo personale e patologica per gettare gran luce sul valore che quest' ultimo tema ha in letteratura. In Poe il macabro non diventa mai tragico, ecco perché egli è considerato un classico per bambini». Viceversa Marie Bonaparte, l' allieva di Freud, considera Poe in modo molto serio, benché da un punto di vista non proprio letterario: ogni suo testo getta una luce sulla pulsione di morte che lo condusse all' alcolismo e alla follia. In Il cuore rivelatore (Julio Cortazar osserva il «valore orale» del racconto) un uomo è ossessionato dal battito cardiaco di un vecchio. Deve metterlo a tacere. Così lo uccide, poi lo fa a pezzi (come il pitbull in Dog squarta le sue vittime) e lo seppellisce. Ma di fronte ai poliziotti che indagano sulla scomparsa del vecchio, l' assassino sente battere quel cuore in modo crescente. È quello del morto o è il suo stesso cuore? Questo processo di identificazione, che per la Bonaparte deriva dal conflittuale rapporto di Poe con il padre adottivo, è altamente emotivo. Più che infantilismo, qui c' è un pieno controllo dei mezzi espressivi, un' arte indubitabile. Come Berkoff racconta o, meglio, realizza tutto ciò? Sembra di vedere il Malcolm McDowell di Arancia meccanica, per citare un film in cui Berkoff recitava. Per nulla pentito del suo passato, egli anzi persiste. I suoi passi sono lenti. I movimenti delle mani e delle braccia eloquenti. Non c' è frase che non appaia scandita dalla sua luce, o dalla sua ombra. Della lucidità e della follia di questo assassino non si può dubitare. Nel suo interprete non vi è alcun compiacimento. Vi è, invece, un sottile sarcasmo. Un capolavoro dell' «estetica del male». Il miglior omaggio che si poteva rendere a Poe. One Man di Poe/Berkoff Teatro Argentina di Roma - dal 12 a Londra

Franco Cordelli

Ultima modifica il Sabato, 21 Settembre 2013 05:39

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