mercoledì, 20 giugno, 2018
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POPEYE - regia Gianfranco Berardi

Popeye Popeye Regia Gianfranco Berardi

scrittura scenica Gianfranco Berardi e Gaetano Colella
regia Gianfranco Berardi
con Gaetano Colella, Luigi Di Gangi e Gianfranco Berardi
voce registrata, scene, filmati e costumi Carluccio Rossi
Milano, Out Off dal 27 novembre al 2 dicembre 2007

Il Giorno, 28 novembre 2007

UNA NAVE, posta sotto sequestro, molla gli ormeggi in una notte senza tempo, verso nessuna destinazione. Alla deriva, forse. Ma chi c'è a bordo? E perché? Detta così sembra un giallo. Ma basti dire che la nave è di proprietà della società «Popeye srl» e che a bordo ci sono (ma non solo) Braccio di Ferro e Bruto, ed ecco che diventa fumetto. E come in un cartoon entrano in scena proprio loro: Braccio di Ferro, il capitano (Luigi Di Gangi) e Bruto, il macchinista (Gaetano Colella) e tutto vola sopra le righe, diviene fumettistica attorialità fisica, gag, farsa. Ma dura poco. Entra in scena il clandestino (Gianfranco Berardi) e poco alla volta tutto, ancora, muta. Perché anche in mare, e forse soprattutto in mare, le cose non sono quasi mai quello che sembrano, anche perché la nave bloccata alla fonda da tre mesi ha un carico che nessuno (o quasi) vorrebbe trasportare. Ma poco alla volta ogni «mistero» viene svelato e c'è sempre meno da ridere. Un lavoro interessante, scitto da Colella e Berardi (che firma anche la regia) e che conferma i tre giovani tarantini del Crest come una realtà emergente nel panorama teatrale contemporaneo. E ben ha fatto il coraggioso Out Off a mettere in cartellone questo spettacolo, che segue «Il deficiente» andato in scena la scorsa settimana che era centrato, invece, sul tema dell'handicap fisico. Anche lì era protagonista Gianfranco Berardi che, e lo si vuole sottolineare con simpatia e ammirazione, è un non vedente che sa stare sulla scena, come nella parte del clandestino in questo Popeye srl, senza che nemmeno lo si noti tanto è bravo e intenso. Ma altrettanto bravi sono Gaetano Colella, che con il suo Bruto sa passare con disinvoltura e simpatia dalla macchietta a toni più seri e quasi drammatici, e Luigi Di Gangi con il suo irrascibile Braccio di Ferro che si fa via via sempre più insicuro, disilluso e chiuso in se stesso. Una pièce piacevolissima. Che diverte, incuriosisce e sorprende, come nel temporale del finale che allaga il palcoscenico. Una pièce che lascia un fondo di amaro e qualche pensiero in testa. Il che non guasta mai.
All'Out Off,

Luca Vido

Ultima modifica il Martedì, 24 Settembre 2013 05:45

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